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"No all'aumento delle spese militari"

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No all’aumento delle spese militari. E’ il grido che si alza dall’Assemblea dei Soci Cipsi, riunitasi a Roma sabato e domenica: un forte appello al Parlamento italiano e ai leader dei partiti che sostengono il governo, affinché la politica si liberi dagli interessi di qualunque tipo e si occupi veramente dei problemi dei cittadini e della comunità. Dopo 20 anni di inutili tentativi di riformare la legge della cooperazione italiana – afferma il presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi, Guido Barbera – non possiamo comprendere come la riforma sia improvvisamente assunta a priorità della politica nazionale da approvare in poche settimane, mentre è in corso un processo di ampia consultazione con la società civile e i vari soggetti coinvolti, da parte del Ministero dell’integrazione e della cooperazione. La cooperazione italiana – conclude Barbera – ha bisogno di un rinnovamento radicale di identità e di gestione, nell’ambito di una forte politica a tutela della qualità dei diritti, della vita e della convivenza di tutti i cittadini. Non ci serve e non vogliamo un ritocco di aggiornamento che porti ad una versione 2012 dell’attuale legge. Il Ministero dell’integrazione e della cooperazione è per noi una tappa di non ritorno per la cooperazione italiana”.

“In questo momento in cui si impongono agli italiani tanti sacrifici, mentre si aumentano le tasse e si taglia la spesa pubblica e la spesa sociale – continua Barbera a nome delle associazioni Cipsi – è stata assunta un’altra dura presa di posizione dall’assemblea Cipsi verso il parlamento Italiano, con la richiesta esplicita di non procedere e non approvare la legge delega di revisione dello strumento militare come presentata dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, che: 1. aumenta la spesa pubblica; 2. aumenta la spesa per gli armamenti; 3. impegna non meno di 230 miliardi per i prossimi 12 anni a sostegno di un enorme apparato militare; 4. autorizza il ministero della Difesa a vendere armi italiane nel mondo; 5. taglia il personale e vende le caserme per comperare nuove armi; 6. stabilisce che in caso di calamità naturali gli interventi di soccorso dell’esercito dovranno essere pagati da chi li richiede; 7. trasforma le Forze Armate in uno strumento da guerra ad alta intensità – come riportato nell’Appello lanciato dalla Tavola della Pace, approvato dall’assemblea dei Soci Cipsi.

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