Le perle alpine e la mobilità dolce

Redazione - 22 ottobre 2012

Istanbul dalla A alla Z: meyhane, la trattoria

Redazione - 22 ottobre 2012

L'imbarazzante invito a Blaise Compaoré

Redazione - 22 ottobre 2012
empty image
empty image

Non c’è stata solo la contestata sponsorizzazione Eni ad agitare il Forum della cooperazione internazionale. Ecco un articolo tratto da Assaman.

Di Papp Kouma

15 giorni fa a Milano, Blaise Compaoré (alle spalle di Thomas Sankara nella foto, ndr), Presidente della Repubblica del Burkina Faso è stato l’ospite d’onore del Forum della Cooperazione Internazionale promosso dal ministro della Cooperazione Internazionale Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egido, associazione cattolica internazionale), dalla Direzione Generale per la cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri e dal Comune di Milano.

Le idi di ottobre 1987, a Ouagadougou. Il 15 ottobre veniva ucciso il Presidente Thomas Sankara nella capitale burkinabé. Lo stesso giorno, Blaise Compaoré si autoproclamò Presidente della Repubblica del Burkina Faso. Era il suo compagno d’armi, l’amico fraterno e ministro del governo Sankara.

Le Idi di ottobre 2012 a Milano, a La Fabbrica del Vapore, in via Procaccini. Qui come in tante città africane e del mondo, viene celebrato il 25° anniversario dell’assassinio di Thomas Sankara, mentre Blaise Compaoré è ancora l’inamovibile padre padrone della Repubblica del Burkina Faso. Nel Paese, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite avviò nel 2006 un’inchiesta per stabilire le circostanze della morte di Thomas Sankara. Le indagini erano prima state autorizzate da Compaoré ma in seguito furono ostacolate. Il governo burkinabé fu condannato dal Comitato per i Diritti umani dell’Onu per avere impedito le investigazioni.

L’opinione pubblica africana e internazionale ha sempre indicato il Capitano Blaise Compaoré come l’esecutore diretto dell’assassinio del Capitano Thomas Sankara. Thomas Sankara aveva 37 anni. La gioventù africana e tanti intellettuali lo consideravano una reincarnazione di Patrice Lumbumba e di Nkuame Nkrumah. Il primo, militante per l’indipendenza del Congo Belga e dell’Africa, fu assassinato da politici congolesi in complicità con mercenari belgi nel 1961. Il secondo è stato il padre della Repubblica del Ghana e ispiratore del panafricanismo. Morì nel 1972, in Romania, dopo essere stato deposto con un golpe militare nel 1966.

Quando Sankara era alla guida, il Burkina Faso era il Paese più povero del mondo. Sankara era un uomo onesto e incorruttibile, portatore di ideali nobili. Era una speranza per l’Africa logorata dalle dittature e dal neocolonialismo superbo. I più potenti tra i Presidenti africani lo trattavano con disprezzo e desideravano la sua scomparsa dall’arena… politica. François Mitterand, presidente della Francia e i suoi servizi segreti, ancora registi occulti nelle ex colonie africane, lo detestavano a morte. Sankara voleva salvaguardare il suo paese e gran parte dell’Africa dalla devastante guerra fredda tra Occidente e Blocco Sovietico. Sognava si strappare il suo popolo dalla povertà e dalla fame.

Il suo linguaggio era diretto, non usava la langue de bois* tanto gradita negli ambienti della diplomazia internazionale. Compaoré ha interrotto il suo sogno, il sogno di tutto un continente. Ha realizzato il sogno macabro dei più potenti dei Presidenti africani e quello della Francia e dei suoi servizi segreti.

E si è mantenuto al potere vincendo tutte le “elezioni”. Vinse le ultime elezioni del 2005 con una percentuale superiore al 80%. Ha di fronte un’opposizione sotto ricatto, alcuni dei suoi membri sono in esilio. I giornalisti rischiano la vita. L’assassinio di Norbert Zongo, il direttore del settimanale L’Indépendant, e tre suoi compagni, è rimasto senza colpevoli. Furono uccisi e carbonizzati nella loro macchina nel 1998. Compaoré si è autoproclamato en passant uno dei saggi dell’Africa, ma in 25 anni di potere, lui e il suo partito il Congresso per la Democrazia e il Progresso non hanno tanto migliorato la sorte del loro popolo. 1° ottobre 2012 al teatro Strelher di Milano, ministri, alti funzionari italiani e europei, esponenti della cooperazione internazionale, politici milanesi, industriali, studenti, presenti al Forum della Cooperazione Internazionale, hanno accolto con calorosi applausi il discorso di Compaoré. Non penso che la presenza di un despota come ospite d’onore dell’Italia durante un evento internazionale così importante sia stata una svista. C’entra e come le ragioni di Stato.

Il saggio africano Compaoré si è ritagliato un ruolo su misura nell’Africa scossa dalle guerra. E’ diventato il risolutore di conflitti armati. Era l’interlocutore indispensabile dei protagonisti durante la guerra civile in Costa d’Avorio tra il 2000 e il 2010. I ribelli ivoriano trovavano riparo in Burkina Faso. Laurent Gbagbo, all’epoca presidente ivoriano, sospettava che Compaoré fosse il loro mentore.

La Comunità di Sant’Egidio è coinvolta nella risoluzione di diversi conflitti in Africa. Ha avuto un ruolo chiave nella ricerca di accordi per mettere fine alla guerra civile in Algeria negli anni ’90. E’ chiamata dall’attuale governo senegalese a intervenire per trovare una via d’uscita nel conflitto della Casamance, nel sud del Senegal, che dura dagli anni ’80. Attualmente, tutto il nord del Mali è invaso da schegge impazzite del fondamentalismo islamico e ben armate, che hanno saccheggiato l’arsenale del defunto Colonnello Gheddafi, e altri invasati che si reclamano ad Al Qaeda e minacciano seriamente la sicurezza dei Paesi dell’Africa Occidentale e del vicino Europa. I servigi del saggio negoziatore (e pure cattolico) Blaise Compaoré potrebbero essere utili a tutti. Allora la credibilità internazionale dell’Italia o gli ideali di Expo 2015 possono ben aspettare.

Leave a comment

*