Detto da noi... 18 luglio 2012

C’è nell’aria un furore ideologico contro le Forze armate che non mi spiego. La sicurezza è un bene condiviso la cui responsabilità è di tutti. Un Paese come l’Italia non può sottrarsi a questo dovere. Le Forze armate possono essere più piccole ma non meno efficienti. Altrimenti si fa prima a chiuderle. A rischio ci sono 10mila posti di lavoro“.

L’intervista al ministro della difesa generale Di Paola pubblicata stamane dal Corriere, oltre a ricordarmi che i tecnici al governo non sono necessariamente un bene – se durante una crisi economica ci affidiamo agli economisti durante una guerra cosa facciamo, ci mettiamo un bell’esecutivo di colonnelli? - ha una forma di ragionamento che mi fa drizzare le antenne: rifiuta di affrontare le critiche bollandole come ideologiche; la sicurezza è un dovere nazionale quindi si fa come dico io; e infine la minaccia somma in questo periodo: i posti di lavoro.

Premessa: sull’acquisto dei caccia bombardieri F35 mi sforzo di abbandonare qualsiasi discussione di tipo ideologico, del tipo “armi brutte vs armi necessarie”, ed entrare nel merito della questione. Perché se dobbiamo tagliare tutto è il caso di discutere anche di Difesa. Non sono argomenti poi così tecnici. E vanno discussi democraticamente. Cosa alla quale non so se il generale Di Paola, che nel corso della sua carriera nello Stato Maggiore della Difesa ha partecipato ai processi decisionali sull’acquisto della nuova flotta di cacciabombardieri, è pronto.

Non mi interessa il fatto se l’F35 debba avere quella funzione o meno, quello possono deciderlo pure i “tecnici”. Le domande, e mi rifaccio a un altro tecnico, il generale Fabio Mini, autore del libro “Perché siamo così ipocriti sulla guerra?”, sono altre e diverse e riguardano il modello di Forze Armate.

“Sugli F35 non contesto la scelta tecnica – dice Mini in un’intervista all’Unità – Si tratta certo di un aereo migliore di quelli che abbiamo, e ci mancherebbe altro visto quanto ci costano…È però, l’F35, un aereo che è già meno sofisticato di quelli che stanno uscendo adesso e per i fanatici della tecnologia, sarà vecchio quando entrerà in servizio da noi. Quello che è ormai insostenibile, è la base concettuale sulla quale è stato fatto il programma: era velleitaria la pretesa italiana di volersi dotare di aerei che nemmeno gli Usa avevano in quel momento; era velleitario il programma numerico che nessuno in Europa si poteva permettere. Ed era velleitario, alla fine, perché non si capiva, e non si continua a capire, contro chi quel programma doveva essere impiegato“.

Il punto principale è proprio quest’ultimo: contro chi, generale Di Paola? Se dobbiamo ragionare in termini Nato e di alleanzem negli ultimi vent’anni quando mai abbiamo usato cacciabombardieri? E pensando alle possibili minacce per il Paese siamo sicuri di avere bisogno di questo strumento?

Andc





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