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Immobile e sfacciata Lisbona

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Racconto di Roberta B tratto da Scambieuropei

Non c’è bisogno di sporgermi troppo dalla mia finestra per vedere una distesa di vecchie tegole rosse, un cielo dall’azzurro imbarazzante e un pezzetto di un ponte, rosso anche quello. A volte mi sembra che questa città sia stata disegnata su un foglio avido di colore da un pittore estroso e irrimediabilmente malinconico. È qui sotto i miei occhi, immobile e un po’ sfacciata, Lisbona.

Ho appena realizzato di essere qui da appena sei mesi e quasi mi sembra di esserci cresciuta, tra queste stradine che sembrano prese da un paesino immerso nel nulla e spostate qui, nella “capitale europea meno capitale europea” che abbia mai visto.

E mi sono ritrovata a pensare a tutto ciò che mi ha fatta finire quaggiù, in un posto di cui fino a poco tempo fa non conoscevo quasi niente. Scappando dal vortice dei lavori non retribuiti che risucchia lentamente quasi tutti i neo-laureati italiani non avrei mai pensato di ritrovarmi in un posto come questo. Eppure.

Eppure a quanto pare in un ufficetto grigio c’era un posticino per me. Ti aspetta un lavoro sconosciuto, probabilmente noioso ma, reggiti forte, pagato, mi dissero (o almeno, questo è ciò che sentì la mia testolina da laureata sognatrice, senza un soldo e fin troppo propensa alla fuga).

E allora la chiudo di nuovo, questa valigia sempre pronta, per l’ennesima volta stampo carte d’imbarco per biglietti di sola andata, salgo su un aereo con le cuffie nelle orecchie e tante incognite scritte sull’agenda.

Io me lo ricordo ancora, quel giorno. Quel momento in cui uscendo dalla metropolitana ho alzato gli occhi verso un castello illuminato dal sole accecante, quel momento in cui per la prima volta mi sono trovata a provare a decifrare parole musicali e bellissime, quel momento in cui ho imparato a dire “obrigada”. Sorridendo, sempre.

Obrigada. Grazie. Alla mia voglia di andarmene, sempre, di partire, di scoprire, di non fermarmi, e grazie anche a questa città che, senza che nessuno le chiedesse niente, ha deciso di diventare una delle mie case.

Scritto da: Roberta B.

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