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Le bandiere bucate sventolano di nuovo a Bucarest

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Piazza dell’Università di Bucarest bolle di nuovo. Migliaia di romeni sono tornati a gridare la loro rabbia ed a sventolare le famose bandiere tricolori bucate in mezzo, che più di vent’anni fa hanno segnato la caduta del regime di Ceausescu.  La crisi internazionale ha colpito fortemente anche la Romania e le dure misure economiche del governo hanno portato le fasce più deboli della popolazione alla disperazione. Ormai chiusa la valvola di sicurezza costituita dall’ immigrazione verso l’occidente a causa della crisi, il malessere economico-sociale è esploso anche in Romania. Rimasti senza alternative, i più disperati sono usciti in strada e, da giorni ormai, protestano in tutte le città del paese.

Studenti, pensionati, disoccupati, lavoratori disperati dal crollo del potere d’acquisto del proprio stipendio chiedono le dimissioni del governo Boc  e del presidente Basescu. La goccia che ha fatto traboccare la rabbia a Bucarest sembra essere stata causata dal malcontento popolare nei confronti del Presidente che aveva chiesto le dimissioni del sottosegretario alla Sanità Raed Arafat, medico di origini palestinesi molto amato dalla popolazione per il suo impegno lavorativo. Fu lui il fondatore del servizio di pronto soccorso SMURD negli anni ’90, dimostrando che si può offrire un servizio di qualità anche in Romania.

Tanto bastò a far accendere la scintilla delle manifestazioni di piazza contro il potere, dopo che la popolarità del presidente Basescu è crollata nell’ultimo anno. Le sue maniere forti, il disprezzo nei confronti dell’ opposizione, il linguaggio colorito sono l’espressione massima della mancanza di civiltà in cui, aimè, la maggioranza dei romeni si sono riconosciuti per anni, assicurandogli un forte sostegno popolare. Il salvatore della patria, il più giovane comandante della marina romena, ha mancato la sua missione facendo naufragare il paese.

Anche se le condizioni politiche sono decisamente cambiate, oggi il paese essendo una democrazia all’interno dell’Unione Europea, quello che è rimasto immutato negli ultimi venticinque anni è la mancanza di democrazia sociale ed economica. Le ricette liberiste imposte dal FMI negli anni ’90, la negazione di tutto ciò che rappresenta la sinistra democratica dopo anni di comunismo, il crollo dei sindacati e non per l’ultimo aggiungerei il monopolio culturale della destra liberale hanno creato la situazione di oggi.

Ma anche se questo governo pagherà i suoi sbagli e il paese andrà alle elezioni anticipate, purtroppo l’ opposizione non promette niente di meglio. La Romania deve ritrovare la fiducia in se e in mettere in atto cambiamenti di sistema. La democrazia politica non basta, ci vuole giustizia sociale e una vera redistribuzione delle risorse economiche. Aveva ragione la mia professoressa dell’università che mi ha insegnato che la democrazia politica non crea ricchezza, ma diritti. Che però, non possono essere difesi con la pancia vuota.

Ogni volta che la piazza dell’Università si ribella le conseguenze politiche per il paese non si fanno aspettare. Da qui partì il sostegno della Capitale alla città di Timisoara, martoriata dal esercito di Ceausescu, e che in tre giorni causò la caduta del comunismo. Da qui, negli anni ’90 gli studenti tenero in scacco il regime di Iliescu e sempre qui nel 1996 abbiamo esultato alla sua caduta in seguito alle elezioni democratiche. E, sempre sotto le pressioni di questa piazza arrabbiata, il primo ministro di oggi ha fatto un passo indietro e ha richiamato il sottosegretario Raed Arafat . Ma sembra che una volta accesa la scintilla della protesta, questo gesto riparatore non basta più.

Lo spirito della piazza dell’Università si è risvegliato ….

Buogiorno Romania.

Teodor Amarandei

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