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Ad oggi, gli obiettivi del Piano di Risposta Regionale dell’Onu alla crisi siriana non stati raggiunti, con solo il 36% dei fondi raccolti a fronte di una situazione umanitaria che peggiora giorno dopo giorno, e il cui ‘costo’ e’ stato stimato dalle Nazioni Unite in 82 milioni di dollari (per soli sei mesi).

I dati raccolti quotidianamente dall’Unhcr/Acnur testimoniano l’enorme difficolta’ in cui si trova la comunita’ internazionale rispetto a questa emergenza (http://data.unhcr.org/syrianrefugees/regional.php).  Sono ancora pochissime le organizzazioni italiane al lavoro per assistere i siriani in fuga dalla violenza delle armi, mentre la Farnesina, nonostante le preoccupazioni espresse pubblicamente a piu’ riprese, non ha ancora istituito un fondo di emergenza per sostenere il lavoro delle ong attive in Libano, Giordania ed Iraq.

Il Ministero degli Esteri sembra orientato a sostenere (e non con lo stesso impegno del passato) solo le agenzie delle Nazioni Unite, mentre le organizzazioni italiane stanno compiendo sforzi enormi, in territori complessi, pur di rispondere all’emergenza e testimoniare solidarieta’ ed attenzione per questa crisi, che sembra dimenticata.  In Giordania, dove Un ponte per…, sta offrendo assistenza da due mesi a circa 300 rifugiati nelle aree di frontiera con la Siria (Irbid e Ramtha), il numero dei siriani registrati dall’UNHCR al 27 maggio ha raggiunto i 20.576 individui.

Almeno altre 2500 persone sono in attesa di registrazione e altre 30 mila sono state identificate da organizazioni locali come ”bisognose di assistenza”.   Sempre in base ai dati UNHCR, piu’ della meta’ dei siriani che si rifugiano in Giordania proviene da Homs, Der’a , Hama e Damasco. Oltre il 35% delle persone registrate sono localizzate nel governatorato di Irbid, e in particolar modo nelle citta’ di Irbid e Ramtha. Il 73% sono donne e bambini.

Al momento si contano 200-250 ingressi giornalieri, la maggior parte illegali, soprattutto a Ramtha. I rifugiati vengono condotti in siti di accoglienza (tre allo stato attuale) gestiti in modo congiunto dal Governo giordano e dalle Nazioni Unite.  Attraverso un sistema di sponsorship da parte di cittadini giordani, i siriani possono ottenere un documento che gli consente la libera circolazione nel paese.

Dall’inizio di maggio, Un ponte per… (UPP), in partnership con la Jordanian Women’s Union (JWU), ha avviato un intervento a Ramtha e Irbid (Humanitarian Assistance for displaced Syrians in Northern Jordan), finanziato dalla Swiss Agency for Development ad Cooperation (SDC) .  Oltre alle cure primarie offerte dalla clinica di Irbid e da un’unita’ mobile, l’intervento prevede anche un supporto psicologico e sociale a famiglie e soprattutto donne, con particolare attenzione verso le vittime di violenza e i casi di stress post-traumatico.  UPP e la JWU sono tra i pochissimi a Ramtha ad offrire servizi ai rifugiati siriani, al di fuori dei siti di accoglienza gestiti dal Governo e dall’Onu, e a monitorare costantemente la situazione, raccogliendo informazioni sul campo attraverso rapporti diretti con i rifugiati siriani.   Un ponte per… e la Jordanian Women’s Union seguono tutti i coordinamenti delle Nazioni Unite, in modo da poter collaborare al meglio con gli attori locali e internazionali coinvolti nell’emergenza.

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