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Le avventure di Numero Primo, Gianfranco Bettin racconta il Veneto del futuro tra robot e fabbriche del ghiaccio

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Le avventure di Numero Primo. Si intitolano così il romanzo, edito da Einaudi, e lo spettacolo teatrale che Marco Paolini e Gianfranco Bettin hanno scritto per indagare l’attuale approccio umano all’innovazione tecnologica. Lo hanno fatto partendo dalle teorie elaborate in alcuni saggi da Erwin Schrödinger, Kevin Kelly, Paolo Gallina e altri. Testi che sono stati utilizzati come un trampolino per compiere quel salto nell’immaginazione che li ha portati a scrivere le avventure di un bambino, chiamato Numero Primo, figlio di una madre scienziata e di un super computer, un’intelligenza artificiale avanzatissima. Un salto nell’immaginazione che, come capita solo nei romanzi e nel grande cinema, ha aiutato a rendere più vive e concrete alcune fondamentali domande: «Dove siamo? Dove stiamo andando? Dove ci stanno portando le tecnologie, la scienza e le macchine?». Per Gianfranco Bettin, però, è necessaria una premessa: «Siamo ancora noi a portare le macchine da qualche parte, anche se è innegabile che già oggi non potremmo più fare a meno della rete internet e delle nuove tecnologie. Il romanzo prova a indagare proprio il rapporto tra quanto noi programmiamo del futuro e quanto, invece, veniamo guidati dalla potenza, sempre crescente, del complesso tecnoscientifico».

Le avventure di Numero Primo si concentra soprattutto sulle innovazioni tecnologiche materiali. Più sui robot che sugli smartphone, per capirci. É frutto di una scelta precisa?

«L’intelligenza artificiale, per quanto sviluppata, è sostenuta da hardware molto concreti. Numero Primoè supportato da una struttura corporale fisica molto materiale e il mondo che descriviamo nel romanzo, quello stravolto sotto il profilo climatico e del paesaggio e che mostriamo nella sua distorsione della composizione socio-economica ed etnica, è un mondo materiale. Non possiamo non tenere conto di questo aspetto perché è questa realtà a supportare anche quella immateriale».

Le avventure di Numero Primo sono ambientate nel Veneto del futuro, tra frutta modificata geneticamente in grado di migliorare l’umore di chi la mangia, robot in sciopero e animali sintetici. Venezia riesce a sopravvivere ai cambiamenti climatici solo grazie a Marghera, trasformatasi in una fabbrica del ghiaccio e della neve, mentre, per poterla visitare, occorre superare varchi controllati da robot vestiti come maschere della commedia dell’arte. Un futuro che non appare troppo lontano e fantasioso…

«Il romanzo è ambientato in un futuro non troppo lontano e non mancano i paradossi. Per quel che riguarda Venezia, abbiamo dato per scontato che il Mose non sarà in grado di fronteggiare il livello medio del mare, è già superato oggi che non è completato, figuriamoci nel futuro. Sapendo che sarà inadatto a contrastare le onde dell’Adriatico, ci siamo inventati una fabbrica della neve che ha preso il posto del vecchio Petrolchimico di Marghera. Una fabbrica in grado di trasformare in ghiaccio e neve l’acqua in eccesso in laguna grazie a un comando segreto. Una conversione figlia del genio artigianal-imprenditoriale degli operai di Marghera che hanno convertito la vecchia fabbrica in una impresa redditizia in grado di fronteggiare i mutamenti del cambio climatico. Una innovazione che non solo salva Venezia, ma che rende possibile, per esempio, la ricostruzione dei ghiacciai».

A dimostrazione che le innovazioni tecnologiche possono essere sfruttate in maniera positiva dall’intera collettività ma, tornando ai giorni nostri, si pensava che la rete internet avrebbe permesso a Venezia di tornare appetibile per molte figure lavorative. É andata così?

«In parte è successo. Si tratta di uno dei fenomeni positivi di questa epoca, negli ultimi vent’anni, una città come Venezia, scomoda per tutta una serie di attività economiche tipiche del secolo scorso, è tornata appetibile per chi non ha bisogno di muoversi sulla terraferma per poter lavorare. Molti ricercatori hanno scelto Venezia come loro sede, è indubbiamente una nota positiva che viene sovrastata dalle notizie sull’invadenza del turismo».

Escludendo i «presenti», Francesco Maino, Vitaliano Trevisan, Romolo Bugaro, Tiziano Scarpa etc. Tutti scrittori veneti che descrivono la loro terra con toni poco lusinghieri e hanno un notevole successo nazionale. Come si spiega?

«Sono autori che interpretano e descrivono, a volte in maniera caricata, una terra magnifica, molto nota e molto visitata. In poche centinaia di chilometri si passa dal mare alle Dolomiti, da luoghi fiabeschi di montagna a città d’arte uniche al mondo. Una terra bellissima che sembra aver perso l’equilibrio tra patrimonio naturalistico e artistico e forme di produzione e consumo. Oggi, l’eccessivo consumo del suolo, lo stravolgimento dei vecchi centri urbani e la viabilità trasformata in un casino labirintico, non possono più essere spiegati con l’arricchimento facile e veloce. A quarant’anni di distanza, si dovrebbe gestire il territorio con maggiore equilibro e misura. Credo che i nuovi autori, come precedenti i maestri del Novecento, vengano apprezzati a livello nazionale e internazionale proprio come segno di consapevolezza di come la bellezza di questi luoghi sia stata e venga asservita logiche che li snaturano completamente».

Massimiliano Boschi

 

Gianfranco Bettin presenterà il romanzo “Le avventure di Numero Primo” il 24 maggio a Bolzano alle ore 17.30 (Centro Formazione Professionale – Auditorium di Via San Geltrude, 3)