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mattia gusella - 26 ottobre 2011

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Le 13 du Mois, l’informazione locale a Parigi

mattia gusella - 26 ottobre 2011
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Cerca cerca e cerca, ma a Parigi di quotidiani locali non ce ne sono. Per sapere cosa succede a Parigi bisogna accontentarsi di due pagine di numero su “Le Parisien” o su “Le Figaro”. L’informazione locale è un settore della stampa poco sviluppato, pare che i parigini non si occupino minimamente dei loro vicini di casa.

Per quanto la qualità dell’informazione locale sia spesso un po’ bassina, resta pur sempre un tipo di narrazione che, con tutti i suoi limiti, racconta una comunità cittadina, racconta dei vissuti quotidiani, che qua pare non abbiano dignità di menzione.

Se a livello cittadino, si trova poco niente, sono i quartieri che partecipano a questa narrazione.

Nel 18°, nel 19° e nel 20° arrondissement ci sono dei giornali online (www.dixhuitinfo.com, www.dixneufinfo.com e www.le75020.fr), in quest’ultimo si aggiunge una rivista di un’associazione cattolica (www.lamidu20eme.free.fr), mentre nel 13° c’è un bel mensile cartaceo – Le 13 du Mois (www.le13dumois.com) – .

I quartieri centrali e l’ovest parigino, le zone più agiate, restano tagliate fuori dalla geografia dell’informazione locale, la quale invece si è accasata in zone maggiormente complesse, in particolare nel 20° con il suo “mélange”di culture e nel 13° che per molti punti di vista è il quartiere più dinamico di Parigi.

Passeggiando a lato dello zoo, che per dimensioni ed ospiti ricorda più una fattoria, salendo una collinetta, neanche troppo in lontananza, si cominciano a vedere le 30 torri che dalla metà degli anni ’70 occupano disordinatamente il 13° arrondissement. Alle origini un quartiere industriale, ha visto negli ultimi 40 anni una notevole quantità di interventi urbanistici: dopo aver tentato di trasformarlo nella Manhattan francese con Italie 13 (idea folle, visti i risultati), dagli anni ’90 e non ancora terminato ha accolto il progetto Paris Rive Gauche (BNF, Cité de la Mode, etc.). Oggi è il quinto quartiere più popolato di Parigi con i suoi 180.000 abitanti e ospita la più grande comunità asiatica d’Europa.

Tanta complessità, tanti attori garantiscono tante storie da raccontare. E’ questo uno dei motivi che ha spinto due ragazzi di 28 anni, David Even (scienze politiche)  e Jérémie Potée (giurisprudenza), dopo alcune esperienze in redazioni varie, a fondare il primo ed unico, al momento, magazine di informazione locale a Parigi. Bella grafica e soprattutto buona linea editoriale, molto lontani dall’idea che il lettore deve sentirsi dire sempre quello che vuole sentirsi dire e soprattutto dalla convinzione che chi ti legge “tanto non ci arriva” e quindi non è il caso di scrivere cose troppo serie. Bisogna dire che il formato li aiuta, garantendogli parecchio tempo per scrivere, ma in ciascuno degli undici numeri che sono usciti dal novembre 2010, sono stati capaci di garantire ad ogni notizia, ad ogni storia un buon livello di approfondimento con dossier o reportage. La scelta degli argomenti è molto selettiva, si occupano di vicende consistenti, tralasciando le buche sulla strada o i lampioni che non funzionano. Sono storie che raccontano realmente delle porzioni di quartiere, battendo un terreno che ha suscitato molto interesse. Parecchi residenti hanno infatti accolto di buon grado l’uscita del giornale, felicitandosi dell’iniziativa, consci che si andava a colmare un vuoto e che gli si apriva un’opportunità per informasi e scoprire la propria realtà.

Ammesso che una narrazione su una comunità ne contribuisca il consolidamento e acceleri un processo di formazione di relazioni, di simboli e d’identità, quasi dagli esordi, Le 13 du Mois ha scavalcato i confini amministrativi del quartiere arrivando fino alle banlieues più vicine: Vitry-sur-Seine, Ivry-sur-Seine, Le Kremlin-Bicètre. Oggi raccontare Parigi e la Parigi che cambia significa anche uscire dal Boulevard Peripherique, significa costruire Le Grand Paris (www.legrandparis.net ) e contribuire a formare una comunità metropolitana.

Lavorio indispensabile, benchè non sia il loro caso, soprattutto per salvaguardare la buona salute dello snobismo parigino che inizia ad essere minacciato da pericolosi complessi di inferiorità nei confronti di Londra e Berlino.

Mattia Gusella

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