Da oggi inizia il “Ramadan”.
“Ramazan”, dicono quì.
Poi ho scoperto “Ramazan”, anziché “Ramadan”, oltre che in Afghanistan, si dice anche in Iran, Turchia ed India…
Le notizie che ci sono arrivate, in questa giornata di festa per tutti i musulmani del mondo non è delle migliori, purtroppo!
Nella parte Ovest dell’Afghanistan, quindi molto vicini a noi, esattamente a Farah, nel primo pomeriggio di oggi, due kamikaze, nei pressi di una Moschea sono arrivati imbottiti di esplosivo.
L’esplosione è avvenuta in maniera prematura dalle cinture che gli stessi indossavano, provocandone la morte, ma non altre vittime…
Un attentato fallito, in pratica.
A quanto pare, subito dopo la deflagrazione, l’Imam che era fuggito, è stato arrestato perchè sospettato di avere legami con i terroristi…
Sarebbe stata l’ennesima strage, qui in Afghanistan, e proprio in questo giorno di festività sacra per i fedeli.
Da oggi si inizierà col mese di digiuno da cibo, bevande, fumo…determinato dall’avvistamento della luna crescente … mi spiegava Uhaid, oggi.
Lo conosco da qualche giorno Uhaid. Fornisce a noi ospiti alcuni servizi molto utili: dalla tecnologia, quindi internet, alla manutenzione delle strutture degli alloggi, una persona capace di fare un sacco di cose.
Oggi l’ho incontrato quando è venuto a sistemare la caldaia per l’acqua calda nel nostro alloggio.
Tra una battuta e l’altra abbiamo parlato del “Ramadan” che inizia oggi e che durerà per un mese, circa.
Uhaid è afghano, di etnia “Dari” (in Afghanistan esistono i Dari, i Pashtoon e gli Uzbechi in minoranza…) e ha sempre le mani sporche di grasso.
Non si capisce che lavoro faccia, si sa solo che dove mette lui le mani sistema sempre tutto…
C’è un problema di elettricità:… chiamate Uhaid, non c’è acqua calda: chiamate Uhaid…, internet non va: …c’è Uhaid, i telefoni non funzionano: …Uhaid…
E’ colui che risolve i nostri piccoli problemi giornalieri…
Molto pulito, composto ed educato, Uhaid parla bene l’italiano, sui trent’anni, non è sposato ma conta di farlo, è musulmano.
Un paio di volte abbiamo sentito “il richiamo dell’imam” che annunciava l’inizio del “Ramadan” e in alcune ore della giornata gli operai che lavorano nei “nostri” cantieri hanno lasciato il lavoro per dedicarsi alla preghiera: li ho visti raccolti tra di loro per il rito.
“Il Ramadan, è il mese più sacro dell’anno per noi musulmani – mi ha raccontato Uhaid -. E’, in pratica, il mese del calendario lunare islamico nel quale ognuno di noi pratica il digiuno, uno dei cinque pilastri dell’Islam, che sono: Shahada (testimonianza di fede), Salat (preghiere rituali), Zakat (elemosina canonica), Sawm (digiuno per, l’appunto), Hajj (Pellegrinaggio alla Mecca)”.
“Ramadan, significa “mese caldo” o “secchezza”. In Afghanistan, come Iran, Turchia e India è chiamato “Ramazan”, che è il nono mese del calendario islamico, calcolando dall’inizio, prendendo come riferimento il primo avvistamento della luna nuova, che per esempio quest’anno in Afghanistan è avvenuto proprio oggi 11 Agosto”.
“In questo periodo sacro, i cinque sensi, vengono mortificati come atto di padronanza di sè stessi e come gesto di obbedienza a Dio. Dall’alba al tramonto quindi, non si può mangiare, bere, fumare, avere rapporti sessuali, litigare, rimproverare, calunniare, mentire. In questo periodo, mentre lavoriamo, ci vedrete molto “tranquilli” caratterialmente e “debilitati” dalla fatica del lavoro e ci vedrete di volta in volta pregare, come ti è capitato di vedere già da oggi…”.
“Ah…dimenticavo, ovviamente dal digiuno sono esonerati coloro che hanno problemi di salute, i bambini fino a 14 anni, le donne durante il ciclo mestruale, durante la gravidanza e nei 40 giorni dopo il parto”.
“In questo consiste sostanzialmente il Ramadan, io personalmente farò tante rinunce, tra cui a mangiare “pakora” che sarebbe carne cotta con verdure, “bolami” che sarebbe del fritto, cibi che mangio volentieri e di cui vado matto. Dovrò accontentarmi solo, nelle ore in cui sarà possibile mangiare, di “aush” che è verdura, per la precisione cavolfiori, carne di “gosfand”, di pecora, e bere solo “ob”, acqua e nient’altro”…- ha continuato Uhaid con un sorriso…
Queste parole mi hanno affascinato e sono rimasto piacevolmente colpito e interessato sull’argomento di cui tanto si parla, ma poco si sa!
Io e Uhaid ci siamo salutati, al suo “Salaam!”, ho risposto: “Khoda hafez”, “arrivederci”, come lui mi ha insegnato.
Non ho voluto perdere neanche il mio “Tashakur”, ossia: “grazie”, per quello che oggi mi ha insegnato.
QuattroGi
La mia Africa
maggio 19, 2013
Bunad sotto attacco, la Norvegia si divide
maggio 15, 2013
Le Elezioni in Malaysia – sfida (perduta) al feudalesimo
maggio 14, 2013
Tornavacas, noche de fuego
maggio 11, 2013
Casteddu ’43
maggio 08, 2013
Hrant Dink, di genocidio armeno si muore ancora
maggio 07, 2013
Quelle gambe color carne e il freddo inverno russo
maggio 07, 2013
Skype vs lettere a mano: emigrare ieri e oggi
maggio 06, 2013
Il Tajiko al Bazaar di Herat
maggio 05, 2013
Sognando la Baviera
maggio 01, 2013






Giovanni Quattromini detto Gianni, origini pienamente pugliesi ma da anni residente nel padovano con moglie, un bellissimo bambino di due anni e mezzo e un secondo in arrivo… Gianni da dodici anni è militare, veste la divisa dell’Aeronautica, ma ha sempre avuto la passione di scrivere ed in particolare del giornalismo. Da qualche tempo collabora sporadicamente con la rivista cartacea ed on-line “Libero Reporter” e con “Segnali”, giornale on-line dell’Informagiovani del Comune di Padova. Nel 2010 ad Herat, in Afghanistan durante una missione NATO, tra il sole e la polvere che offrivano le montagne rocciose, ha scoperto una grossa simpatia e fascino nonostante i bombardamenti, la disperazione, la povertà e la distruzione, per quello che la cultura, la tradizione e la gente afgana ha saputo regalargli in qualche modo… Apprezzando questi valori, si è rapportato col luogo, soprattutto con le realtà dei villaggi, riportando in un diario “impolverato” tutto quello che quotidianamente gli capitava di vedere. Rientrato in Italia il diario è diventato la sua Tesi di Laurea. Da questo suo lavoro estrapoliamo i suoi contenuti, rivivendoli a puntate. 





