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Possono la rete, Twitter e Facebook fare la democrazia? Secondo Evgeny Morozov no. O meglio: non da soli. La rete, come i giornali, sono uno strumento e il media evidentemente non fa (se non in parte) il messaggio. Altro che Twitter Revolution come scritto per l’Iran nel 2009, per la Cina e ora per l’Egitto.  In antitesi all’ottimismo utopista di pensatori Morozov documenta come anche governi tutt’altro che democratici usino le piattaforme digitali piegandole ai loro fini. “In Russia e in Cina – scrive – gli spazi di intrattenimento online sono studiati apposta per allontanare l’attenzione dei giovani dalla partecipazione civile”. Internet non è inequivocabilmente buona, insomma; Twitter e Facebook non hanno giocato alcun ruolo cruciale; e la rivoluzione sarebbe accaduta con o senza di loro. Pensare alla rete come a un propagatore naturale di democrazia è fuorviante e pericoloso: la strategia più efficace per garantire forme efficaci di cambiamento sociale è rimanere calati solidamente nella realtà. Cyber-utopia addio?

L’ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di internet (Isbn edizioni, 400 pagine, 27 euro) viene presentanto domani, 1 novembre alle 18.30 al Festival della Scienza di Genova (Palazzo Ducale).

Evgeny Morozov, giornalista ed esperto di geopolitica, è nato in Bielorussia, la nazione dove sopravvive l’ultimo dittatore europeo, Alexander Lukashenko. Ha fatto parte di Open Net Initiative, associazione che difende la libertà di espressione attraverso internet. Scrive per “Foreign Policy”, il “Wall Street Journal”, il “Financial Times”, “The Economist” e il “Washington Post”.

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