Rubriche Varie 10 febbraio 2012

#hungary #budapest #klubradio Ungheria “Non chiamatela repubblica”. La polizia a cavallo trafigge una manifestante vestita di bianco, in un quadro esposto in una galleria d’arte che serve per illustrare la costituzione. L’estrema destra va a teatro, con la nomina del nuovo direttore del teatro di Budapest che si ispira a un drammaturgo e politico di estrema destra. L’onda nera spegne Klub Radio, emittente indipendente, formata da giornalisti licenziati dalla radio pubblica. Un’eurodeputata ungherese dice “gli ebrei vadano a giocare con i loro peni circoncisi fuori dai confini”. Delle guardie di neonazisti sorvegliano le case dei rom. Il piano nazionalista.

Klub Radio Popolare

Della situazione politica ungherese e dell’effetto che sta avendo sulle persone e sui media, se ne parlerà nell’incontro Non dimentichiamoci l’Ungheria Salviamo Klub Radio! Il dibattito sull’attacco alla libertà di espressione e all’informazione in Ungheria – 11 febbraio alle ore 11 a Milano, via Medici 4 – è stato organizzato dall’associazione AnnaViva, che aveva organizzato una protesta davanti al consolato ungherese di Milano. Ai microfoni dell’incontro ci saranno Andras Arato, direttore di Klub Radio Budapest e Danilo de Biasio, direttore di Radio popolare, modera il dibattito Andrea Riscassi, giornalista Rai. L’associazione @AnnaViva – da Anna Politkovskaja, giornalista russa assassinata (da sconosciuti) a Mosca il 7 ottobre 2006 – vuole parlare di cosa sta accadendo a una radio con cinquecentomila ascoltatori che rischia di chiudere e dover cedere le frequenze a una radio commerciale.

Pittura di Stato

“L’affermazione dei valori nazionali ungheresi è al centro del progetto politico del primo ministro Viktor Orban. Dall’inizio dell’anno questa ambizione è illustrata inquindici quadri, appositamente commissionati per una mostra al castello di Buda”, scrive Presseurop, pubblicando l’articolo di Peter Morvay L’arte secondo Orban. “L’opera che più ha fatto indignare e sorridere è quella che rappresenta i disordini del 2006 – una manifestazione contro il governo socialista di Ferenc Gyurcsány, organizzata in occasione del cinquantesimo anniversario della rivolta del 1956, violentemente repressa dalla polizia – A partire dal tema di San Giorgio che infilza il drago, l’artista ha dipinto un poliziotto vestito di nero a cavallo che uccide una donna vestita di bianco a terra”. ”Per l’artista la figura simboleggia la nazione ungherese, calpestata dal potere “demoniaco” dei paesi stranieri. Questo quadro è senza ombra di dubbio la più compiuta illustrazione del nuovo canone artistico ufficiale, uno strumento diretto a imporre l’interpretazione della storia e dell’attualità politica. Si tratta di una riscrittura della storia e della realtà, sostituita da una mitologia politicamente motivata”. ”Il punto più alto della mostra è la tela che rappresenta Santo Stefano, il fondatore della nazione ungherese, che indica la nuova costituzione con una spada, simbolo della determinazione, “perché l’adozione della legge fondamentale non è fatta per chi esita o ha paura”, spiega il pittore”.

Neonazisti a teatro

Anche il teatro diventa di estrema destra. “Protesta antifascista ostacolata da una contromanifestazione”, titola Népszava all’indomani degli incidenti che hanno turbato una dimostrazione di migliaia di persone davanti al Nuovo teatro di Budapest, convocata contro la nomina del nuovo direttore. Appena incaricato dal comune (che finanzia il teatro), György Dörner ha dichiarato di volersi ispirare alle idee del suo mentore, il drammaturgo e politico di estrema destra István Csurka. Noto per le sue tendenze antisemite, Csurka sostiene che sia in atto un complotto contro “la nazione ungherese” ordito dall’asse “New York-Tel Aviv-Budapest”, spiegava Népszava. E Népszabadság definiva ”surreale” la scena che si è svolta davanti al teatro, dove c’erano manifestanti con cartelli che recitavano “Resistete ad Arturo Ui” (in riferimento all’opera di Bertolt Brecht sull’ascesa di Hitler) o “Noi facciamo parte dell’Europa”, mentre i loro oppositori di estrema destra scandivano slogan come “sporchi ebrei” e “traditori della patria”.

Media off air

Il controllo del potere attraverso la censura dei mezzi di informazione. Klub radio, nasce nel 2000, negli ultimi 12 anni diventata la voce ufficiale dell’opposizione. Cinquecentomila ascoltatori, su dieci milioni di cittadini. La prima a cadere nel tranello della legge sui media, del governo Orban. E’ cambiato il modo per assegnare le frequenze, per non far fare il loro lavoro ai giornalisti di Klub Radio. L’autorità nazionale comunicazioni ha aumentato il prezzo delle frequenze, da 90mila euro a 200mila euro. In questo modo Klub radio ha perso subito le sue prime dieci frequenze in giro per l’Ungheria. Infine sono state cambiate le regole per l’asta della frequenza di Budapest 95.3, usata appunto da Klub radio. Chi usa quelle frequenze è obbligato a fare intrattenimento: 60 per cento musica e 25 per cento informazione locale. Klub radio non potrebbe mai entrare in questi paletti, inoltre è stato chiesto un numero maggiore di ascoltatori della radio. Il 29 febbraio scade il termine per la gara della frequenza che verrà assegnata a Auto Radio, una società fondata qualche mese fa appositamente per rientrare nei paletti del nuovo regolamento. E infatti dichiara di volere fare informazione locale e musica al 65 per cento. A Klub Radio lavorano 100 giornalisti, più della metà ex giornalisti che erano stati licenziati della radio pubblica ungherese. E adesso saranno di nuovo censurati. Il 1° gennaio 2012 Budapest ha assunto la presidenza dell’Ue e adottato la nuova legge sui media. La stampa indipendente e il resto d’Europa temono che sia l’inizio di una escalation autoritaria. Népszabasdság, sulla prima pagina del 1 gennaio, esprimeva il suo punto di vista: “Con l’entrata in vigore della nuova legge sui media (1° gennaio), in Ungheria è scomparsa la libertà di stampa. Lo diciamo anche nelle altre 22 lingue ufficiali dell’Unione, in modo che tutti capiscano. È un’affermazione estremamente grave, la più grave sottoscritta negli ultimi vent’anni dal nostro quotidiano, che non ha mai fatto ricorso a un tale strumento di protesta”.

Propaganda d’odio

La recente dichiarazione della deputata europea, avvocata, del partito per L’ungheria migliore Jobbik,  Krisztina Morvai: “Vorrei che quelli che si definiscono ebrei ungheresi andassero a giocare con i loro piccoli peni circoncisi fuori dai confini dell’Ungheria e non venissero a invece a insultare me”. Julia Vasarhelyi, giornalista freelance, spiega ai microfoni di Radio3 Mondo: “In momenti difficili con una crisi economica politica  e sociale, questi sentimenti antisemiti si rafforzano per forza, si cerca sempre quando ci sono dei guai i capri espiatori e un nemico interno: ebrei e rom nel caso dell’Ungheria. Con queste difficoltà finanziarie e politiche in Ungheria il sentimento razzista sta crescendo. Ed era già presente: il 10 per cento delle persone si dichiara antisemita e non nasconde di odiare gli ebrei. Il premier Victor Orban era liberale,  ma è diventato negli anni autoritario e molto nazionalista, nutre il sentimento contro tutti quelli che non sono magiari veri ungheresi. E gli ebrei non lo sono – dicono loro – perché stanno nel mondo della finanza e dell’economia, rappresnetano capitali stranieri. Sostengono, come accadeva durante gli anni trenta, che ci sia un asse Budapest, Tel Aviv, New York, Bruxelles, che agisce contro interessi ungheresi e vogliono occupare e sfruttare la banche e il popolo ungherese e che i banchieri sono per la maggior parte ebrei. E’ fasullo. Ma Orban vuole avere il sostegno degli elettori dell’estrema destra e tollera questi discorsi, anche gli articoli e durante trasmissioni televisive vengono fatti discorsi antisemiti. Lui dice di non essere antisemita, ma tollera questo e non vi marca le distanze, legittima invece questa forza. A Budapest, passeggiando per le strade e durante le manifestazioni di piazza, si vedono maglie inneggianti al nazismo, persone in divisa nazista con elmetti e giubbotti a tema: ”E il governo tollera tutto questo. E’ molto pericoloso e giocare col fuoco, con l’aggravarsi della situazione economica”.

Il partito dell’estrema destra nazionalista Jobbik, ha 48 deputati, il capogruppo Gabor Vona, al momento di giurare sulla Costituzione, si era presentato vestito con il giubbotto della Guardia Ungherese, ala paramilitare del partito messa al bando dalla giustizia, con il simbolo dei Crocefrecciati, i nazisti magiari del 1944. Un anno fa: Il 23 febbraio scorso nel villaggio rom di Tatárszentgyörgy, poco dopo mezzanotte, uno sconosciuto ha lanciato delle bottiglie molotov su una casa. Quando i suoi abitanti hanno cercato di fuggire, l’aggressore ha sparato su di loro, uccidendo un uomo e il figlio di quattro anni. Da novembre in Ungheria sono già stati uccisi cinque rom e ogni settimana si legge di nuove aggressioni compiute contro i loro villaggi”. “Alla fine di marzo alcuni militanti di Jobbik, l’estrema destra ungherese, hanno pattugliato per settimane le strade di un paese per proteggerlo dalla “criminalità zigana”.

Via Pàl

1 gennaio Budapest ha assunto la presidenza dell’Ue e adottato la nuova legge sui media, la stampa e il resto d’Europa teme la svolta autoritaria. 3 gennaio Centomila persone – come “ragazzi della via Pàl” – hanno manifestato intorno al Teatro dell’Opera di Budapest per contestare l’entrata in vigore della nuova carta costituzionale voluta dal premier Viktor Orbàn e votata dal solo centrodestra. 22 gennaio Duemila persone sono scese in piazza per protestare a Budapest contro la chiusura di Klub Radio.

Martino Galliolo

@freelance_2811





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