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Le piste d'atletica del Mondo sono italiane ma maltrattiamo lo sport

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London1Il 9’77” fatto registrare da Usain Bolt ai mondiali russi di atletica è stato corso su una pista in caucciù realizzata dall’italiana Mondo, in assoluto la ditta leader nel settore, quella che ha realizzato le piste usate in tutti i grandi eventi negli ultimi decenni. Si devono quindi alla Mondo, la gran parte dei record mondiali: dal 9’58” corso a Berlino dallo stesso Bolt, a quel 19’32” fatto realizzare nel  1996 da Micheal Johnson a dAtalta, che sembrò, anche grazie alla pista, incredibilmente cancellare quel 19’72” fatto da registrare in altura da Mennea a Città del Messico . Il Gruppo Mondo è anche la multinazionale che produce il Super Santos, il pallone di plastica arancione che dagli anni ’80 abita l’immaginario dei giochi in spiaggia e non, dei bambini e degli adolescenti, di più generazioni; oltre ai palloni brandizzati dalle major dei cartoni americane. Infine, la multinazionale con sede ad Alba è una società leader nella produzione di impianti sportivi, pavimenti in linoleum e altre specializzazioni legate allo sport. La ditta conta una decina di stabilimenti in tutto il mondo, dagli States alla Cina, con una grande presenza soprattutto in Europa.

Fino a qui sembra una favola, invece, lo stabilimento italiano fra un paio di mesi verrà probabilmente ridimensionato e rischia persino di chiudere se il concordato con lo Stato depositato in tribunale in data 6 aprile (fonte: granda.net) non avrà buon esito e se anche uno dei fornitori non avrà pazienza di attendere i pagamenti dovuti. La storia di questa criticità di una delle aziende più innovative e avanzate del nostro Paese è indicativa di quanto funzioni male tutta la nostra economia. Le sofferenze economiche della Mondo Italia Spa sono infatti dovute, in primo luogo, ai crediti che vanta nei confronti di comuni, ditte di trasporto e altri enti pubblici non ancora riscossi. Ovvero, la Mondo rischia di chiudere perché lo Stato, malgrado i tanti annunci e alcuni decreti cervellotici del governo Letta, non paga ancora i suoi debiti. In secondo luogo, la Mondo soffre il disinteresse tutto italiano per lo sport, o almeno per tutto ciò che non sia calcio. Gli ordini di piste gestite tutte nello stabilimento italiano – provengono, infatti quasi esclusivamente dall’estero. Non a caso, ai mondiali di Mosca l’Italia dell’atletica non ha finora raccolto in pista, nulla più se non il settimo posto del nonnetto livornese: il 40enne martellista Vizzoni. Al crescere di un movimento di podisti e di amanti dell’atletica – a cui si deve anche il successo della Straneo –, segue infatti un abbandono totale da parte dello stato delle strutture.  I rarissimi risultati che raccogliamo sono dovuti al grandissimo talento e ai grandissimi sacrifici di pochi ragazzi, non supportati o scarsamente seguiti dalla federazione. Non a caso, l’Italia è da tempo indietro nei risultati a Paesi con pil e popolazione di gran lunga inferiori. E manca soprattutto una cultura dello sport più ampia, che faccia entrare in contatto degli studenti con l’atletica sin dalle prime classi delle scuole medie. Stesso dicasi per altri sport diversi dal calcio, se è vero che l’ultimo grande lavoro la società cuneese lo ha realizzato in Italia per il nuovo stadio di proprietà della Juventus.

Ai miei tempi, si andava in palestra per giocare a pallavolo nelle scuole medie; e si veniva parcheggiati su un campetto di basket, alle superiori. Purtroppo, nei casi più sfortunati, la situazione dell’educazione fisica non è di granché avanzata, poiché esistono grandi disparità sul territorio. Infine, un dato comparativo. Lo stabilimento della Mondo che dovrebbe subire minori ridimensionamenti sarà quello del Lussemburgo, ove il lavoro non costa decisamente meno che da noi, come vorrebbe farci credere certa propaganda politica; ma ove sia la tassazione che la gestione burocratica delle imprese sono decisamente più favorevoli che in Italia. Se non vogliamo far soccombere tutta la produzione industriale nel giro di un lustro o di un decennio, è venuta davvero l’ora di tirar fuori qualche serio progetto di politica industriale che eviti nuovi casi Bridgestone, Fiat, Omsa e via dicendo.

Vincenzo Romania

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