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Redazione - 22 agosto 2011

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Libere interpretazioni (il Medio Oriente che brucia visto da Beirut)

Redazione - 22 agosto 2011
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Il Medio Oriente brucia. Certamente questa non è una novità, anzi probabilmente nemmeno più una notizia da prima pagina, soprattutto in questi giorni di vacanze agostane. Dal mio punto di osservazione, Beirut, vedo, in un crescendo di violenza, come i vicini “scomodi” del Libano siano in fermento.

Ma come spesso succede, quando le cose si guardano da vicino, invece di apparire più chiare si confondono maggiormente. I media occidentali non ci hanno messo molto ad identificare, in questa nuova stagione di conflitti e rivolte mediorientali, i buoni ed i cattivi di turno. In Medio Oriente invece le prese di posizione non possono essere così nette.

La situazione più drammatica è in Siria, dove il presidente Assad continua a reprimere le manifestazioni contro il suo regime sparando ed uccidendo manifestanti. Le informazioni arrivano però in maniera frammentaria e confusa, dato che non ci sono giornalisti stranieri in Siria. Molte domande rimangono senza risposta: chi sono gli oppositori? Con chi sta la maggioranza della popolazione? Che futuro bisogna aspettarsi: una guerra come in Libia o la restaurazione della calma con il pugno di ferro?

A complicare il mosaico, anche piccoli ma significativi segnali in territorio libanese: una bomba che esplode accidentalmente, il ritrovamento di alcune granate vicino ad un mercato, ed altri avvertimenti di cui non si conosce il mittente e nemmeno il destinatario. Tutto questo mentre il Tribunale Speciale internazionale per il Libano emette i mandati di cattura per i sospetti assassini dell’ex presidente Hariri nel 2005: tutti 4 esponenti del “Partito di Dio”, Hezbollah.

In questo scenario, ognuno dà la sua interpretazione. I libanesi, abituati a vivere in un paese che spesso è stato il campo di battaglia di guerre altrui, hanno sviluppato una conoscenza dei fatti, degli attori e degli interessi che si incrociano tale da permettere loro di lanciarsi in analisi politiche complesse ed articolate.

La mia impressione però è che pochi sappiano davvero come stiano le cose. Sono così tante le variabili da considerare, che ognuno può validarne alcune, ometterne altre, e costruirsi la propria verità. Una verità coerente con la propria appartenenza politica, i propri interessi ed anche i propri desideri.

Tutti hanno paura, ognuno dal suo punto di vista, che il conflitto si espanda al Libano. I cristiani temono un’eccessiva islamizzazione della Siria, altri vorrebbero cercare di affrancarsi dall’influenza di Damasco.

Molti libanesi con cui mi sono confrontato mi hanno confermato che preferiscono che Assad rimanga al potere. Ritengono che sia la soluzione migliore, perché la transizione verso un regime diverso porterebbe con sé sicuramente un periodo di caos ed incertezza. E sicuramente, egoisticamente, anche un probabile esodo di profughi siriani verso il Libano.

E poi tutti si interrogano su quale sarebbe il futuro della Siria senza Assad. Il timore che il paese si trasformi in una repubblica islamica come l’Iran è molto forte, specialmente in quella fetta di popolazione libanese che non condivide la politica dell’attuale governo di Beirut, in cui il partito Hezbollah ha un ruolo dominante.

Come sempre, quindi, il Libano vive questa calda estate camminando sul filo. Le questioni interne si mescolano ai conflitti vicini, ogni piccolo segnale viene ingigantito o interpretato in mille modi diversi.

Noi stranieri proviamo a nostra volta a costruirci uno scenario plausibile. Probabilmente, come tutti, abbiamo bisogno di un disegno in cui incastrare, con una certa logica, gli avvenimenti che accadono intorno a noi. Questo ci dà sicurezza, ma probabilmente è solo un esercizio teorico. Fino al prossimo episodio indecifrabile.

Francesco Pulejo

3 comments

  1. Caro Francesco,
    non è detto che sia un puro disegno teorico quello che sta accadendo nel Vicino Oriente. Da Italo-libanese chi ha vissuto alcune episodio della guerra in Libano, e da attento osservatore delle vicende politico-economiche e da ricercatore-costruttore di Pace posso confermarti che c’è una regia dall’alto che guarda con estrema gelosia al controllo delle risorse di quei territori. Ricordamoci che c’è stata la guerra fredda con il risultato della caduta del muro di Berlino e della conseguente frammentazione dell’Ex Unione-Sovietica, Da Allora il passo successivo è stato quello del Medio Oriente. Stiamo assistendo ad un Processo basato sul principio “Dividi Regni”. Ritengo che la posta in gioco è il Petrolio-le risorse e non la Democrazia.
    Lo statega USA Kissinger Henry l’ha gia detto nel 1974 che bisogna lavorare per una guerra tra i mussulmai (sciiti e sunniti) per poi dividere i paesi mussulmani in territori con impronta monoconfessionale ed in continua tensione tra lòoro, con lo scopo d mettere al riparo Israele e per leggittimare la creazione dello Stato Ebraico di Israele, oltre ovviamente al controllo delle risorse.
    Se guardiamo alle attuali “rivoluzioni” in atto notiamo che mancano di Leader ver, dei progetti e dei piani di azioni. Troviamo oggi, invece, in egitto, in Tunisia ed in Libia regna l’incertezza e l’insicurezza e la confusione. Il controllo del territorio è quasi inesistente in alcune ore del giorno. Dove sono gli intellettuali? che peso incisivo hanno? dove sono i sindacati? le associazioni di categorie? i partiti? etc… ci troviamo in un vuoto avvolto dal disordine ecco appunto il “disordine creativo” della guerra sull’asse del male dell’ex presidente Bush Junior, quindi ecco il disegno. La gerra sull’asse del male non è finita e non finirà perchè tutt questi paesi sono ben lontani dall’essere democratici e dell’essere Stati di Diritto, e non ci sarà pace se non tacciano le armi, troviamo invece una corsa non stop all’acquisto di tutti questi paesi e la cosa peggiore la guerra mediatica piena di mistificazione, istigazione e di parte.
    Quello che sta accadendo è ingiusto e bisogna dirlo forte ed ad alta voce…

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