Il Granducato di Lussemburgo – il piccolo Stato nel cuore dell’Europa che dal 1988 ha instaurato un regime fiscale favorevole a chi investe nel settore dell’audivisivo e dal 1990 ha creato il Fonds national de soutien à la production audiovisuelle (http://en.filmfund.lu/) - organizza per la prima volta il Festival International du court métrage de Luxembourg et de la Grande Région.
Il Festival che debutta quest’anno grazie a The Short Film Association APAS FILMS PRODUCTION a.s.b.l. (http://www.shortfilmassociation.com/) in collaborazione con Jason’ s Photostudio (http://www.jasons-photostudio.com/), si svolgerà nella giornata del 19 maggio 2012, a CARRE ROTONDES (1, rue de l’Acerie, L- 1112 Hollerich) e prevede la partecipazione di 19 opere provenienti dal Granducato di Lussemburgo, Belgio, Germania, Francia, Canada, Italia, Spagna.
Due le opere italiane presenti al festival: quella di Diego Monfredini, con “La Casa Dei Trenta Rumori”, già vincitore del Cici Film Festival, II Preamio GIACS, PLAS 5 (Castellammare del Golfo, settembre 2011). E “Oltreluomo” di Nicola Ragone, già premiato con la menzione speciale sicurezza sul lavoro al Festival Tulipani di seta nera (Roma, marzo 2012). Li abbiamo intervistati.
Diego Monfredini
Tre aggettivi che rappresentano la tua passione per il cinema.
Il cinema è divisione, droga, religione.
Che tipo di regista sei?
Sperimentale
Perchè hai scelto di esprimerti con il corto?
Per essere libero di gestire l’intero processo di produzione di un film, dalla scrittura al montaggio. E perchè mi piace pensare al cortometraggio come a una canzone da guardare.
Perchè “La Casa Dei Trenta Rumori”?
Quando ci si ferma un attimo si abbassa notevolmente la soglia del silenzio. Allora cominciamo a distinguere un suono dopo l’altro, un fruscìo, un battito d’ala. « La casa dei trenta rumori » è questo, e l’angolo dimenticato del cassetto della memoria, il punto da dove cominciano i rimpianti.
Cosa c’è nel tuo futuro?
Mi piacerebbe girare un film in Africa.
Nicola Rangone
Tre aggettivi che rappresentano la tua passione per il cinema.
Per me ne esiste uno solo: vitale.
Che tipo di regista sei?
Fortemente istintivo, ma nello stesso tempo programmatico e rigoroso. Curo molto l’aspetto tecnico del set e durante le riprese mi piace molto creare le atmosfere del film insieme agli attori, cercando di non imbrigliarli in un rigido tessuto testuale.
Perchè hai scelto di esprimerti con il corto?
La formula narrativa del cortometraggio, per una storia come quella di « Oltreluomo », mi ha permesso di esplorare l’orizzonte emozionale dei personaggi, utilizzando un linguaggio fortemente poetico ed immediato.
Perchè “Oltreluomo”?
Il titolo Oltreluomo, riprende il concetto di “Ubermensch” nietzschiano, facendo fortemente riferimento ad una condizione sociale e lavorativa al limite della sostenibilità umana, ma vuole essere anche metafora di un percorso di vita che trascende l’umano e lo oltrepassa.
Cosa c’è nel tuo futuro?
Ho appena terminato la messa in scena di uno spettacolo teatrale dal titolo “Eyes, tragedia della vista” ; mi piacerebbe girare un lungometraggio nella mia terra di origine, la Basilicata.
Info: www.studio-a-online.com
Paola Cairo
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