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Marcia della pace a Sarajevo, vent'anni dopo

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Nel dicembre 1992 una marcia di pace ruppe l’assedio a Sarajevo, regalando un raggio di speranza in un conflitto che avrebbe visto ancora tanto sangue scorrere, tante persone soffrire. I segni, la città, li porta ancora dentro oggi, quando dal  7  al 10 dicembre 150 persone, provenienti da tutta la penisola,  saranno proprio a Sarajevo per ricordare quanto successo 20 anni fa.

L’iniziativa, voluta dall’associazione Beati i costruttori di pace, punta a riscrivere una Storia diversa da quella del conflitto come siamo abituati a ricordarlo. Sarajevo, negli anni dell’assedio, è stata simbolo suo malgrado di quella convivenza multietnica messa fortemente in dubbio: esempi di aiuti reciproci fra le famiglie, di solidarietà  nonostante religioni o etnie diverse, c’è stato.

Sarajevo è stata il terminal di una mobilitazione senza precedenti della società civile internazionale, di quella italiana in particolare; sono state attivate forme nuove di interposizione nonviolenta contro il perdurare della guerra, iniziative politiche di informazione puntuale e diffusa, azioni di diplomazia popolare fino ai vertici ONU per arrivare alla pace.

Si sono sviluppate accoglienze, ospitalità, solidarietà di singole persone e di enti pubblici. È stata mantenuta una presenza continuativa, anche nei momenti più rischiosi, per essere a fianco dei più colpiti nell’assedio. In particolare si è garantito un servizio postale che mantenesse il filo della vita con i familiari e gli amici sparsi nel mondo e che rompesse quell’isolamento e quell’abbandono in cui tutti pensavano di trovarsi. Le strade della Bosnia, Sarajevo in special modo, hanno conosciuto nonostante la guerra il cammino coraggioso di tanti volontari, l’amore e la tenerezza dei popoli.

Di tutto questo a vent’anni dalla Marcia dei 500 non esiste narrazione storica, né valutazione politica. Esiste solo memoria frammentata delle persone e dei gruppi direttamente coinvolti. Fare memoria di quanto vissuto è giusto e doveroso, perché questo e non la guerra permette l’incontro e dona ancora fiducia per camminare insieme.

Ecco il programma. Il 7 dicembre i partecipanti italiani visiteranno il luogo dell’uccisione di Gabriele Moreno Locatelli sul Ponte Vrbanja e renderanno omaggio alla targa della strada che la città gli ha dedicato. L’8 dicembre, nell’Auditorium del Centro Scolastico Cattolico, i 150 inizieranno il percorso della narrazione e della memoria della nostra storia condivisa. Intervento dei rappresentanti istituzionali, testimonianze della società civile sarajevese e italiana sulle iniziative e attività messe in atto per fermare la guerra, per mantenere la convivenza e per risolvere i problemi più pesanti. Sarà allestita per l’occasione la mostra sul servizio postale da e per Sarajevo durante il periodo di guerra. Il 9 dicembre la delegazione italiana sarà a Srebrenica. Alle ore 9.30 del 10 dicembre, Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, prima di ripartire per l’Italia, si svolgerà a Sarajevo un momento di celebrazione nel parco attorno al Monumento ai Bambini di Sarajevo.

3 comments

  1. WER WAR ALLES DA? – Sarajevo 12.12.1992 – CHI C’ERA?
    20 Jahre nach MIR SADA 1 – Oggi, cade il ventennale della partenza da Sarajevo della “Marcia dei 500” (Mir Sada 1), L’iniziativa di diplomazia popolare che nel dicembre 1992 si svolse nella città sotto assedio per celebrare la Giornata dei Diritti Umani.
    Ricordo che c’erano anche dei tedeschi oltre ai numerossimi italiani. Mi piacerebbe rintracciarne qualcuno.

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