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Le statue e gli eroi di Cluj Napoca

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Il canadese che parlava nel sonno.

Sveglia e colazione in ostello, dove alle 8 del mattino un cuoco entusiasta ci ha riempito i piatti con una montagna di uova, pane imburrato e formaggio, il tutto accompagnato da dell’amarissimo yoghurt bianco e, per fortuna, una tazza di caffè. E io che mi lamentavo della colazione cinese! Fatta anche la conoscenza con il compagno di stanza, un marinaio canadese in vacanza, che mi ha tenuta sveglia per diverse ore con lunghi e angosciati monologhi in francese, tipici da sleeptalker, eravamo pronti per andare in avanscoperta.

Cluj si presentava amichevole e piena di vita già dal mattino. Era una splendida, quanto gelida, giornata primaverile e quasi ad ogni angolo del centro c’erano vecchine che vendevano cesti di narcisi con il capo coperto da fazzoletti ricamati e scialli come la mia bisnonna. Era uno spettacolo in sé, e il giallo acceso dei fiori bastava da solo a mettere allegria, promettendomi una giornata fantastica.

La mia tutor ci aspettava davanti alla statua di uno degli eroi preferiti dagli ungheresi, Mattia Corvino, per poi andare insieme all’università. Orientarsi per il centro è molto semplice, basta scegliere uno dei tanti monumenti come punto di riferimento, inoltre è divertente visto che ad ogni statua corrisponde un aneddoto strano, oltre al fatto che i maggiori monumenti sono molto “creativi.”

Il tour dei monumenti e la guerra delle statue.

Ungheresi tran silvani e romeni, volendo usare termini gentili e generalizzando, si può dire che in passato non andavano troppo d’accordo. Tra i tanti esempi, lo testimonia in modo divertente la scelta dei personaggi storici a cui dedicare monumenti.

Il monumento a Matia Corvin, ovvero Mattia il giusto, è una statua equestre parte del patrimonio UNESCO e si trova in piazza Unirii, una delle principali di Cluj. Costruita nei primi del ‘900, è stata restaurata un paio di anni fa grazie a finanziamenti sia ungheresi che romeni. Interessante che almeno su Matia Corvino non ci sia da litigare, tranne quando bisogna decidere se era uno dei più grandi re ed eroi ungheresi o romeni, e il fatto che fosse nato in Transilvania non rende la scelta più semplice. Corvino, o Hunyadi per gli ungheresi, era un re rinascimentale e, considerata l’epoca, “illuminato.” E’ uno degli eroi popolari preferiti dagli ungheresi, che hanno costruito attorno alla sua figura una serie di leggende che gli conferiscono ancora più saggezza e senso di giustizia. Tra le tante vittorie e successi, è ricordato per esser stato il re che è riuscito ad umiliare gli austriaci nella guerra del 1477-88 e a scacciare i turchi dai territori ungheresi, in pratica l’unico eroe a prevalere sui nemici storici dell’Ungheria. Davvero un mito, oltre ad essere il cugino di Dracula.

Mihail Viteazul, detto anche Michele il coraggioso, è uno dei più importanti eroi nazionali romeni, a cui hanno dedicato una statua equestre, inaugurata nel 1976, che fa concorrenza a quella di Corvino, oltre ad essere una sorta di schiaffo in faccia alla città. Viteazul infatti è esaltato come eroe per aver riunito i principati di Moldavia, Valacchia e Transilvania, costituendo il primo nucleo territoriale di quella che oggi sono Romania e Moldavia. Per gli ungheresi invece rappresenta l’invasore. Nonostante Cluj, a differenza di altre città tran silvane, non fu mai occupata da Viteazul ma anzi, godette di diversi privilegi, la città non fece altro che complottare contro di lui fino alla morte, che tra l’altro avvenne per mano degli austriaci suoi alleati. Gli ungheresi tran silvani hanno sviluppato negli anni una serie di battute che prendono in giro la statua equestre di Viteazul e che prendono di mira lo scultore che, in effetti, non fece proprio un buon lavoro. La figura di Viteazul sembra una molletta, rigido cavaliere con le gambe aperte drittissime, stranamente incastrato sulla sella del suo cavallo. Inutile dire quanto ci ridono gli ungheresi ad immaginarsi tutte le possibili cadute, se solo la statua prendesse vita.

Baba Novak è un eroe serbo e romeno, brigante e braccio destro di Viteazul, a cui i romeni hanno dedicato una statua che si trova proprio sul luogo della sua esecuzione, davanti al bastione dei Sarti. Gli austriaci, volendo riguadagnarsi il favore dei nobili della Transilvania, consegnarono Novak e altri ufficiali alle autorità ungheresi per essere giustiziati. Non si limitarono ad una veloce esecuzione, gli ungheresi lo misero al rogo gettando periodicamente acqua sul corpo per allungare la tortura e poi quel che rimase venne impalato.

Avram Iancu (1824-72), e la statua dai corni eretti. La statua si trova in una delle piazze principali di Cluj, di fronte al teatro e la cattedrale ortodossa. Celebra la figura del rivoluzionario romeno Avram Iancu, che guidò la protesta contro l’unione ufficiale di Ungheria e Transilvania (alleandosi con i nemici storici dell’Ungheria, gli austriaci) e fomentò rivolte contadine contro i nobili ungheresi per l’abolizione della schiavitù. Anche in questo caso gli ungheresi si sono creati un loro repertorio di battute che prendono in giro la decisione dello scultore di mettere tutt’intorno alla statua una serie di corni giganti tutti puntati verso l’altro i quali, a seconda della nazionalità di chi li guarda, sono un elogio o una neanche troppo sottile presa in giro della mascolinità del defunto eroe.

Detto così sembra soltanto una sciocca schermaglia o un costoso bisticcio, ma per secoli romeni e ungheresi si sono fatti la guerra e, in un passato non troppo lontano, che è ancora ben stampato nei ricordi di tutti, il regime di Ceausescu ha discriminato pesantemente la minoranza ungherese. Ci sono vari monumenti in giro per la città che ricordano rivoluzione e la caduta del regime, come il memoriale in Central Park con catene e falce e martello simbolicamente spezzate, e la fiamma del fuoco eterno che è sempre accesa proprio davanti alla statua di Viteazul, che in passato era anche uno dei luoghi di ritrovo preferiti per le celebrazioni del regime. In generale, e più in stile “arte moderna,” in giro per Cluj si possono leggere ancora scritte e graffiti che contribuiscono a tenere viva la memoria del passato.

Silvia La Mura

Leggi la prima parte In viaggio verso la Transilvania

 

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