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L’ospitalità cambogiana e il muro del reddito

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Si sente spesso dire, nel giro dei giramondo, di come la Cambogia sia terra tanto stupenda quanto sottovalutata dal grande turismo… sí e no. Certamente il complesso di templi di Angkor Wat, miracolosamente scoperto meno di cent’anni fa, o forse costruito da ingegneri della Disney per attirare visitatori ignari, é una delle poche cose al mondo che assolutamente non possono non essere viste, ma rovine a parte il paesaggio ha ben poco da offrire, soprattutto se si guarda alla vicina – e pure piú conveniente – Thailandia. Allo stesso modo un’ora di massaggio a cinque dollari suona come un’occasione imperdibile, ma la qualitá del servizio lascia spesso a desiderare e ancora una volta devo concedere ai vicini oltreconfine la palma dell’eccellenza. Altro da fare poi non ce n’é molto: sbevacciare nei pochi locali notturni delle principali localitá turistiche e resistere alle richieste di regali dell’autoeletta fidanzatina di turno, o alle esplicite offerte degli estroversi autisti di tuk tuk, nell’ordine: tuk tuk? Lady bum bum? Weed? Opium sir?

Si sente spesso dire infatti di come i cambogiani siano persone splendide, forse non acuti – le menti piú brillanti nei tempi andati sono state spazzate via dal folle regime di Pol Pot – ma assolutamente irresistibili per la loro cortesia, ospitalitá e l’immancabile dolce sorriso… Sí e no. Non posso certo negare queste qualitá alla grande maggioranza dei locali, ma c’é sempre un peró ad essere occidentali in un paese in via di sviluppo: per molta gente, cioé per quasi tutti quelli con cui avrai a che fare, in quanto persona tu non esisti, sei solo dollari che camminano. Preparati ad essere assalito dalle peggio sanguisughe e non potertene nemmeno lamentare, perché é giusto cosí, é comprensibile e giusto: é gente che non ha niente. “Ti serve qualcosa?” Chiede la bambina fuori dal tempio. “No, grazie, sono a posto” – risponde il giovane italiano. “Beh, io invece a posto non lo sono per niente”, piccola ma sveglia. Anche chi qui viene per dedicarsi al volontariato pensando di fare cosa gradita non da tutti viene visto sotto luce migliore, anzi, c’é chi si chiede: perché invece non se ne stanno a lavorare a casa loro e ci mandano direttamente i soldi? Per chi come me ama stringere amicizie ovunque é un bel cruccio, il muro del reddito, il piú grande ostacolo forse alla “fratellanza” tra i popoli.

C’é chi della spontaneitá di un rapporto se ne frega, e per loro la Cambogia é una meta che consiglio, per chi invece detesta chiedersi ogni volta dove andrá a parare il discorso lascio le parole della mia guida, che dopo avermi scarrozzato in giro per tre giorni, mangiato, fumato e scherzato assieme, parlato di figli e famiglia, alla mia richiesta di una foto assieme ha risposto: “Sííí!!! Un dollaro.”

Davide Miozzi

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