Ana è un’adolescente moldova catapultata in Italia che improvvisamente si rende conto di non sapersi esprimere totalmente né in italiano né in moldavo. E’ la protagonista di La lingua di Ana. Chi sei, quando perdi radici e parole? (Infinito edizioni, pag 170, 15 euro) di Elvira Mujcic prefazione di Jasmina Tešanovic
“C’è un detto secondo cui un uomo che parla due lingue vale due uomini. E quello che parla metà di una e metà di un’altra, vale un uomo? O ne vale mezzo?”, si chiede Ana, un’adolescente moldova catapultata in Italia, nel momento in cui si rende conto di non sapersi esprimere totalmente né in italiano né in moldavo.
Protagonista di questo libro è la lingua con il suo potere evocativo e al contempo alienante; la lingua che accoglie e respinge. L’incapacità di esprimersi si tramuta in difficoltà di esistere, ma con la possibilità di reinventarsi. Ana vive passo dopo passo il doloroso passaggio da una lingua all’altra, che non è un semplice cambio di simboli e significati, ma è una ricerca emozionale tra le ibridazioni dell’Io.
“Forse non parlare e non capire una lingua è un po’ come perdere uno dei cinque sensi. O forse, più probabilmente, è come perdere un pochino di ogni senso. Come se la realtà fosse percepita solo a metà e il resto andasse perso nella confusione. Inoltre, il mio non voler parlare era anche il mio non voler vivere qui, non volermi interessare di nulla e lasciare che il mondo se ne andasse per i fatti suoi, senza che io ne dovessi fare parte…”.
“Crescere sradicati, in un altro Paese, alieno, in una lingua sconosciuta, più che problemi umani provoca problemi sovrumani, extraterrestri.. Il dramma della lingua, delle parole nascita e rinascita è antico quanto l’essere umano. Domare la lingua è come cavalcare un cavallo selvaggio. È difficile per tutti, ma ancor più per le donne, per le donne straniere, che scrivono nella lingua non materna. Elvira è riuscita a farmi stringere il cuore, come ha fatto Elsa Morante a darmi quell’energia extra: tutt’e due con il virus della parola nomade, che si trasmette da una lingua all’altra. La lingua è contagiosa, attenti, tutti voi che prendete in mano i libri di letteratura! Mordono!”. (Jasmina Tešanovic)
L’autrice
ELVIRA MUJCIC è nata in Serbia nel 1980; è vissuta a Srebrenica, in Bosnia, fino al 1992, quando ha iniziato il suo girovagare per stabilirsi, infine, a Roma.
Laureata in Lingue e letterature straniere, scrittrice e traduttrice letteraria, ha scritto pezzi teatrali, saggi e reportage per diverse riviste italiane.
Per i tipi di Baldini, Castoldi & Dalai ha tradotto in italiano Il letto di Frida di Slavenka Drakulic. Con Infinito edizioni ha pubblicato Al di là del caos (2007), E se Fuad avesse avuto la dinamite? (2009) e l’e-book Sarajevo: la storia di un piccolo tradimento (2011).
Oltre il muro
maggio 15, 2013
Bunad sotto attacco, la Norvegia si divide
maggio 15, 2013
Le Elezioni in Malaysia – sfida (perduta) al feudalesimo
maggio 14, 2013
Frontiere chiuse per i rifugiati della Siria
maggio 11, 2013
Hrant Dink, di genocidio armeno si muore ancora
maggio 07, 2013
Skype vs lettere a mano: emigrare ieri e oggi
maggio 06, 2013
Il Tajiko al Bazaar di Herat
maggio 05, 2013
Le mani della Cina sulle spiagge di Bagamoyo
maggio 02, 2013












Antonella
Bello, bellissimo! Voglio usare questo libro epr i miei alunni bilingui a scuola nel prossimo anno scolastico. Grazie
TAT