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Da qui veniamo e qui sempre più spesso torniamo. La Rift Valley esercita un’attrattiva fortissima per il suo misto irripetibile di varietà animali e vegetali. Qui è nata la vita, qui possiamo studiare come salvaguardare la biodiversità e quindi il futuro della Terra.

Lo fanno da anni scienziati da ogni parte del mondo, lo fanno sempre più spesso turisti responsabili che attraverso safari fotografici e rapporti stretti con le popolazioni vanno alla scoperta di paesaggi fantastici nel modo meno impattante possibile. L’Etiopia, il Kenia, il monte Kilimangiaro, il lagoVittoria, il lago Magadi con la sua superficie completamente coperta di soda cristallizzata, il Mozambico, sono solo alcune delle tappe più note di un viaggio alla scoperta del continente nero.

Per l’immaginario di molti di noi Rift Valley vuol dire semplicemente Lucy, l’ominide femmina che abitò questa parte di terra 3,2 milioni di anni fa e i cui resti furono scoperta in Etiopia nel 1974. Una donna di 25 anni, alta poco più di un metro, il cui nome è semplicemente nient’altro che un omaggio a Lucy in the sky with diamonds dei Beatles (canzone il cui acronimo equivale a Lsd). Nostra nonna insomma viene da qui…

Pochi spunti per ricordarci perché un viaggio alla scoperta della Rift Valley è auspicabile, se non doveroso, per ognuno di noi.

Questa puntata di oltre due ore di Ulisse, il piacere della scoperta, offre un’ottima introduzione a quest’area che attraversa tutto il continente africano.  Un ottimo punto di partenza per un tour che oltre che televisivo può anche essere reale.

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