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l'incrociatore Montecuccoli, una delle sole 4 navi lasciate all'Italia dal Trattato di Pace di Parigi del 1947, che fu usata per trasferire un reparto di Granatieri di Sardegna dall'Eritrea alla Cina per difendere gli Italiani dall'invasione giapponese.

l'incrociatore Montecuccoli, una delle sole 4 navi lasciate all'Italia dal Trattato di Pace di Parigi del 1947, che fu usata per trasferire un reparto di Granatieri di Sardegna dall'Eritrea alla Cina per difendere gli Italiani dall'invasione giapponese.

Nella puntata precedente abbiamo visto come l’Italia fosse riuscita a stabilire degli affari importanti nel settore dell’aeronautica in Cina, tanto da mandare addirittura degli ufficiali cinesi a studiare in Italia.

Immaginiamoli, cosi’ esotici, mentre escono in libera uscita dall’Accademia Militare di Modena, e mangiano le specialità tipiche emiliane negli anni Trenta.

Te' all'Oppio - il bestseller di Bianca Sannino Tam

Te' all'Oppio - il bestseller di Bianca Sannino Tam

Uno di questi allievi ufficiali fu Tam Giam Chao, giovane cantonese che si innamorò della contessina liceale Bianca Sannino, nipote del Papa e la sposò nel 1936, in quegli anni molto diversi dai nostri. Al loro trasferirsi in Cina ebbero quattro figli finchè lui non fu trasferito a Guizhou, in una provincia lontana e povera, dove si consolò con un’amante. Scopertolo, Bianca Sannino, furente, chiese e ottenne il divorzio ed andò a vivere nella concessione internazionale di Shanghai con gli assegni dell’ex marito finché questi non scomparve, facendosi dare per morto.

Nell’agosto del 1937 i Giapponesi invasero Shanghai. L’Italia allora era ancora in pace e il 27 Agosto inviò l’incrociatore Montecuccoli per rafforzare la stazione navale in Cina e proteggere gli Italiani da eventuali attacchi giapponesi. In quel viaggio fu stabilito un primato di velocità raggiungendo Shanghai appena il 15 Settembre.

Per riuscire a sopravvivere e a mantenere i figli, sceglie di lavorare nella casa di piacere gestita da Nancy Li, la vedova di un diplomatico cinese che collabora con i Giapponesi. La casa era raffinata, ed ospitava solo militari e uomini d’affari.

Bianca è bionda, bella, parla inglese, francese, e l’ottimo mandarino imparato dal marito. Il 9 dicembre 1941 la Cina di Chiang Kai-shek dichiarò guerra all’Italia. Tutte le confidenze cui si abbandonano i clienti importanti nel letto di Bianca sono trasmesse a Kesoke Kuarata, un ufficiale dell’esercito giapponese.

Nel 1945 i nazionalisti cinesi intercettano una lettera di Nancy Li che prova l’attività spionistica di Bianca,la arrestano e la condannano a morte per le informazioni che ha fornito ai giapponesi. Inaspettatamente ottiene la clemenza per intercessione di monsignor Antonio Riberi, nunzio apostolico in Cina, e nel ’46 è rimpatriata. Tornata in Europa, si risposa numerose volte, va a vivere a Parigi durante gli anni ’50 dove diventa l’assistente personale di Christian Dior. Scriverà “Tè all’oppio”, il libro delle sue memorie erotiche, condannato dai perbenisti per il suo realismo che non nasconde nulla sebbene io lo consideri una testimonianza molto bella del fatto che la vita non è mai “scritta” o destinata a essere sempre uguale se si decide di reagire alle difficoltà senza rassegnarsi alle convenzioni. Bianca è deceduta nel 1993.

Quirino Vittorio Gerli e Anna Horvath il giorno del loro matrimonio a Pechino

Quirino Vittorio Gerli e Anna Horvath il giorno del loro matrimonio a Pechino

Un altro personaggio straordinario legato a Tientsin è stato Vittorio Gerli. Nel 1920 era ufficiale dell’aeronautica a Centocelle, quando conobbe a una funzione l’allora ambasciatore cinese in Italia che lo invito’ ad andare in Cina a prendere servizio nella dogana internazionale.

L’anno successivo il Gerli partì per la Cina e frequentò per tre anni l’università doganale di Pechino, arrivando infine nel 1940 a essere il Direttore Generale di tutte le dogane cinesi. Lo immaginate, oggi, un Italiano direttore di tutte le dogane cinesi col volume di affari di adesso?

A Tientsin possedeva una grande villa, dove viveva con la moglie, Anna Horvath, figlia del generale russo bianco Dmitri Horvath che dopo aver sconfitto i Bolscevichi a Vladivostok si era fatto incoronare nella cattedrale della città Imperatore dell’Est, nel 1918, finendo poi a lavorare nel 1919 come consulente per le ferrovie cinesi. Nel 1943 gli occupanti Giapponesi sospesero dal servizio il Gerli, che rimase senza impiego fino al 1949, quando le armate comuniste di Mao espulsero i nazionalisti di Chiang Kai-shek. Tornato al lavoro nel 1949, cadde vittima nel settembre del 1950 di un orribile complotto propagandistico ordito dal partito comunista.

Quell’anno la guerra in Corea non andava bene per i Cinesi e l’annessione del Tibet (7 ottobre 1950) non era stata accolta dai Tibetani con grande entusiasmo.

Occorreva quindi catalizzare il consenso e l’attenzione del pubblico sfruttando una vittoria su un nemico esterno.

Gerli fu arrestato con l’accusa fabbricata di complottare per uccidere Mao Zedong durante la parata solenne del 1º ottobre 1950, primo anniversario della rivoluzione, nonché di far parte di una rete spionistica clandestina al soldo della CIA diretta dall’Italiano Antonio Riva.

Furono arrestati anche Henry Vetch, titolare della libreria francese a Pechino, Walter Genthner, tedesco, il giapponese Yamaguchi, e monsignor Tarcisio Martina. Le condanne emesse in un’ora dal tribunale del popolo furono durissime.

Ve ne parlerò nella prossima puntata.

Quirino Vittorio Gerli in Cina

Quirino Vittorio Gerli in Cina

[CONTINUA – parte settima]  di Giovanni LOMBARDO