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barbara fragogna - 15 luglio 2012

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barbara fragogna - 15 luglio 2012

I post(i) che non si possono nominare (Elisa Alessandro a Berlino)

barbara fragogna - 15 luglio 2012
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 L’amore di Gennifer per Elisa Alessandro diventa l’appuntamento fisso, a puntate, dell’estate di Anordestdiche. Un po’ Novella 2000, un po’ feuilleton. Ogni lunedì Gennifer Neri Pozzi (GNP) e Barbara Fragogna (BF) dialogheranno sull’argomento. Si consiglia la lettura delle puntate precedenti: Io Amo Elisa Alessandro e  la prima intervista a Gennifer Neri Pozzi.

BF:  La stagista ti ha chiesto il numero di telefono?

GNP: No, mi ha chiesto il contatto facebook.

BF: Ma non potevate fare quattro chiacchiere durante la pausa?

GNP: No, dice che vengo meglio in foto, dopo vado a taggare la sua home. HIUPPY!

BF: Che euforia Gennifer, è forse capitato qualcosa di eccezionale… Elisa si è forse fatta sentire? A proposito, ti volevo proprio chiedere e i lettori saranno molto curiosi di saperlo ma, Elisa Alessandro come commenta tutta questa storia?

GNP: Elisa Alessandro non ha lasciato nessun commento sui post. Ma in effetti si, qualcosa è successo… questa mattina…

BF: Non tenerci sulle spine!

GNP: Mi vergogno un po’…

BF: Suvvia!

GNP: Ecco… questa mattina mi sono svegliata abbastanza presto , saranno state le cinque e mezza (ultimamente non riesco a dormire molto, ho internet a casa finalmente e, nella mia giornata, il primo gesto è accendere e l’ultimo gesto è spegnere. Anche se torno a casa tardi una controllatina alle notizie più recenti non si può evitare). Accendo, si carica, aspetto ancora sotto le coperte perché qui fa freddo. Caricato. Home di facebook.

Notizia di stato: Elisa Alessandro a cosa stai pensando? Berlino.

Il sangue mi si è gelato nelle vene. Ma come Berlino? IO vivo a Berlino! E adesso cosa faccio? Le scrivo? Le chiedo di vederci per un caffè? Mi risponderà? Come faccio, cosa faccio? Nessuno ha ancora commentato questa notizia, ti credo, sono tutti ancora a letto… ma perché è venuta qui? Lei lo sa che vivo qui, lo sanno tutti! E poi perché lo scrive in pubblico? Per me, perché io lo sappia! Di certo! Allora le invio un messaggio e le dico: Ciao, sei veramente a Berlino? Quanto ti fermi? Ti va se ci incontriamo per un caffè? Invio. E già mi sono pentita, adesso mi sono messa in quella situazione di attesa che detesto, che odio. Lei non risponderà, perché dovrebbe? Spunta il numero 1 nel rettangolino rosso sull’iconcina dei messaggi! Mi ha risposto: Si, tra mezz’ora, colazione da Treffenpunkt. – OK, a presto! J

Santo cielo, non è credibile, salto fuori dal letto, mi guardo allo specchio, inguardabile. Ma che ore sono? Neanche le sei! Va bene, non importa, in bagno, sistemarsi al meglio, mettersi addosso qualcosa di sobrio ma carino che poi sembra che non aspettassi altro nella vita e un po’ di trucco, si ma non così che mi pari una professionista dell’usato! Togli un po’. Bene. La borsa, i soldi, le chiavi, ma un Dio X a caso, dove sono le chiavi! … eccole. Vai corri, bici. Che freddo boja. Pedala. Cervello vuoto. Idee zero. Ma perché? Ma come mai? Ma no, ma dove sto andando, ma perché, torno indietro, no. Cosa sarà mai. Al massimo bevi un caffè e torni a casa. E se è venuta per insultarti? E se non è da sola ed è col suo uomo (che ne so io magari ce l’ha un uomo anche se non è pubblicato sulle info delle sue relazioni) e ti vogliono spaccare la faccia? E se e se e se?

Eccola. È sola. Sudo. Copiosamente. Lei sorride, mi abbraccia e mi dice ciao, e allora? Io dico hà hà… come mai da queste parti? Lei dice niente, passavo… è un po’ presto per la colazione no? Ho lo stomaco chiuso. Si, è presto, facciamo due passi. Lei indossa il migliore dei suoi decolletè… presente l’effetto? Ecco, proprio quello lì. Camminiamo e parliamo del più e del meno, mi racconta di Parigi, dei suoi ultimi spettacoli. Mi accorgo di non indossare i pantaloni. La gonna? Mi sento come se non indossassi nulla dalla cintura in giù. Mi sento nuda, vulnerabile, scoperta. Ma non mi devo distrarre. Mi continuo a chiedere cosa ci fa qui e perché mi racconta tutte queste cose generiche. Forse che lo debba toccare io, l’argomento scottante? Senti ma cosa dici del racconto… così buttata lì con disinvoltura. Lei continua a camminare serena, indifferente, superiore a tutto, mi guarda di lato e mi dice che è un bel regalo che lei a queste cose è abituata che molti l’idolatrano, le mandano fiori uno addirittura le ha mandato un coniglio nano da un allevamento di quelli di razza… lei poi l’ha dato a sua sorella. Si sa, le attrici. Poi mi dice che mai con una donna comunque che si, la curiosità, anche sul palco a volte si mette in scena… che il metodo stanislavskij ecc ecc… Io comincio a soffriggere nei posti che non si possono nominare. Ti prego fammi essere la tua nave scuola, penso. Ma non ci credo, lei sembra lontanissima, irraggiungibile, il chè mi stronca. È anche diventata più alta se non sbaglio, mentre camminavamo?

Adesso mi supera di tutta la testa. Continuiamo a camminare, la strada sembra un tunnel, spunta il sole, un po’ più caldo, no per carità che poi si toglie il cardigan e muoio. Poi lei si ferma e ci sediamo su di una panca in un parco. Parla ma non capisco quello che dice, ho le orecchie tappate dalla troppa pressione, i due neuroni in circolo devono tenere sotto controllo lo sguardo e il livello di umidità si alza tanto che pare che abbiano aperto un rubinetto li giù, in cantina. Chissà se qualcuno sta commentando, su facebook naturalmente, se qualcuno sta notando che lei è a Berlino e che io non ho nessuna attività in corso on line. Chissà se collegano i due avvenimenti. Che scandalo scoppierà! Mi accorgo di essere così concentrata su me stessa che non avevo notato la sua gamba strofinarsi sulla mia. Leggermente. Ma mi sembra che dalla sua bocca escano dei no in forma di pasta di gomma che rallenta i suoni e li ovatta. Non c’è nessuno attorno a noi a parete un bidone dell’immondizia che cerca di staccarsi dal palo, ci vede, solleva galantemente la bombetta e ci saluta, non riesce a staccarsi, si rassegna, torna alla sua posizione inerte. Come me. Io sono inerte (e inerme) ma molto eccitata. Sento l’odore degli ormoni uscirle dal naso. Segno inequivocabile di attrazione sessuale. Lei dice no, no, NO, no con quel tono che hanno di solito gli adulti nei cartoni animati di Snoopy. Poi succede un cosa incredibile, dalla sua bocca esce la lingua che scatta come quella di un rospo a catturare la mia rintanata nel palato. E vengo attirata così potentemente che tutto il mio corpo viene risucchiato nel suo, le mie braccia diventano tentacoli che scivolano sulle sue curve. Lei a questo punto è enorme e io la scalo, mi tiene per il collo e soffocando fremo. Il suo respiro è un mantice, i suoi occhi brillano avidi, tra le sue gambe i miei tentacoli cercano una risposta. La risposta viene. È un si. Schiaffeggiandomi via soddisfatta mi scaraventa tra le foglie e i rami di un albero di pelliccia. Lei è più alta del palazzo di fronte, dove tutti ci guardano e indicano me, la mia nudità esposta, i miei capelli caduti e la sabbia in bocca. Ridicolo. Da un punto fermo mi alzo in volo, lentamente in verticale. A 20 metri d’altezza comincio a muovermi in orizzontale, lentamente. Torno a casa, entro dalla finestra e mi sveglio sul letto.

BF: Ma Gennifer, era un sogno.

GNP: Sì. A volte i sogni aiutano a vivere meglio (cit.).

BF: … mmm… che carina che sei oggi, Gennifer… hai fatto qualcosa ai capelli?

GNP: Li ho lavati.… Barbara ma tu, di che sessualità sei?

BF: (sospira) Come la tua Gennifer, come la tua…

(Continua)

42 comments

  1. Un sogno è sempre meglio di niente, per quanto inquietante sia. E poi, secondo la ben nota legge della reciprocità dei sogni, se lei ha sognato la signorina Alessandro ci sono buone probabilità che anche la signorina Alessandro abbia sognato lei.
    Buona settimana, mia cara, e si riguardi.

    1. Me lo auguro caldamente carissima Pancrazia ma temo che la signorina alessandro abbia ben altri pensieri.
      Le sue parole, in ogni caso, mi saranno di conforto e, devo ammettere, speravo in un suo commento… chissà, forse una di queste notti potrei sognare anche lei e le sue galanterie demodè.
      abbia cura di sè e stia attenta, quando scende le scale.

  2. Ho chiesto alla mia amica Odette, con la quale sto trascorrendo qualche settimana di villeggiatura nella nostra adorata Amalfi, di soddisfare la mia curiosità e rendermi edotta sul facebook, di cui tanto si parla. (Dimenticavo: devo a Odette se posso seguire questa intervista a puntate, avendo portato con sé un piccolo computer, anzi, un “ordinatore”, come lo chiamano nel suo paese natale). Ebbene, sono bastati pochi minuti per capire che facebook non mi si addice; avverto qualcosa di insidioso nella facilità con cui ci si può mettere a nudo, un invito sfacciato al disvelamento che non fa per me.
    Ora debbo andare, Odette mi sta facendo cenno dal gazebo, è quasi l’ora della granita e non vi rinuncerei per nulla al mondo. Qui ad Amalfi i limoni sono pura poesia.
    Stia bene,
    Pancrazia

    1. Ho passato la mia quasi intera giornata lontano dal web e al mio ritorno, Pancrazia, trovo un suo messaggio. Non posso far altro che notare che la favella telematica non le si addice (i suoi testi sono sempre così corti che mi sento spremuta come uno dei suoi limoni pur non essendone basicamente all’altezza). Confesso, seppur con amaro cordoglio, che le sue parole son calamite, che il solo pensiero di una sua missiva mi incatena alle segrete di un qualche castello carpazio ventricolare. Cos’accade? chi è Odette? Che sia costei in grado di prepararle un brodino anche sol più saporoso del mio? Ne dubito.
      Pancrazia, crei un account che sia solo suo, lontano agli occhi di Odette e io lì, l’aspetterò trepida.
      Gennifer

  3. Gentili donzelle,
    di donde giunse il singolar poliloquio?
    Giammai speravo incontrar simili modi!
    Giammai credevo potesse accadere!
    Or dunque mi giunse, da voce epifania,
    che donne eloquissero siffatte favelle.
    Eccole ora
    coi loro modi arcani
    a stimolar di me
    lontane procellae
    di versi sfasati
    di solitari moti
    di cui mi scherzavano
    le compagne moderne.

  4. Ma ‘ndè lavàr i piatti femène.

    E imparate l’endecasillabo, ‘gnorante (plurale femminile).

    Jeremyiron (un vero poeta)

  5. E’ ben trista questa sua ragioneria letteraria, egregio signor Scarpa, e non mi sarei certo abbassata a raccogliere il misero guanto della provocazione se non fosse per prendere le parti della graziosa Belinda, il cui verseggiare mi è stato così gradito e a cui temo possano dispiacere le sue parole, più adatte a un’adunanza di carrettieri che a un convivio di poeti, dato che lei, signor Scarpa, si definisce tale.
    Quale sarebbe, dunque, il senso del suo dire? Forse che la bellezza di un verso si misura in sillabe? oppure vorrebbe pesare la grazia che emana dalla poesia con la bilancia del pescivendolo?
    Mi si perdoni l’ardire, ma innanzi a tanta scortese arroganza dimentico di essere ospite di due amabili signore, anzi tre se vogliamo contare anche la deliziosa Belinda, della cui perizia poetica ambisco avere qualche altro saggio.
    Quanto al lavaggio delle stoviglie, questo suo scherno trito e grossolano è di un’eloquenza che si commenta da sé.
    Si ravveda, egregio signor Scarpa, e creda se le dico che d’ora in avanti non le concederò più il privilegio di rivolgermi a lei.
    Pancrazia de Robertis

  6. Pancrazia, lei è sempre molto elegante nel suo dire ma mi si permetta di enfatizzare la tempra che contraddistingue il mio carattere facilmente infiammabile.

    Mio NON benvenuto Jeremyiron Scarpa (se è questo il suo vero nome e se non si tratta invece di un banale nomignolo), il suo sproloquio è oltremodo oltraggioso e inopportuno. La sua “pseudo-esia” s’incrosta come un grumo di cispa ai margini dell’occhi la mattina in un inaudibile fragore di clacson alla quarta e alla decima sillaba! Che il suo blaterare arido si limiti alla bisunta officina seminterrata dove assembla lemmi arruginiti spruzzandoli di vernice ottone da quattro soldi, per farli belli. Arrossisca.
    Nemmeno io, seguendo il monito della “maestra” Pancrazia, le risponderò più. Certune persone debbono essere bloccate come uno spam non desiderato e molesto.
    Alla gogna piuttosto!
    (mi scusino ancora, Pancrazia e la gentilissima e dolce Belinda, per l’enfasi forse sprecata e forse no)
    Gennifer

  7. Accorate muse
    che prendeste le mie parti
    con sì tanto onore
    da elevarvi al lustro
    del sempiterno mio bene grato,
    non raccogliete il guanto
    lordo e cencioso
    del fellone immaturo
    assai poveretto.
    Che la cervice è lesa
    da un qual trauma infante,
    un supposto cader da culla
    gl’imbozzolò la fronte
    immobile nel tempo
    conservata negli anni
    in status larvale.

    Siate generose e assolvete
    questo colui il quale,
    incapace d’intendere,
    non può che rantolare
    il suo volere.

    Con amore,
    Belinda

  8. La sen-ti què-sta vo-ce. Na-na-nnà-na!
    1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11
    (endecasillabo, impara!)

    Mi sono stufato di leggere dopo la terza riga.
    Che sonno.

    Belinda, ti me par la più sensata, una donna da sposar,
    assa stàr quelle muse da m… e vien da mi
    che te sistemo.

    Comunque il mio nome è il mio nome e ne vado fiero.
    Sono di Chioggia, provincia di Venezia.

    Jeremyiron Scarpa (un uomo-uomo)

  9. Cara Gennifer, sono mesi che seguo con il tuo post, e il tuo ostinato accanimento terapeutico nei confronti di questa tipa che non ti considera di striscio lo trovo PARECCHIAMENTE degradante per la tua intelligenza. Voglio dire, ma chi cazzo è questa?? come si permette di snobbare la tua ironia pungente, la tua purezza di spirito? io attendo con trepidazione ogni lunedì sperando che tu ti ravveda… ravvediti!!! non è che tu devi spiegare a qualcuno come sei, o lo capisce o è un pirla, e quindi se questa elisaalessandro non l’ha capito che cosa vogliamo fare? basta! eeebbbasta!!! il mondo è pieno di donne interessanti, io per esempio ti conoscerei volentieri, facebookamente parlando, per cui molla quell’osso secco e guarda altrove!!

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