Diari Elisa Alessandro Varie 29 agosto 2012

(Ci siamo, non avrei mai voluto pubblicare questo post. E invece…l’Amore ai tempi di Facebook, il feuilleton estivo di AND A Nordest Di che, finisce qua. Con un colpo di scena finale. Per capirci qualcosa – forse – ripartite dal via)






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Redazione

(7) Readers Comments

  1. Ma… Pancrazia! Belinda! Roberta! La Vispa! e Si, anche tu, Lella Randella!
    ma che fine avete fatto?
    Mi avete abbandonata?
    Non posso vivere senza i vostri commenti,
    non posso ricaricare questa pagina ogni 10 minuti con l’illusione di scoprire
    una vostra anche flebile, anche grottesca traccia!
    Vi siete sentite tradite?
    Lo so, la verità che affiora tra le fantasie di una Regina del Dramma quale io sono
    non è sempre un piacere dolce, a volte il gusto amaro del conflitto interiore
    ci spinge ad abbandonare disillusi quell’isola che faticosamente avevamo raggiunto a nuoto, tra i marosi
    (come forse avrebbe detto Pancrazia),
    il cercar tremito
    la luce oltre il giorno
    m’impiccia l’estro
    (forse avrebbe detto Belinda),
    altro che sensibilità ed ironia, qui ci hai menato tutte per il naso con la tua artificiosa galanteria
    (chissà Roberta e LaVispa, è quello che pensate orà di me? della POVERA Gennifer?),
    sapevo bene con chi avevo a che fare, siamo della stessa specie bastarda noi due
    (che Lella sia già in viaggio per un “mannaggia” a tois?)!

    Donne! E’ arrivato l’arrotino!
    (ho sempre desiderato declamare questo slogan ad alta voce)

    Donne!
    Senza di voi non esisto,
    Elisa ha lasciato una fastidiosa piega sulle lenzuola che non mi ha fatto dormire
    e mentre non dormivo che facevo?
    (dopo aver comunque abbondantemente consolato la bella Elisa)
    Facevo che pensavo a tutte voi!
    Si, Lella, anche a te….

    Donne! Tornate da me!

    In fede ma affranta,
    Vostra,

    Gennifer

  2. E’ insopportabile, per chi la prova, la sensazione di sentirsi abbandonate o, peggio, tradite da colei che ritenevamo nostra amica. Ma ancor più insopportabile, a meno di non avere un cuore diaccio, è la consapevolezza di esser colei che tradisce e abbandona.
    All’alba del lunedì lessi l’ultima parte della sua avventura, che tanto mi aveva fatto trepidare nel corso di queste settimane, riportandomi al tempo lontano in cui anch’io anelavo d’esser corrisposta da quante si mostravano indifferenti alle mie profferte. Lessi, dunque, e mi rallegrai alquanto nel veder che non solo la signorina Alessandro le aveva concesso il privilegio d’una risposta, ma addirittura l’attendeva nel suo appartamento parigino. Quale felice conclusione, per una giovine che sentivo tanto affine!
    Poi, ahimè, i miei poveri occhi, che fino a un attimo prima rilucevano di gioia sincera per il fortunato epilogo della sua storia, furono offuscati da un velo di lagrime allo scorgere quelle terribili, terribili parole: “le altre non sono niente per me”.
    Ahi!, Gennifer, come accade che un sentimento tanto nobile qual è l’amore, anziché elevarci com’ei dovrebbe, ci sprofondi nella più bieca ingratitudine, ci avvilisca rendendoci indifferente chiunque non sia l’oggetto del nostro amore. Perché quelle tremende parole, Gennifer! Perché! Aveva in me un’amica che non conosce secondi fini, sulla cui lealtà avrebbe potuto contare in ogni occasione, una spalla su cui piangere e un’anima con cui confidarsi nel tempo avverso! E in cambio lei mi annienta così, come si scaccia un moscerino che ci importuni nel sonno!
    Ah!, che colpo per il mio povero cuore!
    Ecco svelato il motivo della mia assenza, che avrei voluto protrarre per sempre. Ma, come ho scritto poc’anzi, non posso sopportare d’esser io stessa causa di altrui sofferenza.
    Eccomi dunque, per l’ultima volta, ad augurarle ogni bene futuro.
    Io, per me, al termine della mia villeggiatura amalfitana, nel tardo meriggio della vita, non posso far altro che ritirarmi una volta e per tutte tra i miei ricordi e i miei antichi libri, dai quali giammai fui tradita o rinnegata.
    Addio per sempre.
    Sua,
    Pancrazia de Robertis

  3. A spron battuto indietreggiai
    allochè violente sferzate
    d’ignobile codardia
    colpirono il mio volto
    virgineo,
    inconsapevole,
    incorrotto.

    Deh che’l vuoto
    m’inonda il core
    del tradimento
    della vigliaccheria
    sciorinata
    alla bella,
    alla buona.

    M’isterisco
    che non è di mia natura
    il colorito purpureo
    sulla gota furente,
    che non è mio desiderio
    l’iraconda frenesia
    ne il riottoso singulto.

    Me ne vado quindi
    con questi versi amareggiati altrove,
    Me ne torno all’alcova
    dove l’amor del se stesso
    appaga ogni sfida infeconda.

    Addio dunque,
    si faccia un esame la giovin innamorata cieca,
    mi perdonino invece
    le signore di rispetto.

    adombrandosi fugge,
    Belinda

  4. BELINDA!!!!
    Smettila di perdere temo davanti al PC, vien quà a grattar via la barba dalle cozze che ho fame,
    Dio Bòn!

    Jeremyiron Scarpa
    (che a quanto pare sono l’unico giocatore che è andato in buca!)

  5. Ou Genni, quasi quasi spiattello a sta Alessandro due o tre cose che so di te, così vedi. Altro che appuntamenti a Parigi. Magari le mando pure un video. 
    Comunque ci si vede al solito posto, vicino all’aeroporto. Non dimenticare le manette. Quelle rosa.
    Lella Randella

  6. Che poi la Belinda la conosco bene. Altro che volto virgineo, inconsapevole, incorrotto. Certi festini. 
    Vabbè, stendiamo un velo. 
    Poro Jeremiyron…
    Lella Randella

  7. Ohibò!

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