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Il racconto sui rifugiati siriani diventa una mostra

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Sarà inaugurata martedì 4 giugno 2013 alle ore 18, al Centro culturale Candiani di Mestre, la mostra “Rifugiati nel racconto: storie di profughi siriani in Giordania e Libano”, realizzata dal  fotografo padovano Francesco Fantini e dagli operatori umanitari Federico e Emilie. Si tratta della versione fotografica dell’immane lavoro di cui state leggendo una selezione su Anordest di che nel blog Focus on Syria.

L’esposizione, già presentata al pubblico nel marzo scorso in occasione del Forum Sociale Mondiale di Tunisi, si colloca nell’ambito di Focus on Syria, un progetto più ampio il cui obiettivo è di porre la questione siriana, ed in particolare le sue conseguenze umane, al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica internazionale.

La tappa veneziana, la cui organizzazione è stata seguita da Anna Clementi, membro del comitato di redazione di Focus on Syria, costituisce l’esordio del percorso espositivo in città italiane ed europee. La mostra, frutto di un’approfondita indagine sul campo tra i rifugiati siriani di Libano e Giordania, si compone di 70 fotografie accompagnate dai racconti e dalle voci dei profughi che son stati costretti a fuggire dalla sanguinosa guerra che ha colpito la Siria.

L’esposizione fotografica, pensata come un luogo di incontro tra lo spettatore e i rifugiati, intende trasmettere, attraverso le immagini, i racconti e le voci, i timori, le paure e le speranze di centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini.

Informazioni aggiuntive sulla mostra e in generale sulla crisi siriana sono disponibili sul sito del progetto: www.focusonsyria.org/it

La mostra “Rifugiati nel racconto”, realizzata in collaborazione con il centro Candiani, l’Assessorato delle Politiche Giovanili e Pace, l’Assessorato delle Attività Culturali e il Comitato Medio-Oriente, rimarrà aperta fino al 21 giugno, con il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 15.30 alle 19.30, chiuso dal sabato al lunedì. Terzo piano. Ingresso libero.

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Questo è l’articolo pubblicato sul Corriere del Veneto sabato a firma Luca Barbieri

Questa è la storia di un Paese non troppo lontano, di una guerra raccontata ogni giorno sulle pagine dei giornali, e delle sue vittime spesso senza volto. E’ la storia di un fotografo famoso e impegnato che pensava di aver chiuso con i reportage, convinto a riprendere la macchina in mano da due giovani appassionati di Medio Oriente. Questa è la storia di Anna, Federico e Francesco. Tre nomi, tre ambasciatori, tre portatori di voce, che hanno deciso di dedicare gli ultimi mesi a una missione: raccontare e far conoscere al mondo la storia dei profughi siriani.
Il loro lavoro ora diventa una mostra: «Rifugiati nel racconto. Storie di profughi siriani in Giordania e Libano» sarà inaugurata martedì alle 18 al Centro Candiani di Mestre. Lui, il fotografo autore degli scatti che costituiscono l’ossatura della mostra, è Francesco Fantini. Padovano, allievo di Vedova, premio Hemingway nel 2000, l’8 giugno prossimo riceverà il premio Solidarietà «Vittorio Bachelet» per la comunicazione concettuale di Caritas attraverso la fotografia. Dopo aver lavorato 20 anni per i quotidiani locali («fin quando ha retto il bianco e nero», racconta) e aver pubblicato 8 libri, nel 1997 esce dal fotogiornalismo ufficiale e si dedica anima e corpo al reportage sociale. Un’attività della quale non è certo facile vivere. E infatti Francesco dopo qualche anno è costretto ad inventarsi anche panettiere: all’alba porta il pane ai supermercati di mezza provincia, dalle 9 del mattino torna fotografo impegnato. «Fino a quando, tre anni fa, mi ha colpito un infarto» racconta. «E’ allora che decido che con il reportage d’inchiesta ho chiuso». E invece.
Federico è un ingegnere. Strano a dirsi: 30 anni, di Mogliano Veneto, dopo la laurea decide che la sua vita non è davanti a un computer, ma lavorare nella cooperazione. Prima lavora in Africa e poi in Medio Oriente: Palestina, Libano, Siria. Conosce molto bene l’arabo, la barba folta fa il resto. Incontra Francesco qualche anno fa. Lo ricontatta l’autunno scorso con un’idea: un progetto multimediale (audio, foto, video e racconti ora raccolti nel sito www.focusonsyria.org/it) che dia voce a chi voce non ce l’ha, alle vere vittime di una guerra giocata sulla scacchiera della geopolitica. E Francesco? E la promessa di smettere?
«Mi sono detto: una volta che troviamo dei giovani che si danno da fare… Ho messo il mio lavoro a disposizione gratuitamente, posto dei paletti che ho subito infranto e così mi sono ritrovato al freddo e sotto l’acqua, a 55 anni, e con un infarto alle spalle», ride, parlando da Mestre dove sta allestendo la mostra. «Sto facendo tutto quello che ho detto che non avrei più fatto». Ma ne è valsa la pena. Focus on Syria è già un successo: la mostra è stata presa in carico da una Ong, Medicine du monde, che la porterà in Francia e sta già programmando diverse tappe in Italia. Il sito è una fonte inesauribile di materiali raccolti in Siria, Turchia, Giordania, Libano. «La situazione – racconta Federico da Beirut dove vive con Emilie Luciani, ragazza francese coautrice dei testi – continua a peggiorare: ormai il conflitto è sempre più complesso. Sta diventando una guerra di posizione. E i civili si trovano in mezzo: sono stanchi e vorrebbero che tutto terminasse al più presto».
Vista da Beirut, la crisi è quasi peggio: il pericolo di «contagio» è reale. Domenica scorsa due razzi hanno colpito il quartiere di Hezbollah, il partito sciita filosiriano, a mo’ di avvertimento; gli scontri a Tripoli sono sempre più frequenti. A montare la mostra, insieme a Francesco, c’è Anna Clementi, 27 anni, veneziana. Da tre anni vive in Medio oriente. «Sono stata un anno in Siria nel 2010 e me ne sono innamorata. Poi due anni in Palestina e infine ho iniziato a lavorare per una Ong. Vorrei andare in Egitto, Turchia, riportare qui la voce dei profughi, é il nostro scopo».

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