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Cavalieri del silenzio, i segreti del Kazakistan

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Dal modo di seppellire le persone si è sempre riusciti a capire molto di popolazioni magari non così conosciute. Anche per questo la scoperta  italiana in Kazakistan acquista ancora più valore.

Dopo 16 anni si è tornati a scavare fra i segreti millenari del Kazakistan alla ricerca dei “cavalieri nel silenzio” e una inedita scoperta è venuta alla luce: una tipologia di sepolcro funebre finora sconosciuta databile tra il II e V secolo a.c. La storia dei nomadi  sciti, dunque, continua.

kazakistanLa campagna di scavo si è svolta fra agosto e settembre 2013 lungo la Valle dei 7 fiumi nella parte meridionale del Kazakistan ed è stata condotta dal Centro Studi e Ricerche Ligabue, con l’Università Ca’ Foscari Venezia e la collaborazione dell’Istituto di archeologia Margulan dell’Accademia delle Scienze del Kazakistan.

Alla spedizione hanno preso parte l’archeologa Elena Barinova, responsabile per il Centro Studi Ligabue della missione, il dottorando di Ca’ Foscari Lorenzo Crescioli e lo studente cafoscarino Nicola Fior per i quali il Centro Ligabue ha stanziato una borsa di studio. A capo della missione, che ha visto coinvolta anche una equipe kazaka, Armand Beisenon.

Il Kazakistan è considerato una delle più interessanti aree archeologiche centro asiatiche; un territorio  che – dal Paleolitico al Neolitico fino al Medioevo – è stato disseminato di sepolture e tombe, le più famose delle quali stanno svelando pagini importanti dei nomadi Sciti-Saka, cultura seminomade che ha avuto il suo apice attorno  alla metà del 1° secolo avanti Cristo.

Sciti è nome che evoca immagini di cavalieri, di raffinati oggetti d’oro sbalzato, di decorazioni della cosiddetta cultura animalistica; alcune delle quali si ri-trovano anche nei muri di Venezia.

In questo recente scavo  si è riusciti per la prima volta a documentare un tumulo a forma di yurta (la casa mobile degli Sciti-Saka), una forma funebre mai conosciuta prima con questo aspetto. Sono state scoperte anche tracce di palificazioni lignee a costruire una sorta di mausoleo fatto di pali disposti in maniera concentrica e ripetute colate di argilla. La scoperta ha così permesso di individuare una variante della cultura saka. Contemporaneamente, in siti limitrofi, sono stati rinvenuti altri oggetti in oro e bronzo provenienti da corredi funebri di particolare valore.

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