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nobilhuomo - 28 settembre 2011

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Il mito dell'orientalismo

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Lasciato, nel luglio 2005, alla guida del mototopo che avevo noleggiato, lo stazio di Brussa al Ponte delle Guglie (Venezia) per trascorrere una bella giornata in laguna col mio amico americano John, e sua moglie Kwan, una giornalista Thailandese del quotidiano Bangkok Post, avvicinandomi a Burano ho sentito John lamentarsi perché aveva visto dei condizionatori d’aria all’esterno di una casa. Secondo lui Venezia non era più “pittoresca” e la laguna stessa si era modernizzata un po’ troppo.

Divertito, gli ho chiesto: – che suggerimenti alternativi puoi dare, dunque, agli abitanti della laguna? Di patire il caldo e vivere in un modo scomodo per continuare a essere pittoreschi per te?– .

Questo ricordo è riaffiorato recentemente sentendo un’Italiana lamentarsi che Singapore non le piaceva proprio perché è troppo civilizzata, e che lei preferisce la Cambogia.

il mare davanti alla spiaggia di Sihanoukville in Cambogia

il mare davanti alla spiaggia di Sihanoukville in Cambogia

Anche qui non ho potuto evitare di scoppiare a ridere. All’apice del loro espansionismo mondiale, le potenze colonialiste, in breve tempo, si erano spartite tutto quello che era disponibile del Mondo. Il Regno Unito, sulle note di Rule Britannia,  la Francia, il Belgio, l’Olanda, l’Italia, la Germania (fino alla Prima Guerra Mondiale Samoa, le isole

francobollo da 2 Reichsmark di Samoa colonia imperiale tedesca

francobollo da 2 Reichsmark di Samoa colonia imperiale tedesca

Marianne nel Pacifico, un pezzo della Nuova Guinea, Togo, Tanzania, Camerun e Namibia erano colonie del Kaiser),  il Giappone (occupando la Corea e Taiwan),  gli Stati Uniti (guerre con la Spagna, risultanti nella cessione di Cuba, Porto Rico e le Filippine , o con il Messico, risultanti nella cessione della Florida e del Nuovo Messico, tanto per fare un esempio, o trattati ridicoli con la Russia zarista, comportanti la cessione dell’Alaska e dei territori californiani occupati da pochi ufficiali dello zar timorosi di vedersi portar via le colonie dagli Inglesi), il Sudafrica (occupazione della Namibia), avevano tutti occupato altre terre.

l'idea delle donne esotiche non e' cambiata molto dagli anni Trenta del secolo corso ai giorni nostri

l'idea delle donne esotiche non e' cambiata molto dagli anni Trenta del secolo corso ai giorni nostri

A centocinquanta anni di distanza da quel momento di grande agitazione c’è ancora nella mente di molti l’immagine idealizzata di un Oriente/Estero che fu prodotta in quegli anni ad uso e consumo dell’espansionismo coloniale. Il mito dell’orientalismo ci propone un’invenzione che poco a che fare ha con la realtà: in esso l’Oriente o l’Africa ci vengono serviti come un luogo dove gli abitanti locali hanno una sapienza diversa dalla nostra, più a contatto con la natura, e sono portatori felici di valori altri e alternativi ai nostri, oppure sono incongruamente viziosi, lascivi, inaffidabili. Questo mito non è sostenuto dal riscontro con i fatti.

Da un lato c’è la barriera linguistica che rende fastidiosi gli scambi tra visitatori e visitati; dall’altro c’è il bagaglio di pregiudizi spesso assimilati come dati di fatto. Come diceva l’italiana da me incontrata di cui sopra, Singapore è “troppo civilizzata”… quindi non è molto facile riconciliarsi col proprio senso di superiorità nel confronto con il selvaggio, qui a Singapore.

Nei Paesi vicini è diverso. Tre mezzi di trasporto possono portarti da Singapore in circa un’ora in realtà diversissime da quella regolata e sicura dell’isola repubblica. Un’ora di autobus e si è a Johore Bahru, la città in Malesia di fronte a Singapore, collegata a essa con un ponte che è come il Ponte della Libertà che unisce Venezia al mondo. Lì, nel Sultanato, ci sono caos, sporco, inquinamento ed approssimazione. Il figlio del Sultano gira in Harley Davidson con una banda di suoi squadristi e se vede una donna che gli piace, se la fa portare a Palazzo.

In un’ora di battello da Singapore si arriva a Batam, in Indonesia.

una spiaggia di Bintan

una spiaggia di Binta

Isola parte di una regione economica speciale, Batam è diversa dalla sua vicina Bintan, sede di un Club Med e anch’essa a un’ora di barca da Singapore. Batam ha tutta una serie di prerogative che a Singapore sarebbero vietate come ad esempio fabbriche senza norme di sicurezza sufficienti, e quindi senza costi di produzione troppo elevati, case fatiscenti e un fiorente giro di prostituzione mascherata nei saloni di massaggio che “serve” il mercato dei più abbienti Singaporiani e Malesiani che qui hanno spesso addirittura una “mantenuta”, talvolta madre dei loro figli illegittimi (le cosiddette “Batam wives” – le mogli di Batam -).

due gemelle scolpiscono la frutta da un banchetto a Phuket in Tailandia.Il buffet costa solo 30 Euro a persona...

due gemelle scolpiscono la frutta da un banchetto a Phuket in Tailandia. Il buffet costa solo 30 Euro a persona...

In poco più di un’ora di volo infine si può essere in Tailandia, il più povero dei tre paesi raggiungibili in poco tempo da Singapore e quindi il meno regolato.  Qui è possibile, secondo le tasche e le inclinazioni, indulgere in passatempi che in Italia avrebbero un prezzo diverso, dai più innocenti, tipo farsi alzare in cielo sul mare con un paracadute trainato da un motoscafo, ai più inconfessabili, come ad esempio portarsi in hotel un ladyboy per tutta la notte.

Ciò che il visitatore non si chiede, e non gli interessa, è il perché questi tre paesi siano così. Il visitatore è venuto a godersi la vacanza, a godere della sua superiorità presunta : le analisi storico-sociali lo annoiano e gli sono estranee. Se se lo può permettere, va nel resort più esclusivo che gli costa una frazione di quello che una sistemazione simile gli sarebbe costata in Italia.

Gli abitanti locali li vede solo come servi e autisti, dall’aeroporto al resort. Oppure, come pittoreschi, durante le danze “tipiche” organizzate a suo uso e consumo, o nelle visite “esplorative” al mercato. Non ha a che fare, di solito, con la ricca proprietaria del negozio che distribuisce Lladrò in Thailandia, o con qualche esponente della famiglia reale o con qualcuno della casta militare. L’Italiano tende a vedere i locali come miserabili senza speranze; talvolta ad assumere il ruolo del “salvatore” della poverina che è stata avviata alla prostituzione per salvare la famiglia dalla povertà come nel film Ovunque Tu Sia del 2008 , in cui ho fatto la comparsa come carabiniere di quella che nella finzione era l’ambasciata italiana a Bangkok, resa per l’occasione in un bungalow coloniale ai giardini botanici di Singapore.

Io con Lucrezia Lante della Rovere nell'episodio girato a Singapore di "Ovunque Tu Sia" dove veniva a chiedere aiuto per il figlio

Io con Lucrezia Lante della Rovere nell'episodio girato a Singapore "Ovunque Tu Sia"dove veniva a chiedere aiuto per il figlio

Così gli stereotipi si riaffermano. Quasi mai l’Italiano in viaggio nel sudest asiatico si rende conto che l’Italia ha avuto tre fortune, anticamente, e tre, recentemente.

Recentemente, da un lato l’invasione napoleonica, che ha fatto scricchiolare e crollare temporaneamente un edificio asfittico di regimi autoritari oppressivi; dall’altro, l’imposizione dall’alto a guerra perduta di un regime democratico e infine, l’appartenenza all’Unione Europea che detta certi standard comuni.

Anticamente invece ci sono state le influenze di Aristotele che ha reso possibile la logica formale (se A e’ A, A non può’ essere B), Cristo che ha predicato dei valori diversi da quelli in voga nell’Impero Romano (del tipo dare fuoco alla gente e cantare “Roma brucia”) e la Rivoluzione Francese che ha negato i privilegi di nascita per scrivere la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Nel Sud-Est Asiatico la società nel suo insieme è neo-feudale. In un discorso comune un aspetto può essere dialetticamente tragico, fortunato o indifferente nel giro di mezz’ora. Non c’è la logica aristotelica.

I colonialisti, disprezzati come oppressori, sono stati rimpiazzati in alcuni luoghi da caste di nobiltà locale (esempi: Malesia, Tailandia, Cambogia), in altri da cricche di politici che hanno sostituito i vecchi colonizzatori (Indonesia, Vietnam).  Facendo comodo così per l’agenda di chi è al potere, il neo feudalesimo è stato etichettato come “valori asiatici” e qualsiasi critica a esso come ingerenza neocolonialista.

Certo, l’Italia resta nella mente del viaggiatore italiano il posto più bello del mondo.

Giovanni Lombardo

4 comments

  1. Bel pezzo davvero. Intelligentemente semplice. Gli stereotipi hanno avuto da sempre la funzione di delimitare in confini conosciuti quello che l’uomo non conosceva ma che pretendeva conoscere. Il periodo coloniale ha dovuto convincere le persone dell’invasione e della violenza arrecata alle popolazioni locali con quest’assurda pretesa di superiorità dell’europeo sul così chiamato “indigeno”. L’associazione spontanea che mi viene alla mente in questo preciso momento è il marketing che è stato fatto dopo l’11 settembre per creare la paura dell’ “homo Islamicus” e rendere lecita e dovuta la guerra in Afghanistan e Iraq. In entrambi i casi il marketing è passato per immagini deviate delle persone in questione e, in sociologia si afferma che, una bugia costantemente ripetuta, diventa alla fine realtà sociale. Ne abbiamo visto i risultati. Speranza per il futuro? Io dico di sì. La trasmigrazione (ovvero quella forma di migrazione fatta di andate e ritorni più o meno brevi tra società di partenza e società -plurali- di arrivo) permetterà lo sgretolarsi di tanti stereotipi perché permetterà una maggiore conoscenza della reale situazione. E la generazione di figli meticci, che si porteranno dietro un bagaglio culturale estremamente ricco fatto delle differenti culture ed esperienze parentali, permetterà un riassestamento di due piani da troppo tempo in bilico per colpa di un divario creato a tavolino per imporre la supremazia dell’Occidente sul Sud del mondo. Vale la pena riascoltare il discorso sul colonialismo di Aimé Césaire, facile da trovare su youtube.

  2. “Bogia Can, mejo la Canbogia” come dicono in “hokkienano” i veneziani a Singapore! Bel pezzo, lo giro a mia mamma, così conosce meglio la zona di provenienza di sua nuora!

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