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Il generale Nato svela l’ipocrisia della guerra

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“Perché siamo così ipocriti sulla guerra?”. Non è la domanda di un pacifista incallito, ma il titolo del libro (edito da Chiarelettere) del generale di Corpo d’Armata Fabio Mini. Sessantanove anni, capo di Stato maggiore del comando Nato per il Sud Europa nel 2001 e comandante interforze delle operazioni nei Balcani l’anno successivo. Nel suo libro, del quale il Corriere della Sera riporta oggi un’anticipazione, Mini affronta l’ipocrisia della guerra con schiettezza e lucidità. La visione dei conflitti del generale è senza pietà: la minaccia della guerra si è “trasformata in minaccia della pace” che “incombe sui grassi interessi che la guerra garantisce”. Da leggere.

“Ormai è deciso: staremo in Afghanistan anche dopo il 2014, dopo il previsto ritiro dei soldati americani. Non si tratta di combattere il terrorismo globale tra le montagne afgane: non ci crede più nessuno. Ufficialmente dobbiamo addestrare le forze militari e di polizia afghane a badare alla sicurezza del loro paese. Visto che questo pacifico e interminabile compito è anche lo stesso che da dieci anni maschera la nostra partecipazione alla guerra in Afghanistan, viene il sospetto che sia un pretesto per continuarla. È una guerra che stiamo combattendo con onore al fianco degli americani fingendo di non vedere che l’hanno già perduta. Sono stati sconfitti sul campo di battaglia nel 2003 quando dovettero coinvolgere la Nato per l’incapacità di gestire la violenza dei talebani e la corruzione del governo che avevano instaurato. Sono sconfitti ogni giorno sul campo dell’etica militare per l’incapacità di gestire l’eccesso di potenza, la frustrazione e i comportamenti degli squilibrati”.

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