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La riabilitazione del terrorista passa da Singapore

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Il Primo Ministro di Singapore inaugura la Conferenza

Il Primo Ministro di Singapore inaugura la Conferenza

La settimana scorsa, dal 25 al 27 Marzo, si è svolta a Singapore, (ignorata da tutti i media italiani), la CONFERENZA INTERNAZIONALE SULLA RIABILITAZIONE DAL TERRORISMO E SULLA RESILIENZA DELLA COMUNITÀ.

Presenti alla conferenza i servizi segreti di quasi tutti i Paesi toccati da un qualche tipo di terrorismo: CIA, M16 (Regno Unito), DGSE (Francia), FSB (l’erede del KGB), SISDE (Italia) più i Servizi di Pakistan, Tagikistan, Indonesia, Sri Lanka ed Arabia Saudita. Un’assenza cospicua, quella della Cina, dove da anni gli abitanti del Turkestan Orientale si battono per l’autonomia con azioni definite “terroristiche” dal governo Cinese.

Circa il 15% della popolazione di Singapore professa la religione islamica, e due feste musulmane importanti, la fine del Ramadan ed il sacrificio di Abramo, sono considerate festività per tutto lo Stato, alla stessa stregua del Venerdì Santo e del Natale, del Capodanno Cinese, della festa della Luce induista e del compleanno di Budda. A Singapore ognuno è libero di professare la sua religione e ne viene aiutata e rispettata la possibilità di praticarla. La convivenza dei Musulmani di Singapore con concittadini di altre fedi ed etnie rende Singapore estremamente sensibile alla minaccia del terrorismo di matrice islamica, ma rende anche l’isola repubblica un laboratorio di ricerca unico al Mondo vocato allo studio e all’applicazione di soluzioni pratiche al problema della convivenza.

Il Primo Ministro di Singapore LEE HSIEN LOONG ha aperto la Conferenza ricordando la ricorrenza del decimo anniversario del Gruppo di Riabilitazione Religiosa (RRG – Religious Rehabilitation Group), sorto dopo l’arresto dei membri della Jemaah Islamiyah (JI) a Singapore nel dicembre 2001.

La Jemaah Islamiyah è un’organizzazione terroristica del sud-est asiatico dedicata alla creazione di un “califfato regionale islamico”. Il 25 ottobre 2002, subito dopo gli attentati di Bali, dei quali aveva rivendicato la responsabilità, Jemaah Islamiyah è stata aggiunta dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la risoluzione 1267 alla lista delle organizzazioni terroristiche legata ad al-Qaeda.

Il Primo Ministro LEE HSIEN LOONG ha affermato di essersi reso conto subito nel 2001 che semplicemente arrestare ed incarcerare i membri della JI non sarebbe stato sufficiente: dato che la Jemaah Islamiyah  aveva erroneamente interpretato alcuni concetti islamici, convincendo i suoi adepti che il terrorismo fosse “giusto” e “legittimo”, bisognava anche contrastare alla fonte questa interpretazione radicale offrendo interpretazioni convincenti delle dottrine principali che fossero alternative all’ideologia del terrore.

Gli ulama (i dotti musulmani di scienze religiose) di Singapore hanno avvicinato il Governo offrendo il loro aiuto a contrastare le dottrine radicali elaborando dei testi teologici alternativi con i quali dare una prospettiva diversa ai detenuti per riabilitarli. E’ stato così fondato il Gruppo di Riabilitazione Religiosa. La prima pubblicazione del gruppo (“L’Islam – religione di Pace e Salvezza – Il cammino verso la realizzazione della Vera Jihad”) ha smentito definizione erronea diffusa da JI della Jihad come “guerra” e come un “obbligo religioso” per tutti i Musulmani. Con la seconda pubblicazione, il Gruppo ha affrontato altri concetti religiosi che erano stati distorti dagli ideologi del terrorismo, come ad esempio “al wala ‘wal bara” (amore per i musulmani e l’odio per i non musulmani) e “takfir” (dichiarazione di apostasia).  Non ci vuole certamente uno sforzo intellettuale molto grande per capire come le menti di moltissime persone possano essere influenzate da decreti emanati oltre un migliaio di anni fa: in Italia una parte della popolazione segue i dettami del Vaticano. Era quindi davvero importante riuscire a trovare una base ideologica legittimante per togliere qualsiasi autorità ai terroristi islamici.

Nel corso degli anni i consiglieri del RRG hanno contribuito a riabilitare molti detenuti legati al terrorismo facendo loro capire come fossero stati fuorviati e manipolati dagli ideologi radicali. La maggior parte dopo la detenzione è ritornata alle famiglie, a lavorare e si è integrata nella società di Singapore. Gli Americani, oberati dai pesanti costi delle guerre di contenimento in Afghanistan e Iraq, hanno visto con grande interesse l’esperienza singaporiana.

Le idee principali della conferenza sono riassumibili così:

–       Isolare i radicali islamici dagli altri detenuti, in quanto i detenuti per crimini comuni sono suscettibili di essere radicalizzati ed una volta usciti di prigione possono usare il pretesto della nuova ideologia per legittimare le loro azioni criminali e far crescere la loro influenza.

–       Offrire ai detenuti radicalizzati delle ideologie alternative e delle conoscenze tecniche con le quali questi possano trovare un lavoro, mantenersi e reintegrarsi nella società una volta usciti di prigione.

Tutte queste operazioni hanno un costo economico che la  società civile nel suo insieme è chiamata ad affrontare, in quanto sembrerebbero meno gravosi dei costi di una guerra continua, che non garantisce il supporto delle popolazioni dove si nascondono i radicali islamici. Qualcuno, nella conferenza, è stato sentito dire: – non capisco questa follia di voler riabilitare i terroristi. Si perde tanto tempo, si spendono tanti soldi tra processo ed incarcerazione. L’unico modo di riabilitare un terrorista è di ucciderlo.-.

Il cosiddetto Occidente, in tutte le sue ben diverse varianti, è vissuto per decenni in una situazione di relativa agiatezza, mentre il resto del mondo lavorava duramente per riuscire ad emergere dal feudalesimo e dall’oppressione. Le emigrazioni, internet e la televisione hanno portato a contatto tra di loro situazioni diversissime, causando un vero e proprio terremoto socio-economico il cui sciame sismico non è ancora finito. Qualcuno, tra le macerie del suo passato, non vuole rendersi conto e cominciare a lavorare positivamente per la ricostruzione. Intanto il nuovo avanza, cambiando tutto quello che ci sembrava immutabile e “normale” e lo fa in molti modi, uno dei quali è il terrorismo.

Mentre l’ordine costituito può essere cambiato pacificamente da un cambiamento generazionale o da vari fattori (le donne, che non potevano votare nel Regno d’Italia, possono invece votare nella Repubblica Italiana), il terrorismo è invece un’azione violenta e sanguinaria che mira a sovvertite l’ordine costituito, ed  è in primo luogo tale ordine e la sua legittimazione ciò che il terrorista sfida e minaccia. In quanto violenta, noi non possiamo ignorare e non contrastare immediatamente la minaccia terroristica. Infatti, se “Il diritto è quello che ha la forza di divenire e di imporsi come diritto positivo”, (secondo il giurista Santi Romano), una volta che l’azione terroristica avesse avuto successo, l’ex terrorista diventerebbe, dopo aver sovvertito l’ordine precedente, il legittimo detentore del potere.

Purtroppo non tutto è sempre semplice come preferiremmo fosse.  Qualunque ordine costituito definisce la sua nemesi con il termine di terrorista: in Italia la polizia imperialregia fece arrestare Silvio Pellico con l’accusa di cospirazione, lo fece transitare per il Forte di San Felice a Chioggia e per i Piombi a Venezia prima di mandarlo al carcere duro dello Spielberg. Felice Orsini non fu più fortunato ma scrisse all’Imperatore francese una lettera che lo rese famoso dopo essere stato impiccato: «Sino a che l’Italia non sarà indipendente, la tranquillità dell’ Europa e quella Vostra non saranno che una chimera. Vostra Maestà non respinga il voto supremo d’un patriota sulla via del patibolo: liberi la mia patria e le benedizioni di 25 milioni di cittadini la seguiranno dovunque e per sempre». Più recentemente i Nazisti definivano chiunque si opponesse alla loro occupazione dell’Europa, e quest’uso del termine “terrorista” lo fecero anche gli Inglesi durante la lotta anticolonialista nel loro impero (esempi: Cipro, Kenya).

La minaccia del fondamentalismo islamico nasce da oggettive condizioni insopportabili endemiche a molti Paesi nominalmente musulmani, sfruttata da alcuni per le loro agende. Probabilmente lavorare per cambiare queste condizioni offrendo ai terroristi sia strumenti intellettuali che opportunità di lavoro tali da non renderli ricattabili dalle ideologie estremiste costituisce l’unico modo per eliminare la minaccia terroristicaNon si tratta di un percorso semplice: non a tutti conviene dover interagire con individui informati, con una cultura dei diritti e con persone che non accettano retorica vuota. Nei Paesi islamici come in Italia.

 

 

3 comments

  1. Io mi trovo in assoluto accordo con quanto viene descritto dall’autore.
    Sicuramente uno dei grossi problemi del nostro tempo è proprio l’uso improprio che viene fatto da alcuni personaggi di spicco, non solo islamici, della religione e delle sue leggi. spesso con interpretazioni distorte dei testi sacri dovuti, a mio avviso, alla grande disparità di livello di vita a livello culturale tra vari strati della società.
    Questa disparità, sopratutto culturale, è molto più rilevante in alcuni paesi piuttosto che in altri e questo, sommato a uno sfruttamento quasi indiscriminato da parte dei paesi più ricchi, porta alla nascita di alcune correnti religiose ma anche politiche che inneggiano alla violenza indiscriminata.
    Purtroppo molto spesso questi atti di violenza vengono giustificati con una distorta o forzata interpretazione di alcuni dettami religiosi in quanto è il modo più facile e efficace per farli accettare dalle persone con uno scarso livello culturale.
    Personalmente trovo che il governo di Singapore abbia intrappreso un percorso tortuoso ed irto di ostacoli ma nello stesso tempo molto efficace sopratutto a lungo termine in quanto è probabile che questo metodo fondato sulla costruzione e non sulla distruzione, come sinora si è fatto, possa diventare un volano che una volta avviato continui a funzionare senza ulteriori sforzi.
    Infine ritengo che quanti asseriscono che l’unico modo per combattere il terrorismo sia quello di estirpare le singole organizzazioni o i singoli terroristi stiano commettendo uno dei più fatali errori in quanto non si farebbe altro che disruggere una unità per poi trovarsi a combatterne altre cento che nascono come conseguenza alla distruzione della prima.
    L’unica suluzione possibile al problema ritengo sia il cercare di risolvere il problema alla radice cioè appianare le disparità all’interno di queste società sia economiche che culturali in tal modo non si verrebbero a creare le condizioni per la diffusione di idee e prsatiche violente

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