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Mandela, la multinazionale del Sudafrica

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“Happy birthday, tata”, cantano i bambini nelle scuole sudafricane: “buon compleanno, papà”. Il mondo intero festeggia il secondo Mandela Day, la giornata che le Nazioni Unite hanno dedicato nel 2010 al politico sudafricano. Ormai l’immagine di Madiba, il nomignolo di Mandela derivato dalla sua tribù d’origine, è diventata un brand la cui popolarità nel mondo, a quanto afferma uno studio citato da Voice of America, è seconda solo alla Coca Cola. Tutti lo ricordano, in pochi ne seguono l’esempio. Così, Nelson Mandela da politico è stato trasformato in un marchio per vendere il Sudafrica, la libertà, la lotta al razzismo. Oppure, in patria, per comprare voti. Per comprenderlo, basta dare un’occhiata alle strisce del vignettista Zapiro, come suggerisce Slate Afrique.

Mc Madiba, la multinazionale sudafricana. Dal 2010 la fondazione che porta il nome di Mandela si finanzia grazie ad un’azienda d’abbigliamento che si chiama 46664, il numero di matricola di Madiba nel carcere di Robben Island. Una polo con la mano dell’ex presidente costa 80 euro, una t-shirt 25. Come una qualunque multinazionale. Con il ricavato, però, la fondazione sostiene dei progetti di beneficenza per combattere l’Aids in Sudafrica. È sufficiente per trasformare un politico in un logo?

Quest’anno per festeggiare Mandela, il canale Radio 2000 ha lanciato due nuovi singoli che celebrano l’eroe dell’apharteid. Anche in questo caso, i proventi della vendita dei singoli serviranno alla realizzazione di un ospedale per i bambini di strada sudafricani “per realizzare il sogno di Madiba“. Peccato che il diretto interessato ormai non parli più da tempo. La sua figura è diventata un bollino che garantisce la buona riuscita di qualunque campagna di marketing, ma sembra che ormai nessuno chieda il permesso al diretto interessato. Nonostante nell’Anc fiocchino i sedicenti eredi politici, il Sudafrica che Madiba raccontava nel 1994 è ancora un sogno. Per fare un esempio, l’80% delle terre sono ancora in mano alla minoranza bianca e dilaga il razzismo di ritorno, fomentato da personaggi come Julius Malema, ex leader della Lega giovanile dell’Anc espulso dal partito nel marzo scorso per colpa delle sue idee troppo estremiste: chiudeva tutti i suoi comizi con l’inno “spara al boero”, giusto per dirne una.

Il presidente Zuma, dal canto suo, rischia di annegare nei problemi con la giustizia. L’opposizione che sta cercando di rimettere in discussione alcune sentenze della Corte di giustizia che dichiaravano illegittime le accuse di corruzione nei suoi confronti. Amnesty international poco prima dei mondiali del 2010 aveva dipinto così il Paese di Zuma: corruzione dilagante, nepotismo post apartheid, pericolose commistioni tra politica e giustizia. Non fosse stato per Magic Madiba, difficilmente i mondiali sarebbero approdati in Sudafrica. Eppure, anche in questo caso, Mandela con i suoi comportamenti ha cercato di suggerire un modello virtuoso. Dopo aver lasciato la vita politica nel 1999, non ha mai cercato di piazzare la numerosa schiera dei parenti nei posti chiave del Paese, né si è mai infilato in affari poco leciti che gli siano costati processi per corruzione.

Leggi tutto l’articolo di Lorenzo Bagnoli su Assaman

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