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Il Caffè al-Minawi: un segreto della vecchia Nablus

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Il Caffè al-Minawi è una piccola istituzione della città di Nablus. E’ un locale all’antica dalla facciata sottile e vetrata, il soffitto molto alto, e i tavolini e le seggiole di legno; alle pareti sono appesi due scaffali carichi di narghilè, dei quadretti con scritte coraniche, degli specchi con cornice, e una vecchia foto di Arafat.

Come in ogni rispettabile caffè del Medioriente, gli uomini ci si ritrovano al pomeriggio e alla sera per bere tè e caffè, giocare a carte e a backgammon, e fumare il narghile. Si vedono soprattutto uomini dalla quarantina in su; i giovani in genere frequentano altri locali più moderni. L’ingresso alle donne non è ufficialmente proibito ma è socialmente mal visto, e infatti di donne palestinesi non se ne vedono; le straniere in visita sono invece bene accette.

Ho spiegato una volta brevemente come questo genere di caffè tradizionale non sia molto presente in Palestina; o perlomeno non tanto quanto in Siria. A Nablus però mi sono dovuto in parte ricredere, perché nella sua zona commerciale, alla frontiera tra la città vecchia e la parte moderna, ci sono diversi caffè di questo tipo, e la maggior parte sono molto grandi e capienti.

L’anziano padrone mi racconta che il caffè è stato fondato da suo nonno nel 1935, all’epoca del protettorato inglese. Quando lui era piccolo veniva spesso un cantastorie che si sedeva in un angolo del locale e intratteneva i clienti con racconti e leggende popolari. Più ancora di adesso, il caffè era un luogo di ritrovo e di svago per tutte le generazioni. Poi è arrivata la televisione, e poco a poco il cantastorie è passato di moda ed è sparito dal caffè.

Gli chiedo se suo figlio è pronto a prendere il suo posto e continuare la tradizione di famiglia. Non ne è sicuro: secondo lui ormai i giovani hanno altri interessi, e sono attratti da altri tipi di locali. Forse ha ragione lui. O forse i giovani d’oggi, quando avranno quaranta o cinquant’anni, riscopriranno di nuovo il piacere di una partita a carte e di una chiacchiera al maschile, in un’atmosfera tiepida e familiare, tra vecchi amici dell’infanzia; e prenderanno il posto dei loro padri nei grandi caffè di questa antica città.

Una sera ero sceso ad al-Minawi dopo il lavoro per chiacchierare al calduccio con un collega. Ci siamo seduti vicino alle finestre dal lato della strada: a fianco nostro c’era un tavolo di vecchi signori, visibilmente clienti abituali, tutti concentrati nella loro partita a carte. Dall’altro lato, vicino all’entrata, c’era un altro gruppetto di uomini, tutti seduti con la schiena alla parete, ciascuno con il suo narghilè, in silenzio, quasi in attesa. Pochi minuti dopo, mentre sorseggiavamo il nostro caffè, sono entrati alcuni giovani e si sono uniti a questo gruppo, sedendosi accanto a loro in cerchio, stretti l’uno con l’altro, giusto davanti all’ingresso. In questo modo la porta sulla strada era bloccata e nessun nuovo cliente poteva entrare, né noi potevamo uscire senza prima chiedergli di spostarsi.

Sono rimasti lì per una ventina di minuti, immersi in una discussione animata, ma condotta con voce misurata, con circospezione, come per non farsi sentire. Tutto attorno a loro la serata continuava naturalmente come prima: i signori all’altro tavolo giocavano una nuova mano, io e il mio collega chiacchieravamo della vita e del lavoro, e il padrone serviva senza sosta tè e caffè a destra e a manca. Alla fine si sono alzati, e dopo i grandi saluti di rito sono usciti e sono spariti nelle strade in penombra della città, ognuno verso la sua direzione. E la porta del caffè è tornata ad essere aperta per nuovi clienti.

:- Di cosa si tratta? C’era una riunione? – ho chiesto al mio collega.

:– Conosco bene un paio di quei signori. Sono tra i leader di Fatah qui a Nablus. Sarà stato l’incontro di qualche comitato, o magari una riunione con i capi delle cellule giovanili del movimento…

Perché proprio ad al-Minawi? Per attirare meno l’attenzione? Per evitare di mettere in pericolo un eventuale ospite privato? Oppure soltanto perché questa atmosfera così intima, accogliente e conviviale, la si trova solo in un vecchio caffè?

Quattro Appunti

3 comments

  1. In Germania nella comunità turca ce ne sono ancora parecchi di locali del genere. Non so se corrispondono esattamente alla tua descrizione ma si avvicinano parecchio, sicuramente. Ma del resto sono l´equivalente delle nostre vecchie osterie, che in Italia sono quasi del tutto scomparse – anch´io gioco a carte, ma non mi sognerei più di farlo in un bar pubblico. Peccato, probabilmente è una perdita, proprio come il cantastorie è stato sostituito dalla televisione.
    Grazie per il bel racconto comunque!

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