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Condivido qui di seguito il documento di “Beati i costruttori di pace” in merito all’arresto di Ratko Mladic.

Sono passati quasi sedici anni dal massacro di Srebrenica, per citare solo l’orrore finale che sollevo’ l’indignazione del mondo. Non dimentichiamo che Mladic e’ stato anche l’architetto militare dell’assedio di Sarajevo, e il comandante ispiratore di tutte le operazioni di pulizia etnica perpetrate dall’esercito serbo-bosniaco.

Come associazione Beati i costruttori di pace abbiamo mantenuto una presenza costante in Bosnia durante la guerra. Oltre all’interposizione e alle azioni di solidarieta’, abbiamo sempre tentato anche la strada di una nostra forma di diplomazia popolare, perseguendo vie precluse alla diplomazia ufficiale per fermare la guerra e per avviare il processo di pace. Abbiamo cercato incontri con il Vescovo Nikolaj a Sokolac, con il Patriarca Pavle a Belgrado, e anche con rappresentanti del governo della Republika Srpska a Pale. Con franchezza, in quegli incontri, chiedevamo loro di considerare, oltre alle immense sofferenze delle vittime, quanto dolore e danno stessero causando al proprio popolo, quanto disprezzo per la nazione serba stessero alimentando nel mondo intero. A loro, che sostenevano di agire a difesa della nazione serba, chiedevamo di riflettere sul fatto che i loro crimini sarebbero ricaduti sul popolo, e che rischiavano di trasformare il popolo serbo in un popolo genocida.

L’arresto di Ratko Mladic arriva finalmente, dopo anni di connivenze e protezioni. Sono due le cose che colpiscono di piu’: la stanchezza delle popolazioni, anche di chi e’ stato vittima delle milizie di Mladic, dei parenti degli uccisi. Come se non credessero piu’ possibile una vera giustizia, e quindi anche l’arresto eccellente, il piu’ atteso, li lascia senza entusiasmo.

Ma anche il fatto che non ci siano state grandi manifestazioni a difesa dell’arrestato. Forse finalmente le persone hanno capito che chi dichiarava di agire in loro nome ha compiuto crimini di guerra, contro l’umanita’ e di genocidio. Ed hanno deciso che per il loro futuro non intendono piu’ – nemmeno nel nome del nazionalismo – avallare azioni criminali ed essere considerati dei paria internazionali. Vogliono riprendere il loro posto all’interno della famiglia dei popoli europei.

Nelle decisioni dettate dalla realpolitik sembra chiaro che l’offerta dell’adesione all’Unione Europea abbia potuto piu’ di tutte le sanzioni. Per gli esponenti governativi serbi sembra che la promessa dell’integrazione europea abbia pesato molto piu’ sulla scelta di abbandonare antiche (ed inconfessabili) protezioni, che non la ricerca della verita’. Tuttavia l’arresto di Mladic ed il suo (speriamo rapido) trasferimento all’Aja possono rilanciare un processo di vera pace e riconciliazione, da troppo tempo abbandonato, e ultimamente seriamente minacciato, proprio in Bosnia. E se davvero, a breve, croati, serbi e bosniaci si ritroveranno insieme nell’UE, non ci sara’ piu’ spazio per personaggi come Mladic, ma non solo lui; gia’ si annunciano altri arresti.

La sensazione forte e’ che questo arresto non segni la fine ma piuttosto l’inizio – finalmente – di un percorso, che consista nell’appurare la verita’ sui crimini e sui colpevoli, unica premessa possibile ad una vera riconciliazione. Per le donne di Srebrenica adesso puo’ davvero cominciare la ricerca di tutte le responsabilita’, assieme al recupero dei resti di tutti i loro cari, e la riconciliazione con un popolo serbo e serbo-bosniaco che, da oggi, ha dimostrato di non voler piu’ proteggere un criminale, e di non voler piu’ sentirsi dire che agiva in loro nome.

E se il dolore per le mamme e le vedove di Srebrenica rimarra’ incancellabile, vedere che l’impunita’ non e’ piu’ la norma, che anche il popolo serbo accetta le responsabilità, segnera’ per tutti il primo vero passo verso la giustizia e la pace.

Beati i costruttori di pace.

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