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Il riscaldamento globale avrà un impatto sugli ecosistemi marini considerevolmente maggiore rispetto a quanto sino a oggi stimato. Secondo una ricerca condotta da un team della University of British Columbia (Vancouver, Canada) e pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, l’aumento della temperatura degli oceani comporterà nei prossimi decenni una diminuzione dell’ossigeno disciolto nelle acque marine, causando la riduzione del peso medio corporeo dei pesci. I ricercatori hanno costruito un modello che valuta l’impatto di questi cambiamenti su oltre 600 specie nel periodo compreso tra il 2000 e il 2050, ipotizzando uno scenario globale caratterizzato da grandi emissioni di gas serra. Alcuni studi precedenti hanno suggerito che il cambio di temperatura negli oceani ha già oggi un peso negativo sulla distribuzione e sulle capacità riproduttive di molti pesci. Questo nuovo lavoro suggerisce che anche il loro metabolismo e le loro dimensioni saranno fortemente influenzati.

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L’effetto “restringente” dovuto alle acque sempre più anossiche dovrebbe riguardare, in particolare, le zone tropicali e le latitudini intermedie. Le dimensioni medie si ridurranno tra il 14% e il 24%, con le maggiori diminuzioni previste negli oceani Indiano e Atlantico. Si tratta, tuttavia, di una stima fin troppo ottimista. I ricercatori, infatti, hanno esaminato le popolazioni di merluzzo ed eglefino nel Nord Atlantico e hanno scoperto una riduzione maggiore in termini di dimensioni corporee rispetto a quanto previsto dal loro modello.

Il gruppo di ricerca ha anche utilizzato il proprio lavoro per prevedere i futuri flussi migratori dei pesci dovuti all’eccessivo riscaldamento delle acque. Il team canadese ritiene che la maggior parte delle popolazioni ittiche si sposterà verso i poli della Terra a una velocità pari fino a 36 km per decennio.

I risultati dello studio forniscono una nuovo approccio alla comprensione degli effetti sugli ecosistemi marini dovuti ai cambiamenti climatici. Nei prossimi anni saranno necessarie ulteriori analisi in quanto il modello sin qui elaborato potrebbe risentire di fattori antropici quali la pesca intensiva e l’inquinamento.

Antonio Pilello

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