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“Gioacchino Allasia ha le mani magiche” ha detto di lui Peter Gabriel. Con quelle stesse mani che oggi curano con lo shiatsu star del calibro di Oliviero Toscani e di Alejandro Jodorowsky Gioacchino, classe 1956, nativo di Murello in provincia di Cuneo, ha cominciato costruendo macchine alla Fiat di Torino. Paradossalmente è stato lì che Gioacchino ha scoperto la macrobiotica e si è salvato letteralmente la vita, in un momento in cui la depressione rischiava di prendere il sopravvento.

La copertina del volume edito da Infinito Edizioni

A raccontare la storia di una graduale e consapevole scoperta di sé è lo stesso fondatore della scuola , nel libro “La forza delle mie mani”, edito da Infinito Edizioni, 244 pagine, 15 euro. Dopo aver lasciato il lavoro e l’Italia è volato a Boston dove, a 28 anni, ha frequentato il Kushi Institute di Boston dove ha iniziato a approfondire i temi della macrobiotica, dello shiatsu e del bilanciamento cranio sacrale. “Credo che Gioacchino sia la chiara immagine della perfetta sintonia tra cuore e cervello che, applicata alle sue mani, riesce a trasmettere energia, speranza e benessere” dice di lui il fotografo Oliviero Toscani. Nella vita di Gioacchino i principi dello Yin e dello Yang si contemperano e tracciano il fil rouge di un’esistenza fatta di persone, esperienze, luoghi e affetti. Ne emerge un racconto sempre leggero, che non travalica mai nel fanatismo – come spesso invece accade per persone che abbracciano scelte totalizzanti come quella dell’alimentazione macrobiotica – e che anzi a volte sdrammatizza la serietà di principi e dettami secolari.

 

E’ così che Gioacchino riesce a umanizzare anche un vero “mostro sacro” come il maestro Michio Kushi, direttore della scuola di Boston dove Allasia si diplomò nel 1984. L’esperto giapponese di medicina orientale che negli anni Cinquanta introdusse la macrobiotica negli Stati Uniti “veniva adorato come un vero e proprio guru. In realtà quell’omino giapponese con gli occhiali e sempre in giacca e cravatta non mi ha mai dato la sensazione di volerlo essere. Aveva dei vizi personali che di certo non aveva mai celato: fumava e beveva un sacco di caffè, ma ciò in quel periodo era abitudine assai diffusa nella comunità macrobiotica. Con la scusa che “il tabacco è Yang e il caffè Yin” la maggioranza dei macrobiotici che ho conosciuto a Boston seguiva l’esempio di Kushi dedicandosi così alle sigarette e a grandi tazze di caffè americano”.

Silvia Fabbi

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