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I giovani siriani: "La nostra rivoluzione"

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Le primavere arabe – e la rivoluzione siriana non fa eccezione a questa regola – sono innanzitutto il risultato della rivolta degli strati più giovani della popolazione, che hanno poi trascinato le generazioni più vecchie. I giovani sono numerosi*, e in un certo qual modo più temerari: non hanno conosciuto direttamente i grandi episodi repressivi come il massacro di Hama nel 1982**, e hanno una grande vitalità e la speranza in un mondo in cui tutto è possibile.

Zeinab, 29 anni, di Damasco, ha partecipato alle manifestazioni per lottare contro l’oppressione e per rompere il muro di silenzio e di paura:“Chiedevamo i nostri diritti; speravamo che in sei mesi il regime sarebbe caduto, non soltanto Bashar ma ogni cosa corrotta.” Come molti giovani, lei dice che “Bashar non le piaceva”; ma solo nelle piazze, a contatto con altri giovani come lei, si è creata delle convinzioni politiche più precise e ha scoperto l’attivismo.

Ahmed, 23 anni, si ricorda delle manifestazioni pacifiche degli inizi, nella sua città, Aleppo:Tutto quello che succedeva era bello, quello che succedeva era qualcosa di vero, i giovani volevano qualcosa. Ed io ero uno di questi giovani e volevo qualcosa.” L’atmosfera durante le manifestazioni, secondo Maryam, 24 anni, di Homs: “… era molto bella! Inoltre la gente ci aiutava molto. Per esempio quando arrivavano le forze di sicurezza, ci aprivano le loro case, ci aprivano i loro negozi [per nasconderci].”

I giovani attivisti ammettono di essere stati galvanizzati da questo sentimento, provato per la prima volta, di lottare fianco a fianco per una causa giusta. Molto in fretta hanno però dovuto assumere altre responsabilità. Maryam spiega: “Più avanti la situazione è peggiorata, le manifestazioni sono diminuite, e abbiamo iniziato a occuparci degli sfollati in fuga dalle loro regioni verso la nostra.” Zeynab è entrata in una rete clandestina di servizi sanitari: “Mi muovevo con i taxi collettivi, con una borsa. Mettevo le medicine in fondo, e un quaderno o dei trucchi al di sopra. [I militari ai posti di blocco] non aprivano la mia borsa, guardavano la mia carta d’identità e mi lasciavano passare perché sono alauita.” Durante queste spedizioni, come riconosce Ahmed, «avevamo paura»,madi fronte alla repressione esercitata sui civili, l’attivismo umanitario sembra prendere naturalmente il posto dell’attivismo politico.

I giovani, come tutti gli oppositori siriani, sono divisi sulla maniera di reagire alla repressione del regime. Ahmed ha abbandonato la rivoluzione quando gli oppositori hanno preso le armi:[La rivoluzione] c’è sfuggita di mano. All’inizio era pacifica, il popolo era pacifico. […] E ora… noi giovani che ci siamo rivoltati abbiamo abbandonato il paese. E se qualcuno mi dice di prendere le armi, io non le prendo! Non c’è storia!” Maryam e Zeynab non condividono questa opinione; quest’ultima infatti dichiara:Quando vedo che ogni giorno uno dei nostri bambini viene ucciso, non posso tacere. Sono a favore dell’armamento, l’armamento dei siriani, perché possano ottenere ciò che è di loro diritto.

In Libano ognuno di questi tre giovani, che non si conoscono tra di loro, fa parte di una rete di aiuti per i rifugiati, e cerca anche di sostenere l’assistenza umanitaria all’interno della Siria. La loro vita sarà marcata per sempre da questa rivoluzione; sperano di poter tornare al loro paese per vederne la fine e per costruire la Siria di domani. Maryam conclude: “Voglio tornare per continuare i miei studi e per aiutare la gente […] Ci sarà molto lavoro dopo la rivoluzione. Voglio aiutare, lavorare, finire i miei studi, essere a fianco delle persone in necessità… ecco tutto, non saprei cosa dire di più…”

* 35% della popolazione siriana ha meno di 15 anni.

** Nel 1982, la rivolta dei Fratelli Musulmani nella città di Hama fu repressa violentemente dal regime. Le stime parlano di circa 30,000 vittime in pochi giorni. Una parte della città fu rasa al suolo dall’esercito.

(testimonianze raccolte da E.L. a dicembre 2012 in Libano)

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