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Sci e pistola

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Mezza giornata di lavoro a Singapore

Redazione - 29 luglio 2011
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Ecco a voi il primo post del blog “Singapore, il volo del leone”  Giovanni Lombardo. Buona lettura

Mezzogiorno: ora di pranzo… salgo in auto, parcheggiata sotto casa, e vado al “food court” del centro commerciale del mio quartiere, il North Point. Li’ mi metto in coda davanti al chiosco indiano non vegetariano e mi ordino un piatto di riso biryani, un riso preparato con varie spezie e condimenti, tra i quali il burro indiano anidro, piselli, cumino, chiodi di garofano,cardamomo, cannella, coriandolo, foglie di menta, foglie di alloro, zenzero, cipolle e aglio. Come accompagnamento scelgo curry di carne agnello disossata, ed un po’ di ocra, vegetale detto anche gombo, della famiglia delle malvacee. Pago 7 dollari di Singapore, cioe’ 3 Euro e 80 centesimi, ed ho di che pranzare abbondantemente, anche un po’ oltre i limiti che il dover lavorare mi imporrebbero per mantenere la lucidita’ post pranzo.

Nella food court si aggirano varie signore anziane dell’etnia cinese (il 74% della popolazione) in uniforme che sparecchiano i tavoli tipo mensa e li puliscono costantemente. Come bevanda scelgo una noce di cocco, che mi costa 3 dollari di Singapore e 50 centesimi, ovvero molto di piu’ del costo del mio pranzo, in proporzione. Con soli 10 dollari di Singapore e 50 centesimi potrei essere soddisfatto di un pranzo nutriente e sostanzioso, oltre che gustoso. Invece decido di “strafare” e con un dollaro di Singapore e 80 centesimi mi concedo un dessert tradizionale, detto bo bo cha cha. Ci sono molte interpretazione di questo dolce, popolare attraverso la vecchia Malaya, ovvero la Malesia piu’ Singapore, e quello che servono a Northpoint mi sembra il piu’ autentico perche’ non usa alcun colorante artificiale. Si tratta di tapioca e patate dolci (che qui nel sudest asiatico sono arancioni e non grigie come in Italia) bollite e tagliate a cubetti in latte di cocco sul quale viene grattugiato del ghiaccio sopra il quale si versa zucchero di palma. E’ cosi’ interessante conoscere come lo zucchero di palma vien prodotto: nelle piantagioni di palma da cocco l’efflorescenza della palma viene asportata e dal taglio sgorga un liquido dolcissimo che viene poi bollito per impedirne la fermentazione che caldo e batteri provocherebbero il giorno stesso, riducendo poi man mano il contenuto in liquido fino a far cristallizzare lo zucchero scuro. Singapore e’ una citta’ davvero globalizzata. Al piano terra del grattacielo degli avvocati c’e’ un chiosco della Segafredo, dove per 3 dollari di Singapore e 70 centesimi mi nevo un caffe’ espresso al bar con biscotto e bicchiere d’acqua al banco… quale ristoro dopo pranzo!

Ho scelto una delle moltissime possibilita’ offerte da Singapore in fatto di cibo. A pranzo terminato mi dirigo verso uno studio notarile per firmare l’asseverazione di un lungo documento in spagnolo in cui degli esperti hanno attestato l’autenticita’ di un buono del tesoro messicano dal valore di 200 sterline britanniche del 1898. Entro, appongo la firma sotto gli occhi del notaio, ed esco. In 5 minuti ho guadagnato 150 dollari di Singapore.
Scendo dal 45mo piano dove si trova lo studio legale, tutto con personale cinese singaporiano, con meraviglioso panorama sulle tre torri del complesso di Marina Bay Sands, e mi dirigo verso un altro studio notarile. Qui il compito da svolgere è più insolito, ma alla fine molto banale devo asseverare una serie di fogli di bilancio di una ditta ucraina in cui i Singaporiani hanno delle quote di partecipazione che sono stati tradotti dall’Ucraino in Inglese. Non si tratta di una poesia, di un discorso filosofico o di un trattato scientifico: sono solo cifre annotate dalla loro descrizione. L’avvocato che mi accoglie e’ evidentemente, dai tratti somatici, dal colore della pelle, dal nome e dai baffi portati alla maniera islamica, un malese.

Mi chiede da quanto tempo vivo a Singapore e gli rispondo sorridendo: piu’ di 9 anni, in Malese. Lui si sorprende, allora lo incalzo con un proverbio della loro cultura che dice: “i capelli sono tutti neri, ma il cuore e’ diverso (da persona a persona)”. Questo perche’ originariamente, prima dell’arrivo dei Portoghesi nel quindicesimo secolo, tutti i capelli nel Sudest Asiatico erano davvero neri, e pochi arrivavano ad avere i capelli bianchi. Ovvero siamo tutti esseri umani, anche se le nostre intenzioni possono differire.

Mi chiede se ho pranzato. Questa e’ una preoccupazione linguistica davvero rivelatrice della storia dell’isola. La gente quando si incontra a Singapore si chiede: “hai mangiato ?”, ma non significa davvero “hai mangiato”, quanto piuttosto: “come stai?”. Sapendo che l’avvocato e’ Malese, e quindi al 99% Musulmano, scherzo con lui dicendogli che il Ramadan comincia la prossima settimana, non oggi, quindi ho pranzato a mezzogiorno. Lui ride, sorpreso. I “Bianchi” non si sono mai davvero troppo interessati alle cose locali. Per loro Singapore e’ sempre stato un posto dove far soldi velocemente e poi andarseli a godere altrove. Sentiamo bussare alla porta della sala riunioni ed entra una signora di eta’ indecifrabile, dalla pelle bianchissima, gli occhi verdi ed i capelli rossicci. Potrebbe essere Irlandese, ma viene dal Tagikistan. Mi ricordo improvvisamente i mitici Tocarii, uomini dai capelli rossi e parlanti una lingua indoeuropea nel bacino del Tarim, oggi in Cina. La saluto in Russo, poi le chiedo di dove è anche se lo so gia’ perchè l’agenzia di traduzioni con cui collaboro me lo aveva detto. Appena si presenta come Tagika le chiedo se e’ vero che nella sua lingua “figlia” si dice “dochter” come in persiano, e similmente al Tedesco “tochter”. Sorride di si’. Adesso sa che appartengo allo stesso “club”, non sono solo uno che si vanta di sapere le lingue. Entra il notaio e porge alla signora da firmare tutte le parti del documento richieste in Russo, e alla fine io appongo la mia firma sul documento in Ucraino.

Il notaio e’ un Singaporiano Malayalam, etnia dell’India del sud, discendente di quegli Indiani che immigrarono a Singapore non come deportati dagli Inglesi coloniali, ma per praticare le professioni liberali nelle colonie. Indiani, quindi, diversi da quelli che mi hanno preparato il pranzo. Ho guadagnato altri 150 dollari di Singapore. Sono le ore 16.30. Ci sono ancora tre ore di luce davanti a me. Il parcheggio mi costa 8 dollari di Singapore, che e’ una bella percentuale sui guadagni della giornata, ma va bene cosi’. Torno a casa felice

Giovanni Lombardo

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