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Hiroshima, un messaggio di pace

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Nel parco della pace di Hiroshima sentiamo l’eco di una campana. Guidati dal suono armonioso di quei rintocchi ad intervalli irregolari, ci avviciniamo. Di fronte alla piccola cupola che sorregge la campana una incisione recita ”Bell of Peace. We dedicate this bell as a symbol of Hiroshima Aspiration: let all nuclear arms and wars be gone, and the nations live in true peace! May it ring to all corners of the earth to meet the ear of every man, for in it throb and palpitate the hearths of its peace-loving donors. So may you, too, friends, step forward, and toll this bell for peace! – Dedicated September 20th, 1964 by Hiroshima Higan-No-Kai”. Mi avvicino e anch’io muovo la corda per farla suonare. Di fronte a noi, al di là del fiume, la cupola della bomba atomica.

Campana della Pace

La visita del museo e del parco della pace di Hiroshima è un’esperienza non semplicemente toccante e commovente, che permette rivivere la tragedia con un realismo ed una concretezza sconvolgente. Non si può non essere colti da un senso di smarrimento, di angoscia, di rabbia, di fronte ai documenti e alle testimonianze che dimostrano come degli esseri umani abbiano razionalmente concepito, pianificato nei minimi dettagli ed utilizzato uno strumento in grado di creare una tale devastazione, una tale sofferenza, a danno di altri esseri umani. Tutto ciò si traduce, a Hiroshima, in un forte messaggio di pace, rivolto al mondo intero, contro lo sviluppo e l’utilizzo delle armi nucleari.

Hiroshima prima (a sinistra) e dopo (a destra) l’esplosione atomica

L’area della cupola della bomba atomica com’era subito dopo l’esplosione

Nella prima grande sala del museo due enormi plastici mostrano la città prima e subito dopo l’esplosione della bomba atomica. Basta volgere lo sguardo dall’uno all’altro per comprendere come un’intera città, gli edifici, le strade, ma soprattutto le persone, siano improvvisamente state spazzate via, polverizzate, quel 6 agosto del 1945. Fra i vari reperti, il celebre orologio bloccato alle 8.15 da 66 anni ricorda come il tempo sia fermato in quell’istante per più di 100.000 persone. Molti altri oggetti di ogni tipo appartenuti a presone che hanno vissuto quei terribili momenti sono esposti nel museo. Divise scolastiche di bambini o ragazzi ridotte in brandelli, piatti e tazze fuse insieme dal calore generato dall’esplosione, il piccolo triciclo di un bambino. Accanto agli oggetti, molte foto dei danni causati dalla bomba sulle persone e spiegazioni dettagliate dei danni provocati all’organismo dalle radiazioni.

Diversi filmati, fotografie e reperti mostrano le ombre proiettate dall’esplosione atomica su diversi oggetti. Uno dei reperti più significativi è rappresentato da dei gradini in marmo, che costituivano l’ingresso di una banca. Sui gradini è visibile un’ombra, una macchia scura. Si tratta dell’ombra di una persona che ha in parte schermato il calore della radiazione generato dall’esplosione. Una persona che come migliaia di altre è sparita in un istante.

Una sezione del museo descrive la successione di eventi che hanno portato al primo attacco nucleare della storia. Ad esempio si spiega quali furono gli elementi che determinarono la scelta di Hiroshima come obiettivo, tra cui il fatto che non erano presenti in essa prigionieri di guerra (come se la vita di alcune persone, solo a causa di una diversa nazionalità, avesse un valore superiore a quello di migliaia di altre). Molti documenti riguardano il “Progetto Manhattan”, ovvero il programma di ricerca condotto dagli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, che portò alla realizzazione di “Little boy”, la bomba sganciata su Hiroshima. Tra questi anche una foto di Alberth Einstein, che aveva abbandonato la germania subito dopo la presa del potere da parte del partito nazista, e la lettera (da lui firmata anche se ampiamente scritta da Leó Szilárd) indirizzata al presidente Roosevelt in cui avvisava che la Germania nazista avrebbe potuto condurre ricerche sulla possibilità di usare la fissione nucleare per creare bombe atomiche, e suggeriva che gli Stati Uniti avrebbero dovuto iniziare anche loro stessi a condurre ricerche in tal senso.

Ma non è tutto, un’intera area è dedicata alla denuncia della realizzazione della detenzione e dell’utilizzo, purtroppo ancora attuale, delle armi nucleari da parte di diversi paesi del mondo. Un grande mappamondo mostra i paesi che dichiarano di possedere armi atomiche e il quantitativo di testate possedute. Un numero sconcertante. In una parete sono appese le lettere di protesta che i sindaci di Hiroshima hanno inviato a diversi capi di stato ogni qualvolta è stato effettuato un test nucleare. La parete, enorme, ne è completamente ricoperta.

Dal museo si ha accesso al parco della pace (Heiwa-koen). Al centro del parco il cenotafio che contiene i nomi di tutte le vittime accertate della bomba atomica fa da cornice alla fiamma della pace, che verrà spenta solamente quando tutte le armi nucleari del pianeta saranno eliminate.

Lì vicino, si trova il monumento commemorativo della pace dei bambini, dedicato a Sadako, una bambina morta di leucemia. La storia di Sadako è una delle più commoventi ed è diventata un simbolo del messaggio di pace di Hiroshima. Quando, al’età di dieci anni, Sadako scoprì di essere malata decise di fare mille gru di carta. La gru è infatti per il Giappone un simbolo di longevità e felicità. Sadako era convinta che se fosse riuscita a raggiungere il suo obiettivo sarebbe guarita ma morì prima di concludere l’impresa che fu invece portata a termine dai suoi compagni di classe. Ancora oggi, intorno al monumento, vengono portate da tutto il mondo un numero enorme di colorate gru di carta.

Nel parco si trova anche una sala commemorativa, in cui è custodito il registro contenente tutti i nomi, le fotografie e le storie delle vittime della bomba. Si tratta di una enorme sala circolare completamente vuota, al centro una piccola fontana, e disposte a raggiera, alcune panche. L’illuminazione soffusa rende visibili i bassorilievi sulle pareti che rappresentano la vista a 360 gradi della città devastata subito dopo l’esplosione. Al piano superiore, alcuni video narrano i racconti dei bambini sopravvissuti alla tragedia e mostrano i disegni in cui hanno rappresentato le scene dei momenti immediatamente successivi allo scoppio della bomba, talvolta anche più realistici delle foto.

Di fronte al parco, al di là del fiume, la cupola della bomba atomica (Gembaku Domu), tuttora visibile così com’era subito dopo l’esplosione, è uno dei pochissimi edifici che rimasero in piedi nella città completamente e inesorabilmente rasa al suolo. La cupola, di cui oggi rimane solo lo scheletro, era il cuore di un edificio originariamente molto più grande, che aveva la funzione di centro espositivo industriale e si trovava a soli 150 metri dall’ipocentro dell’esplosione, che avvenne a 580 metri dal suolo. Tutte le persone che si trovavano al suo interno morirono ma lo scheletro della parte centrale dell’edificio rimane ancora oggi a testimoniare l’orrore di quella tragedia, ed è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Susi Zatti

hiroshima – cupola della bomba atomica

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