Turismo e trasporti, le preoccupazioni dei consumatori europei

Redazione - 7 maggio 2012

Etiopia, Bolivia, Lituania: il mio Giallo, Rosso e Verdone

Redazione - 7 maggio 2012

L’onda, dalle urne segnali per l’Europa

Redazione - 7 maggio 2012
empty image
empty image

Non c’è solo la vittoria di Hollande, appena annunciata dagli exit poll, su Sarkozy nel menu elettorale di ieri. Questa domenica verrà ricordata come una giornata fondamentale per il futuro dell’Europa. Il voto presidenziale in Francia potrebbe smussare la linea del rigore ad ogni costo voluta dalla Merkel. Smussare, non invertire. Perché comunque vada, la Francia avrà un presidente protezionista, molto rivolto all’interno e poco all’Europa.

Ma è andata alle urne anche la Grecia, divisa tra Pasok e Nuova Democrazia (i due partiti principali e di responsabilità, se così si può dire) e una miriade di partiti contrari alla ricetta lacrime e sangue voluta dall’Europa. Dovrebbe uscire prima, ma in grosso calo Nuova Democrazia, secondo partito la Coalizione della sinistra radicale che pare superare il Pasok. Difficile una grossa coalizione, Nuova Democrazia e Pasok che prima raccoglievano i 2/3 dell’elettorato greco ora ne rappresentano solo uno su tre. Difficile immaginare un parlamento con una maggioranza chiara. La Grecia si avvia allo stallo.

Ma ieri ha votato anche un land tedesco, lo Schleswig Holstein. Cala la Cdu della Merkel, crescono Spd, ma soprattutto Verdi e Pirati.

Alle urne anche la Serbia, chiamata a scegliere presidente e parlamento e strategia di avvicinamento a Bruxelles. Al ballottaggio si avviano in due: Boris Tadic (centrosinistra), che in questi anni ha lasciato decantare la grana kosovara e ammiccato molto agli interessi occidentali, punta tutto sulla promessa di aggancio all’Europa; se la dovrà vedere con Tomislav Nikolić, ora su posizioni moderate ed europeiste ma con un passato più nazionalista dell’avversario.

Infine l’Italia. Si vota per le amministrative. Il test è limitato. Ma non è detto che il governo non possa risentire delle tensioni crescenti tra i partiti che lo sostengono. Piccoli movimenti percentuali verranno interpretati come terremoti. E anche se in molti dicono il contrario, tirare avanti un altro anno, in un paese che ormai ribolle, non è per nulla scontato.

Leave a comment

*