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Gli assistenti sociali alle prese con la crisi

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assistentisocialiTasso di disoccupazione in crescita, sempre più famiglie alle prese con difficoltà economiche, la crisi che non accenna ad allentare la propria presa. È un Veneto provato quello nel quale ogni giorno si trovano ad operare i 2.700 professionisti iscritti all’Ordine Regionale degli Assistenti Sociali, che martedì 18 marzo celebrano con centinaia di migliaia di colleghi in tutto il mondo il World Social Work Day, giornata internazionale dedicata al servizio sociale.

Due diversi appuntamenti, promossi dall’Ordine e realizzati con la collaborazione delle Università di Padova, Verona e Ca’ Foscari di Venezia, al Comune di Verona e all’ Associazione Italiana Docenti di Servizio Sociale serviranno a fare il punto sul ruolo dell’assistente sociale oggi, ma anche a raccontare esperienze positive e nuove strade per affrontare le tante richieste di aiuto che arrivano agli assistenti sociali.

DISOCCUPAZIONE IN CRESCITA E BILANCI FAMILIARI IN CRISI

Tasso di disoccupazione in crescita costante e famiglie che vivono con difficoltà crescente la gestione del bilancio domestico: sono i due elementi che maggiormente saltano all’occhio guardando i dati statistici veneti. Dati che si traducono in volti, persone e storie che quotidianamente si rivolgono agli assistenti sociali – nei Comuni, nelle aziende sanitarie, nelle realtà del non profit – per ottenere assistenza.

Sul fronte del lavoro, negli ultimi dieci anni il tasso di disoccupazione regionale è passato dal 4,24% del 2004 al 7,59% di fine 2013, con una crescita costante, fatto salvo il lieve calo registrato nel 2007, quando si era assestato sul 3,34%.

La mancanza di lavoro è sempre più diffusa ormai non solo tra le fasce di popolazione con minori risorse e bassi livelli di istruzione, ma anche tra i giovani, le donne e le persone che per età sono difficilmente ricollocabili. E persino lavoratori autonomi che hanno dovuto cessare le proprie attività per gli effetti della crisi – sottolinea il presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto Vittorio Zanon –. Sono anche queste le persone che si rivolgono ai Servizi Sociali di base, che spesso non hanno risorse sufficienti per poter far fronte alla quantità e complessità di situazioni problematiche. E questo diventa frustrante anche per gli stessi assistenti sociali. Inoltre trovarsi a dover dare risposte negative a persone già esasperate, in alcuni casi può arrivare ad esporre gli assistenti sociali a situazioni di rischio per la propria incolumità personale.

La crisi economica e le sue conseguenze sul mercato del lavoro si sono ripercosse sui bilanci e sulla serenità delle famiglie venete: secondo un’indagine Istat, nel 2013 il 44,3% delle famiglie venete ha ritenuto “peggiorata” la propria condizione economica rispetto all’anno precedente, mentre un altro 17,7% l’ha ritenuta “molto peggiorata”. Solo il 3,1% delle famiglie l’ha definita “migliorata”. Anche il giudizio delle famiglie venete rispetto alle proprie risorse economiche è andato via via peggiorando con gli anni: se nel 2010 il 58,1% le definiva “ottime o adeguate” e il 40,7 % “scarse o insufficienti”, nel 2013 il primo dato era sceso al 52,1% e il secondo era salito al 47,3%.

Gli assistenti sociali – spiega il presidente Zanon – incontrano quotidianamente famiglie che non riescono più a far fronte in autonomia ai bisogni primari e alla propria sussistenza: penso in particolare alle famiglie monogenitoriali, a chi perde il lavoro ed è a rischio di sviluppare patologie di tipo depressivo, agli anziani soli, a chi non è più in grado di pagare affitti, bollette o mutui, alle persone extracomunitarie che con la perdita del lavoro sono a rischio di irregolarità. Sono concreti i rischi di “cadere” in comportamenti che non possono che peggiorare le singole situazioni: dal lavoro nero alle economie illegali, dalle illusioni del gioco d’azzardo, all’isolamento sociale. Nella giornata di martedì concentreremo le nostre riflessioni proprio sulla crisi economica e sociale e su quali soluzioni il Servizio Sociale può proporre. La sfida che si pone alla nostra professione è quella di poter riuscire a portare all’interno dei servizi in cui si lavora pensieri e strategie innovativi per fronteggiare anche questo difficile periodo di crisi. Si tratta di recuperare e rafforzare
la dimensione relazionale delle persone, partendo dalla costruzione, attraverso i colloqui con l’assistente sociale, di un rapporto di fiducia che consenta di sondare e costruire, o ricostruire, nuove relazioni nei confronti delle reti di prossimità delle persone. E, in coerenza con i principi della
nostra professione, possono guidarci nelle riflessioni gli obiettivi individuati a livello internazionale: promuovere l’uguaglianza e l’equità, permettere a tutti di vivere in modo sostenibile, costruire la partecipazione, rispettare la diversità e creare relazioni tra le persone,
favorire lo sviluppo delle comunità.

IL PROGRAMMA DEGLI EVENTI, TRA PADOVA E VERONA

È da questi dati, è da queste esperienze concrete che muoverà la riflessione del World Social Work Day, che in Veneto sarà celebrato con due eventi in contemporanea – dalle 8.30 alle 13 – a Padova nell’Aula magna del complesso di via Cesarotti 10/12 (Dipartimento Fisppa – Università di Padova) e a Verona nel Palazzo della Gran Guardia in piazza Bra. «Nel corso della mattinata – spiega Zanon – avranno spazio e porteranno la propria testimonianza gli assistenti sociali che ogni giorno operano sul territorio, il mondo dell’università e della ricerca, in prima fila per formare professionisti del servizio sociale sempre aggiornati, e gli studenti dei Corsi di laurea in Servizio Sociale delle università di Padova, Venezia e Verona, che potranno condividere aspettative, dubbi e speranze sul futuro della professione».

Nel corso dell’evento si sarà collegati virtualmente agli altri assistenti sociali che in altre sedi in Italia e nel mondo celebreranno la Giornata Internazionale del Servizio Sociale, attraverso la proiezione messaggi che verranno lanciati in rete attraverso Twitter utilizzando l’hashtag #wswd2014 ed #assistentisociali.

LA STORIA. PIÙ RETE, MENO AFFITTUARI MOROSI

Da Mogliano Veneto a Silea, assistenti sociali e amministrazioni comunali costruiscono un percorso per ridurre sfratti e tensioni tra proprietari e inquilini rimasti indietro con l’affitto. Non si tratta di casi isolati. Tensioni e litigi tra inquilini e proprietari per il mancato pagamento di affitto e spese sono divenuti più frequenti, con l’inevitabile corollario di canoni mai incassati e sfratti esecutivi. Tuttavia nei comuni di Casale sul Sile, Mogliano Veneto, Monastier, Preganziol, Roncade, Silea, San Biagio e Zero Branco assistenti sociali e amministrazioni comunali hanno messo in campo un percorso che se non risolve del tutto il problema, ne riduce gli effetti. Tanto per il locatore, quanto per il padrone di casa. I protagonisti della vicenda sono innanzitutto loro, le cosiddette “parti in causa”. In un’area costituita da Comuni che hanno goduto di un benessere medio alto e che sono stati pertanto terra di immigrazione, negli ultimi anni la crisi ha fatto sentire il suo peso sul rispetto delle scadenze per la casa, provocando maggiore conflittualità tra inquilini e proprietari:

Il pagamento del canone di locazione – spiega Nicola Martinelli, assistente sociale di Mogliano Veneto e componente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti sociali del Veneto – non sempre viene vissuto come una priorità. Questo perché le famiglie in difficili condizioni economiche a volte si trovano a dover scegliere fra il pagamento dell’affitto e la copertura di utenze e altre spese necessarie, e optano per queste ultime. Ma pesa anche la difficoltà di alcuni nuclei familiari nel gestire le spese a fronte di
basse entrate.

Il problema riguarda gli affitti, come pure le spese condominiali, che restano insolute da parte dei proprietari di alloggi. È a questo punto che sono entranti in gioco gli assistenti sociali: “Sono stati sperimentati degli incontri di mediazione fra proprietari e inquilini – prosegue Martinelli – , raggiungendo la riduzione dei canoni e lo stop alle procedure di sfratto in cambio di una copertura parziale della morosità”. È nato anche il “Team emergenze”, un nucleo di intervento che attraverso uno studio delle situazioni
di disagio abitativo, ha il compito di individuare percorsi e progetti finalizzati a supportare i cittadini, elaborando strategie di intervento specifiche per ogni singolo caso. E si è individuata una soluzione innovativa per garantire di più inquilini e proprietari: “All’atto dell’ingresso in casa, invece della caparra, è stata sperimentata la stipulazione di una polizza fideiussoria che di fatto, oltre a diminuire significativamente l’importo della caparra (non più necessaria), tutela maggiormente il proprietario”. L’eredità più importante dell’esperienza fatta, sottolinea Martinelli, riguarda il metodo di lavoro: “Iltavolo organizzato con dirigenti dei Comuni e politici ha consentito di approfondire il tema dell’abitare e ha sensibilizzato sulla necessità di fare rete, condividere buone prassi, saperi, risorse. Inoltre la raccolta dei bisogni ha permesso anche una ricognizione delle risorse territoriali, avviando percorsi di riflessione rispetto a modalità innovative per il loro utilizzo”. Il lavoro infatti proseguirà: l’intenzione è di avviare nei territori tavoli di lavoro con i diversi attori coinvolti sul tema dell’abitare. “Questo – conclude Martinelli – per condividere la lettura del problema arricchendola con il contributo di prospettive differenti, costruire una rete di lavoro e individuare modalità di
intervento condivise. Un confronto che potrebbe avere effetti innovativi anche a livello politico e normativo”.

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