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Friuli, il tesoro di Paolo Rumiz

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“Ne ho guardato le foto e ho avuto l’impressione che fossero il bottino dell’esplorazione in uno spazio sconfinato. C’era di tutto […] Il patrimonio di una grande nazione se non di un continente. Per questo mi sono commosso pensando che quelle immagini erano state raccolte in una sola regione, e per giunta una delle più piccole d’Italia”. Sono le parole che Paolo Rumiz, scrittore, giornalista e soprattutto viaggiatore, sceglie per raccontare la sua terra, la sua regione, il luogo che gli ha dato i natali e che continua a ospitare momenti della sua vita. Sono le parole scritte nelle prime pagine del libro “Luci a Nordest. Immagini e parole del Friuli Venezia Giulia” (Forum, Editrice Universitaria Udinese, 2011, 50 euro) in una prefazione un po’ anomala, a metà tra una dedica all’amica Ulderica, l’autrice delle foto – senza le quali questo libro non sarebbe stato tale – e un’ode alla regione, alla ricchezza della sua natura, alla sua disomogeneità.

“Il Friuli Venezia Giulia non è un territorio omogeneo né culturalmente, né etnicamente e nemmeno dal punto di vista fisico” continua Rumiz volendo rimarcare le caratteristiche che lo rendono unico, diverso e in qualche modo, forse, anche raro. Una sorta di oasi  che offre tutto ciò che si può desiderare in natura: colline verdi, montagne innevate, lagune blu e scogli a strapiombo sul mare. Sono questi (e non solo) i paesaggi che Ulderica Da Pozzo, fotografa professionista da oltre trent’anni, è riuscita a racchiudere negli scatti raccolti tra il 1985 e il 2011 e pubblicati nel libro. A colpire sono soprattutto la luce, la luminosità, la brillantezza dei colori che trasformano le immagini statiche in realtà vive, quasi in movimento. Il candore della neve, il luccichio del mare, il vermiglio dei tramonti autunnali: i luoghi nelle diverse stagioni.

Accanto alle foto, i racconti. Memorie personali appartenenti al microcosmo di Rumiz, un universo in miniatura in cui lo scrittore si specchia per ripercorrere le sue radice. Rumiz, infatti, è di madre triestina e padre friulano, emblema della dicotomia unione/separazione ben nota agli autoctoni e quasi sconosciuta al di fuori dei confini regionali. Nel libro trovano spazio scenari territoriali diversi e complementari: le malghe della Carnia, la ricostruzione post terremoto di Venzone, il carnevale di Montefosca a Cividale del Friuli, il Tagliamento e la sabbia di Lignano. E poi non potevano di certo mancare le montagne… “Le dolomiti sono la pinacoteca di Dio, rifinite in ogni dettaglio. Le Giulie sono un’altra cosa. Non hanno i rifugi-bombardiera con gerani alle finestre. Sono le Alpi dure delle nostre leggende”.

“Luci a Nordest. Immagini e parole del Friuli Venezia Giulia” si chiude con Trieste “città, mare e montagna in un’unica panoramica a grandangolo”; dal Molo Audace al Castello di Miramare, Trieste con la sua bora che alle tre del mattino fa cadere i semafori. Questa è la Trieste che conosco, che ho scoperto e che da sette anni mi ospita. Gli scatti della Da Pozzo di certo sorprendono chi non conosce il Friuli Venezia Giulia e forse lusingano chi in regione ci è nato e cresciuto perché come ha scritto Rumiz, raccontando della visita del cancelliere bavarese Franz Josef Strauss nel 1986, “Spesso ci vuole uno straniero per capire chi siamo”. E proprio con gli stessi occhi e lo spirito di uno straniero che ho scelto di raccontare questo libro le cui immagini mi hanno sedotto, le cui parole mi hanno catturato. Un libro che mi è capitato per caso tra le mani e che ho pensato fosse perfetto per dar vita a un “diario” da Trieste. Un diario in cui raccontare la città, la regione e soprattutto le persone che per le più svariate ragioni ci vivono o in qualche modo l’attraversano.

Francesca Iannelli

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