Crisi? Quale crisi? In Alto Adige, dove solo la Provincia di Bolzano gestisce 5 miliardi l’anno, di tagli non ne vogliono sapere. Anche se pure gli imprenditori locali parlano di autonomia «dopata grazie ai soldi di Stato». Per tagliare bisognerebbe avere anche l’accordo di Vienna. Che però non ci mette un soldo
C’è la crisi, si taglia. Ma non in Alto Adige. Lo statuto speciale difende la Provincia autonoma di Bolzano anche dalle ristrettezze economiche che attanagliano l’Italia e l’Europa. A conquistare per il Sudtirolo condizioni economiche assolutamente privilegiate è stato proprio l’attuale presidente Luis Durnwalder. Al potere dai primi anni Settanta, il Landeshauptmann è stato il padre degli accordi siglati con lo Stato che oggi garantiscono alla Provincia la gestione di un bilancio annuale di circa 5 miliardi di euro, costituiti per la maggior parte dal gettito delle imposte versate dagli altoatesini, in forma analoga a quanto accade per le autonomie di Friuli-Venezia Giulia e Sicilia. Nel corso degli anni Durnwalder è riuscito tuttavia a ottenere ben di più per la sua terra. Per gestire servizi e settori che non rientrano nella diretta competenza della Provincia si calcola che l’Italia spenda una somma consistente, che a seconda della fonte varia fra il miliardo e 140 milioni, e i 600 milioni l’anno.
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Silvia Fabbi Nata a Vicenza, ha lavorato come giornalista a Padova. Dal 2010 vive a Bolzano dove scrive per il Corriere dell’Alto Adige. Mail: silvia.fabbi@gmail.com





