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Oggi 15 maggio, ricordiamo la Nakba, la catastrofe, come la chiamano i palestinesi. La cacciata dalla terra che era loro, l’esilio, sessant’anni di oblio.

Ecco come Wikipedia spiega la Nakba:

“Al-Nakba è il nome che viene assegnato nel mondo arabo, e in Palestina in particolare, all’esodo delle popolazioni arabe, intensificatosi a partire dal 15 maggio 1948, che colpì i residenti della regione palestinese quando il Regno Unito, ritiratosi dalla medesima, attribuì ad Israele, secondo il Piano di partizione della Palestina contenuto nella risoluzione 181[1] sanzionato dall’ONU il 29 novembre 1947, la sovranità su quei luoghi.

Il termine “al-Nakba”, arabo: ﺍﻟﻨﻜﺒـة‎, che significa “catastrofe”, identifica anche la ricorrenza, commemorata ogni anno, attraverso la quale le genti palestinesi e arabe rievocano l’estromissione di buona parte degli abitanti arabi della Palestina dai confini dello Stato d’Israele, nato all’indomani della fine del mandato britannico sulla Palestina. Nel febbraio 2010 la Knesset ha varato una legge che proibisce di manifestare pubblicamente in Israele lutto e dolore il 15 maggio.[2]

Nel 1951 gli Arabi espulsi da Israele furono 711.000,[3] mentre oggi si stima che i loro discendenti possano essere 4.250.000.[4]”

Un lunghissimo documentario di Al Jazeera tenta di ricostruire tutto ciò. Eccolo:

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