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Australia solo andata, il viaggio di Erica e Marco

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Due ragazzi di 25 anni emigrati in Australia per iniziare una nuova vita, via da un Paese che prospettive di dignità e futuro ne offre sempre meno. La tragedia di Marco Beghetto ed Erica Pasinato, i due giovani originari dell’Alta Padovana, emigrati da ottobre in Australia e impegnati nella raccolta delle mele, morti lunedì in un incidente stradale, sta commuovendo l’Italia intera. Sabato scorso l’ennesima amica mi aveva parlato della “folle idea” (folle?) di mollare tutto e andare dall’altra parte del mondo, al termine di un anno di disoccupazione e con lo spettro dell’estinguersi degli ammortizzatori sociali di fronte. Crisi certo, ma anche ricerca di un diverso rapporto con la natura, dello “spazio”, fisico e mentale, per costruire un modello di crescita e di vita diverso. E il servizio della televisione australiana, la tragedia sentita come loro…Accadrebbe lo stesso qui, da noi, per una famiglia immigrata?

Per approfondire i numeri crescenti, le dimensioni e le ragioni di un fenomeno sempre più esteso, vi proponiamo un brano tratto da un bellissimo libro, di recente di pubblicazione “Australia solo andata” di Alessio Corazza, Michele Grigoletti, Ella Pellegrini (Cierre Edizioni, prezzo 16 euro). www.australiasoloandata.it

Cervelli (e braccia) in fuga

La Storia, come diceva qualche filosofo, si ripete. Dai primi anni del Novecento, i veneti hanno iniziato a conoscere l’Australia. I più poveri tra loro l’hanno scelta come terra di opportunità. Dopo la Seconda guerra mondiale, e prima del boom economico, l’Australia è ancora nei sogni di tanti: dei reduci che non sentono di avere futuro, degli avventurosi, degli ambiziosi che vogliono bruciare le tappe verso la ricchezza. Poi, per mezzo secolo, la tendenza si interrompe: l’Italia cresce, si arricchisce, crea lavoro e – pur tra mille contraddizioni – diventa una potenza economica mondiale. Il Veneto  è l’ultimo dei posti da cui fuggire, l’Australia rimane là, agli antipodi, terra di italiani che invecchiano tra deserti e canguri, con figli che parlano l’inglese e nipoti che si chiamano John, Jack o Mary.
A riannodare i fili interrotti ci pensano vari fattori: la globalizzazione, la crisi economica, la mancanza di prospettive anche per chi ha studiato e – in fondo – il fascino sempreverde di un luogo che sa ancora di frontiera. Conta anche la qualità della vita. Secondo un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) del 2012 è questa la nazione più felice al mondo. L’Australia torna così, quasi senza che nessuno se ne accorga, ad essere luogo di emigrazione per gli italiani. Ed è un vero e proprio boom. Secondo «L’Espresso», che ha dedicato al fenomeno una sua copertina, «nel 2010 sono stati oltre 50.000 gli italiani che hanno fatto rotta sull’Australia. Mentre nel 2011 pare si confermi un trend in continua crescita,
che potrebbe quindi sforare quota 60.000». Di questi, quanti  siano i veneti  è difficile dirlo: di certo sono pochi i ragazzi, tra Emigrazione giovanile i venti e i trent’anni, che non hanno almeno un conoscente che è emigrato in Australia. E di certo non mancherà chi, tra loro, si trovi a ripercorrere le orme di nonni, zii o parenti vari che qualche decennio fa, con un viaggio in mare di un mese, non con un  comodo volo di 24 ore, hanno percorso la stessa rotta.
Prima di tutto, bisogna rispondere a una domanda: perché proprio l’Australia? Il primo fattore che rende “naturale” la scelta è il visto vacanza-lavoro: chiunque abbia un’età compresa tra i diciotto e i trent’anni può ottenere un visto di un anno, che permette di lavorare. Non c’è bisogno di avere la garanzia di un posto di lavoro, né di un conto corrente bancario: basta un biglietto aereo che, fuori stagione, si trova anche a meno di mille euro. Le statistiche del dipartimento australiano dell’immigrazione contano 9.600 visti di questo tipo rilasciati a ragazzi italiani tra il 30 giugno 2011 e il 30 giugno 2012, in aumento del 49 per cento  rispetto ai dodici mesi precedenti. È naturale che la maggior parte di questi giovani si concentrino nelle città più grandi, come Sydney, Melbourne, Perth e  Canberra. Ma anche centri agricoli come Griffith sono diventati negli ultimi tempi una meta molto gettonata, non fosse altro perché è
possibile la proroga di un anno al visto iniziale lavorando  per tre mesi come stagionali nei campi.
(…)
Per chi sceglie di venire a vivere in modo permanente in Australia, il percorso è spesso ad ostacoli.(…) È normale che, in un  Paese con un mercato del lavoro molto flessibile qual è l’Australia, dove il lavoro va e viene con una certa facilità, un obiettivo importante per i nuovi arrivati sia ottenere un permesso di residenza permanente, primo passo per ottenere la cittadinanza, che spezza l’equazione tra visto e contratto di lavoro.
(…)
L’Australian dream raramente si trasforma in un incubo, ma  non è sempre luccicante come molti sono portati a pensare. Il suo fascino, comunque, pare intatto, il suo richiamo sempre maggiore. Il governo australiano si è ripromesso di analizzare con attenzione lo strumento del visto vacanza-lavoro che, come ha affermato preoccupata il primo ministro Julia Gillard, «viene utilizzato come trampolino di lancio per emigrare in Australia», ma gli italiani non si fanno certo spaventare e continuano a imbarcarsi, in numero crescente, sui voli per Sydney o Melbourne. Rispetto all’Italia di oggi, l’Australia rimane un Paese di grandi opportunità. Ne dà una buona definizione Alberto Basile, un matematico veronese che in Australia ha trovato formazione accademica, realizzazione professionale e un’ideale dimensione di vita: “L’Australia è un Paese ricco di opportunità per la gente che ha l’energia e la voglia di coglierle – dice. – È un Paese dove esiste la meritocrazia, ovvero i meriti valgono almeno tanto quanto le conoscenze della gente che conta. Inoltre è un paese dove si può contare sulla giustizia, un po’ come nella Venezia ai suoi tempi d’oro. Unica e prima repubblica al mondo dove i contratti venivano fatti rispettare anche ai Re”.

Per approfondimenti leggi i nostri blog dall’Australia:

Downunder Report

Austrilaria

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