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Rosia Montana, Transilvania, Romania.

Poco meno di duemila persone e cinque chiese funzionanti, molte altre abbandonate, tre tradizioni religiose differenti: romano cattolica, cristiano ortodossa e greco ortodossa. Eppure questo villaggio dalle strade semi-deserte é diventato famoso in Europa non per quello che si trova in cielo, ma per ciò che si trova sottoterra: oltre trecento tonnellate d’oro, milleduecento d’argento e un’infinita quantità di altri minerali preziosi. L’oro, in questa città chiamata Rosia Montana, per il colore rossiccio assunto nel tempo dalle sue acque, viene estratto insieme ad altri minerali preziosi da oltre duemila anni, dal quando i romani fondarono la città per sfruttarne le ricche risorse minerarie. Da quei tempi migliaia e migliaia di tonnellate d’oro lasciarono i Monti Apuseni per arricchire i caveau del conquistatore di turno.

Oggi é una compagnia registrata nel mercato azionario canadese a volerne estrarre le ultime preziose risorse rimaste, dopo il ritiro della compagnia mineraria statale per mancanza di strutture necessarie all’estrazione. Si chiama Rosia Montana Gold Corporation ed é controllata per l’80% dalla compagnia canadese Gabriel Resources e per la restante percentuale dal governo rumeno. Il suo ambizioso progetto minerario é allo stesso tempo la speranza e la rovina per i cittadini di Rosia Montana. Secondo la compagnia mineraria, l’estrazione delle ricchezze del sottosuolo creerebbe una manciata di posti lavoro e un rinnovato benessere per la cittadina. “Miniere, turismo, benessere” é lo slogan della compagnia.

Ma a che prezzo? Il progetto di aprire quattro cantieri d’estrazione in superficie comporterà la distruzione di un importante patrimonio naturale. Il procedimento di formazione delle cave prevede l’utilizzo di cianuro, in quantità al limite, adattate alle normative europee, ma ancora altamente inquinante. La costruzione di strutture industriali per il processo di trasformazione dei minerali prevede inoltre l’evacuazione e la rilocazione della maggior parte degli abitanti di Rosia Montana. La maggior parte della gente ha già lasciato il villaggio e con i soldi della Rosia Montana Gold Corporation si é comprata una nuova vita da qualche altre parte, nelle vicine città di Cluj e Alba Iulia o nei piccolo villaggi poco lontani da Rosia Montana.

Le strade che portano al centro storico della città sono già uno scenario fantasma. Porte sprangate. Finestre invisibili. Muri screpolati. Camini imbronciati. Mentre si cammina il sentore di qualcosa che c’è stato ma che probabilmente non ci sarà più. Le uniche persone in movimento sono quelle della famiglia di zingari del paese e delle circa trecento persone impiegate dalla compagnia nei lavori di preparazione al progetto, e nella ristrutturazione delle case storiche della località, che la Gold Corporation ha promesso alla cittadinanza di rimettere a nuovo. Cartelli posizionati sui muri di queste case decrepite testimoniano l’impegno della compagnia nel voler ristrutturare alcune zone della cittadina logorate dal tempo. L’autorizzazione all’inizio dei lavori é al momento sospesa e si attende una decisione del governo rumeno per capire se il progetto potrà o meno iniziare.

La preoccupazione pervade e le opinioni differenti non fanno altro che spaccare la comunità in due fazioni. In molti sperano nell’inizio dei lavori, fiduciosi che le nuove professioni che ne nasceranno potranno portare benessere alla località. Circa una persona per famiglia a Rosia Montana é impiegata nella compagnia mineraria, che fin dal principio cerca di attirarsi il favore della popolazione. In queste montagne la gente estrae minerali da sempre, i simboli minerari sono presenti sui muri delle case, persino sulle tombe di coloro che avevano vissuto una vita da minatori. Le miniere hanno da sempre costituito la maggior risorsa economica a Rosia Montana ma non si é mai pensato a cosa succederà una volta che le risorse si esauriranno. Questo é un problema che sta nascendo in questo momento.

Cosa succederà una volta che la Rosia Montana Gold Corporation estrarrà le 300 tonnellate d’oro e le 1200 tonnellate d’argento rimaste sulle cime delle montagne? L’immagine di una città davvero fantasma turba in molti a Rosia. La Gold Corporation ha un progetto di estrazione ventennale e poi conta di far nascere un’economia basata sul turismo. Una parte esigua della popolazione ha rifiutato di vendere la propria casa e si è unita al movimento Save Rosia Montana che sta guadagnando momentum a livello nazionae. Il dibattito su Rosia Montana é balzato fortemente al centro dell’opinione pubblica in Romania. Ci si domanda se valga la pena distruggere un’incredibile patrimonio naturale, per soddisfare i desideri monetari di un gruppo di azionari canadesi. A Rosia Montana però il dibattito é differente. Ci si domanda se valga la pena rinunciare all’ultima possibilità di accedere ad una vita migliore, che esuli dal semplice allevamento di sussistenza sul quale si basa la vita della maggior parte della gente o se continuare a vivere una vita semplice, senza cadere alle tentazioni di un nuovo possibile effimero eldorado.

Tutto il fotoreportage su: http://www.nicolazolin.it/reportages/the-gold-of-transilvania

Nicola Zolin

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