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Continua il dibattito su Londra e le Olimpiadi. Fuggire o restare? Dì la tua ad anordestdiche@gmail.com

Non me ne vogliate, ma trovo i vostri commenti su Londra molto sconfortanti, una ridda di luoghi comuni resa ancor piú sconfortante dal fatto che a formularla sono delle persone giovani…persone da cui ci aspetteremmo ben altro.

“Londra cittá fredda e cinica”? Ci sono circa 180.000 (cento-ottantamila) charities, stando ai dati ufficiali su base nazionale, che raccolgono ogni anno piú o meno 57 miliardi di sterline (capite? Denaro che proviene, non da contributi statali, ma dalle tasche di questa gente fredda e cinica…) – quante ce ne sono nella calda e accogliente Italietta popolata da gente buona e brava?

“Cittá il cui squallore viene spazzato sotto il tappeto […], o nelle grandiose visioni delle Olimpiadi da venire”? Sì, Davide Miozzi, gradiose visioni…proprio così, grandiose! Non fosse altro che per il fatto di essere riusciti a portare a termine un progetto così ambizioso durante la peggiore recessione della storia – la Francia, l’Italia e tutto il resto dei Paesi che compongono quel leviatano burocratico che chiamate Europa, avrebbero messo un fuori un cartello con la scritta “CHIUSO PER BANCAROTTA”.

Questa si chiama “resilience”, caro Davide… la capacitá di portare a termine il proprio lavoro/impegno senza mascherarsi dietro chissá quali scuse (cosa in cui noi Italiani siamo bravissimi…é sempre colpa di qualcun altro, é vero o no?) – e questa resilience viene dal senso profondo di autosufficienza che ha sempre contraddistinto questo popolo: A.U.T.O.S.U.F.F.I.C.I.E.N.Z.A. capite?? È l’opposto della tendenza, anche questa tutta Italiana, ad aspettare un Deus ex machina che vi venga a risolvere i problemi, offire un lavoro, farvi trovare una fidanzata/o, pagarvi l’affitto, darvi la pensione etc etc

Concludo, scusandomi in anticipo se quanto sto per dire offenderá qualcuno di voi: siamo diverse decine di migliaia di Italiani in questa cittá e la maggior parte di noi ringrazia ogni mattina il Cielo per aver un giorno preso la decisione di andarsene da un Paese, che per quanto amato e amabile, é popolato da gente che non ha alcuna capacitá ad adattarsi, ad evolvere, a reinventarsi.

Perché i miei amici medici che hanno scelto Londra ora godono di strutture, compensi, fondi per la ricerca che in Italia e nel resto in Europa non hanno eguali? Perché io ora guadagno 3 volte lo stipendio di quando iniziai a lavorare qualche anno fa? Cara Susi che non ti sei voluta “piegare al camerieraggio”…quello l’abbiamo fatto tutti, indipendentemente dallo status sociale/economico o dal livello di istruzione – il punto é non fermarsi lì, continuare ad impegnarsi, darsi da fare…poi, chi vale qualcosa ce la fa, gli altri no. E non é colpa di nessuno, non c’é nessun complotto, non c’é nessuna ingiustizia: si chiama meritocrazia, quella vera peró!

Davide

4 comments

  1. Ho lavorato a Londra, in una rinomata istituzione pubblica per cinque anni e il mio stipendio non e’ aumentato in quel lasso di tempo, se non grazie agli “aggiustamenti” dovuti all’inflazione. Con uno stipendio da statale medio, a Londra, non puoi permetterti di vivere da solo: io ho condiviso una casa con altre quattro persone per poter risparmiare almeno una parte del mio stipendio. E vivevo in zona 4, sempre per poter da una parte ammortizzare i costi, dall’altra far finta di avere una migliore qualita’ della vita. Mi sono sempre mossa in bici, come molti Londinesi (e non). Negli ultimi mesi della mia permanenza mi sono dovuta affidare alla metroplitana perche’ ero incinta: ecco, qui ho potuto notare se non il cinismo almeno l’indifferenza e il totale indivisdualismo di tutte le persone che si trovavano a condividere il vagone con me. Tutte assorte nella lettura di “Metro” o del loro ebook reader o assopite. Nessuno che alzasse lo sguardo, nessuno che notasse che avevo una pancia non indifferente. Nessuno o quasi che mi cedesse il posto, soprattutto quando il vagone era piu’ affollato durante le ore di punta. Stesso discorso nelle stazioni o negli aeroporti: tutti determinati a raggiungere la loro destinazione nel minor tempo possibile (vedi le persone che camminano sul lato destro delle scale mobili!) e nessuno che si fermasse ad aiutarti a portare un bagaglio su o giu’ dalle scale (moltissime stazioni londinesi, anche le piu’ centrali ancora non hanno scale mobili e/o ascensori!).
    Ho potuto constatare l’ipocrisia di molti colleghi sul posto di lavoro: sempre sorridenti, sempre a dire “yes” e “sorry” ma pronti a sparlarti alle spalle alla prima occasione. Mi rendo conto che questo giudizio puo’ applicarsi a qualsiasi ambiente di lavoro, non essendo necessariamente una peculiarita’ di Londra, per cui prendetelo pure con le pinze.
    Cosa mi manchera’ di Londra? Sicuramente la varieta’ dell’offerta culturale: mostre interessantissime e sui piu’ disparati soggetti, state-ot-the-art museums per lo piu’ gratuiti, una ristorazione internazionale variegatissima e di qualita’ spesso eccellente.
    Ma soprattutto mi manchera’ il mio lavoro da restauratrice, un lavoro per il quale avevo studiato qui in Italia, ma che l’Italia non sembrava (e tuttora non e’) in grado di potermi offrire. Un lavoro che ho ottenuto mandando il mio CV quando seppi che reclutavano nel mio futuro posto di lavoro. Un lavoro conquistato tramite colloquio e non tramite estenuanti concorsi pubblici.
    Se sono tornata, e’ stata per una scelta personale, dovuta a contingenze non piu’ procastinabili. Non escludo di poter tornare in futuro insieme alla mia famiglia: del resto ora sono in aspettativa..

  2. Caro omonimo,
    premettendo che programmaticamente i miei post su questo sito sono volti ad esaltare i lati negativi della vita nel Regno Unito, tralasciando molto del buono che se non altro per la statistica si puó trovare, ho avuto modo di imparare come in natura bianco e nero si trovino piú spesso nelle loro sfumature che non puri e convengo con te che efficienza e meritocrazia siano piú di casa dalla regina che nell’Italia da cui ora ti scrivo. Si tratta di concezioni diverse della vita e degli umani rapporti, differenze di valori che a mio parere non possono essere facilmente giudicate in termini di bontá o meno.
    A parlar male dell’Italia non ne vedo proprio il bisogno: lo sa fare benissimo da sola, preferisco sputare nel piatto in cui mangio.
    Anch’io ho visto il mio salario raddoppiare una volta trovato lavoro a Londra, il mio ruolo rispettato come pure i miei diritti di onesto cittadino, non posso certo negarlo, tuttavia continuo la mia opera malvagia.
    Esistono infinite charity sí, e immagino la grande parte prodighe nelle loro azioni concrete, quelle con cui io ho avuto a che fare invece si occupavano di pagare meno tasse di semplici aziende, pur operando allo stesso modo, o sfacciatamente “organizzare manifestazioni sportive per finanziare corsi a bambini meno abbienti”, corsi ovviamente tenuti dall’ente medesimo. Il fine é nobile certo, ma non unico.
    Confesso pure la mia ignoranza, io che credevo “resilience” significasse uscire vincitori da due guerre mondiali, partire dall’ereditá finanziaria, politica e linguistica del piú vasto impero coloniale mai esistito, fondato sulla rapina, la spregiudicatezza, schiavismo, pirateria e oppio e raggiungere un’autosufficienza nominale garantita da opportune alleanze in campo internazionale.
    Sotto questo aspetto preferisco guardare con ammirazione alla Germania, che ormai non riesce piú a stupire, tanto ci ha abituati al fenomeno. Speriamo non ci prenda troppo la mano come ha giá disgraziatamente fatto piú di una volta.
    Tornando a noi, chiudo con qualche domanda sparsa: quante persone vivono nel Regno Unito grazie ai sussidi statali? Quanti giovani affollano i pub fin dal mattino, annegando la loro vita nella birra, senza alcuna motivazione? Fino a che punto si spinge la pressione sul luogo di lavoro, in termini di condizioni, orari, concorrenza interna, sfruttando la leva delle prospettive future? Chi puó permettersi un’istruzione adeguata?
    Ogni cosa ha un prezzo, e il mio compito qui é quello di mostrare l’etichetta a chi pensa il paradiso da qualche parte esista.
    Stammi bene,
    d.

  3. Ciao Davide,

    chiariamo subito che non sta a me fare il difensore d’ufficio del Regno Unito, propongo semplicemente il mio punto di vista di persona che a Londra ci vive da ormai otto anni. Mi riferivo alla resilience dei Britannici senza affondare le radici del discorso nelle polverose glorie di guerre mondiali vinte, imperi coloniali ormai dissolti e alleanze ben pensate…facevo piu’ umilmente, e forse semplicisticamente, riferimento al loro “keep calm and carry on” buono per tutte le stagioni.

    Quanto alle charities, di certo ce ne sono che funzionano piú come schermo per pagare meno tasse che come enti caritatevoli…tuttavia, visto che l’elusione (non evasione)fiscale é non solo permessa ma anche incoragggiata dalla legge, ben vengano! Se per pagare meno tasse, spendono dei denari per provvedere a dei servizi il cui costo in caso contrario graverebbe sui contribuenti, non vedo dove sta il problema.

    La Germania…grande paese! Grande paese che tuttavia ha piú bisogno della Grecia di quanto sia vero il contrario – te la immagini una Germania fuori dall’Euro con il Deutsche Mark che schizza alla stelle? A chi le vendono, non dico le Mercedes o le BMW, ma piú semplicemente le loro macchine utensili o altri beni di largo consumo? Te lo dico io, a nessuno! L’economia tedesca si appoggia per oltre il 50% sull’export verso paesi europei e con un moneta nazionale forte si potrebbero solo sognare di stare qui a fare la locomotiva d’Europa…anzi, ti dico di piú: il conto di questa pagliacciata che al momento viene pagato da pensionati e dipendenti pubblici, fatelo pagare alla Germania…e non venitemi a raccontare che questo bubbone della crisi dei debiti sovrani é un fatto imprevedibile e inaspettato di cui nessuno sapeva nulla; il leviatano burocratico a cui facevo riferimento ieri é basato sull’inganno perpetrato da una manica di grigi funzionari ai danni di milioni di persone che, in ogni paese d’europa, stanno mantenendo indirettamente economie come quelle tedesca!

    Concludo rispondendo alle tue domande sparse:

    1- quante persone vivono nel Regno Unito grazie ai sussidi statali? TROPPE! E, indovina un pó, molte di queste non sono neanche Inglesi…bensí Italiani, Spagnoli, Portoghesi, etc…e io qui a pagare per loro! Dovrei essere contento?!

    2- Quanti giovani affollano i pub fin dal mattino, annegando la loro vita nella birra, senza alcuna motivazione? TROPPI. E sai perché? Perché non hanno nulla da fare, anche volendo. La concorrenza con maestranze provenienti principalmente dall’Est Europa (te lo dico visto che ogni volta che chiamo un idraulico imparo qualche nuova parola in qualche lingua slava!) é troppo forte…in sostanza é una tristissima guerra tra poveri.

    3- Fino a che punto si spinge la pressione sul luogo di lavoro, in termini di condizioni, orari, concorrenza interna, sfruttando la leva delle prospettive future? Fino a livelli inimmaginabili…ma ormai, dopo 6 anni di lavoro facendo una media di 12 ore al giorno, mi ci sono abituato e se ogni anno becco un aumento medio del 20%, meglio ancora. Vogliamo confrontare questo sistema con quello di un paese dove il lavoro é un diritto costituzionalmente garantito?! Ma ci rendiamo conto?! Il lavoro un diritto?! In base a cosa?? Oppure, per citare un altro esempio, un paese dove esistono i contratti nazionali secondo cui chi rientra in una determinata categoria deve guadagnare lo stesso salario di chiunque altro rientri in quella categoria? Ma stiamo scherzando?! Di fronte a questo posso solo dire: Dio salvi Marchionne e chi come lui! I contratti, questo tipo di contratti, vanno stracciati e se i sindacati – solo in Italia esistono sindacati talmente potenti – hanno qualcosa da ridire, beh…se ne possono andare tutti quanti tu sai dove!

    4- Chi puó permettersi un’istruzione adeguata? Poche persone per fortuna!! E non solo persone ricche, basta essere intelligenti per ottenere delle borse di studio VERE che ti permettono di vivere dignitosamente e di frequentare strutture al top! Se l’alternativa e’ una situazione come quella Italiana dove tutti hanno accesso alle universitá che, come ben sai, sono piene di cialtroni analfabeti che poi si aspettano anche un lavoro garantito visto che ancora esiste il valore legale del titolo di studio…non penso ci sia neanche il bisogno di aggiungere altro.

    Ogni cosa ha un suo prezzo, dici benissimo…peró ci sono posti dove a fronte di un prezzo, magari anche alto, ti viene corrisposta una contropartita – altri posti dove invece questo non avviene.

    Cordialmente,

    Davide

  4. sei cinico e lucido. Mi piaci. Probabilmente non andremmo d’accordo nella realtà per diverse visioni estreme che leggo nel tuo post, ma apprezzo molto lo stesso la sostanza di esso nel cumulo della fuffa repleta di frasi fatte che piace scrivere su Londra, per sfogarsi, per negare a se stessi il fatto di essere in balia e non riuscire a gestire le situazioni. Come dici tu ” chi vale qualcosa ce la fa, gli altri no”. Mi dispiace dirlo ma esistono solo due tipi di persone: chi capisce come fare e chi no. Ma non a Londra, ovunque. Tu capisci mi sa. Ciao.

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