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Lo Straniero cessa le pubblicazioni, voce attenta al NordEst di confine

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Lo Straniero

La rivista Lo Straniero cesserà dopo vent’anni le pubblicazioni. Lo ha scritto Goffredo Fofi, il direttore, in un editoriale il 4 luglio 2016. La rivista, «organo di una minoranza informale e decorosa – minoranza sempre, ma attiva, e coerente e avvertita, curiosa e amante del mondo e bensì indignata dalle sue ingiustizie» come scrive Fofi, avrà un ultimo doppio numero di fine anno e un numero speciale. Si chiude uno spazio per la riflessione e analisi della società italiana sempre appassionata e lucida, attenta ai tempi lunghi e ai temi di lunga durata, oltre che accompagnata da una cura grafica (sempre splendide le copertine disegnate da illustratori) secondo «un’idea di rivista che aiutasse noi, e i collaboratori, e i lettori, a capire la nostra società e questo tempo e questo mondo e ad agirvi con onestà e coerenza secondo principi chiari, senza megalomanie e narcisismi, senza esser supini a nessun dio, e aborrendo carrierismi e riconoscimenti perversi, con le sole incertezze originate dalla difficoltà di riuscire a capire il nuovo e le sue direzioni» come scrive ancora Fofi, che comunque non chiude la porta a future nuove avventure editoriali, che speriamo vedano la luce.

Dal nostro punto di visita di NordEst aperto al mondo, ci piace sottolineare l’interesse che sempre la rivista ha avuto per il NordEst come terra di confine e terreno di mutazioni da indagare con sguardo critico e attento. Stella polare, il metodo dell’inchiesta vista come strumento di formazione e di trasformazione sociale, che affonda le sue radici nel dopoguerra italiano, da Danilo Dolci a Danilo Montaldi (Milano, Corea, inchiesta sugli immigrati negli anni del «miracolo» è uno splendido affresco in presa diretta con storie di vita raccontate da chi si spostava nel capoluogo lombardo dal Sud e dal Veneto), dallo stesso Fofi (il suo L’immigrazione meridionale a Torino è del 1964) fino alle inchieste di Alessandro Leogrande, vicedirettore de Lo Straniero, il cui ultimo lavoro La Frontiera racconta l’epocale movimento migratorio che investe l’Europa e le frontiere invisibili che la circondano – e che ritornano come fantasmi agitati per lucrare politicamente sulla paura, come al Brennero dove le minoranza attive si mobilitano, quelle stesse minoranze a cui esplicitamente la rivista si rivolge da sempre. A proposito di Alto Adige, qui un bel racconto di viaggio di Giovanni Accardo su una “gita” con gli studenti del liceo artistico Pascoli di Bolzano a Sarajevo, sulle tracce di Alex Langer. E a proposito di Veneto e dintorni, qui gli interventi di Gianfranco Bettin, firma fissa della rivista.

Proprio all’inchiesta come metodo di attivazione sociale e di leva per il cambiamento l’associazione Lies Laboratorio dell’inchiesta economica e sociale ha dedicato nel 2011 un convegno a Padova: Indagare la realtà. L’inchiesta sociale fra stereotipi e cambiamento. Ci sembra il momento giusto per riascoltare l’intervento di Fofi in quell’occasione, dove ricordando l’importanza di questo approccio negli anni del dopoguerra per indagare le tumultuose trasformazioni della società italiana (a proposito: un’introduzione scorrevole e molto utile al tema è fornita da Le pratiche dell’inchiesta sociale, raccolta di saggi uscita per le edizioni Gli Asini a cura di Stefano Laffi).

Di Alessandro Leogrande segnaliamo alcuni contributi audio dai suoi interventi al laboratorio di inchiesta: qui racconta la genesi del reportage narravito Il naufragio. Morte nel Mediterraneo sulla tragedia della nave Katër i Radës nel 1997, qui invece ci parla di Taranto, dell’Ilva e del suo saggio Fumo sulla città.

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