Luoghi e Incroci Rubriche 13 maggio 2012

Ora o mai più. E hanno calato uno striscione lungo trenta metri dall’ultimo piano di un grattacielo, con scritto “Si potrebbe anche pensare di volare”. Sono architetti, designer, videomaker, giornalisti, reporter. Cittadini e cittadine del mondo. Persone.

I “Lavoratori dell’arte” hanno occupato la torre Galfa a Milano. “Siamo lì dal 5 maggio, ve ne siete accorti solo adesso?”. La “rete”, anche questa volta, per l’effetto propagazione dei social media, ha dettato l’agenda dei giornali. La fanpage del nuovo centro per le arti e la cultura, è arrivata oggi a 9mila followers. Tra il Pirellone e il nuovo palazzo della Regione, c’è un grattacielo abbandonato che adesso si è riempito di idee. Si chiama “Macao”. L’ultima visita è di un architetto, Stefano Boeri: “Oggi sono andato ad ascoltare le voci di Macao – racconta – Non ho visto antagonismo, ne’ rancore. Solo un entusiasmo contagioso e costruttivo che alimenta un continuo laboratorio di partecipazione e sperimentazione. A Macao si fa scuola, si discute di economia e geopolitica, si realizzano orti urbani, si progettano eventi di arte pubblica, si fa rete con le imprese creative milanesi e internazionali. Si lavora per la nuova Milano”. E forse per l’Italia, che si pensava non esserci più.

Il movimento dei Lavoratori dell’arte, con 150 attivisti, ha occupato la torre Galfa, abbandonata da anni e rimasta vuota, che risulta di proprietà del gruppo Ligresti, il cui cantiere non è più partito per via di un vuoto giudiziario.

Giovani e precari, hanno occupato insieme una torre vuota per ricavare un laboratorio aperto a tutti. “Macao è un cantiere” si legge nel sito del grattacielo occupato wmacao. Gli attivisti hanno aperto le vecchie porte e iniziato a lavorare dal piano terra. Perché Macao è un progetto di riqualificazione urbana di creazione di spazi pubblici. A colpi di arte e di sperimentazioni delle professioni. “Diversamente da un bene pubblico iscritto nella costituzione i beni comuni non esistono se non attraverso quel complesso politico di abusi dimissioni riappropiazioni e restituzioni”. Dice uno dei manifesti di Macao.

In pochi giorni a “Macao” i cantieri sono arrivati al terzo piano. “E’ iniziato il cantiere per la costruzione di moduli abitativi per gli abitanti di Macao – si legge in un post – Un gruppo magazzino si sta occupando della sistemazione di spazi e locali. Servono persone per aiutare con scarpe antinfortunistiche, guanti da lavoro, occhiali….maschera e casco. Se avete questa attrezzatura portatela”.  Nel blog su tumblr del movimento di Macao si potranno seguire in diretta i lavori in corso, le idee in discussione e i progetti. Macao è Open.

A Macao si fa quello che a molti, tanti, manca in questo momento di crisi dell’occupazione: Si lavora. “Il cantiere Macao è un’esperienza di sperimentazione e confronto che in meno di una settimana ha formato un gruppo capace di riscoprire il ruolo dell’architettura a servizio della comunità”. Macao è un grande contenitore vuoto da riempire con creatività, arte e professioni.

Per spiegarlo con un aforisma di Macao: “L’uomo indebitato è trasversale richiede nuove forme di solidarietà”.

La situazione di crisi economica è nota. La disoccupazione che colpisce soprattutto i giovani, anche. Il precariato pure. Macao “E’ come il precariato senza la carie”. E’ un insieme di persone, di artisti, di professionisti, musicisti e studenti – una moltitudine di gente – che hanno passato molti degli ultimi anni a indignarsi e adesso hanno deciso di muoversi.

Erano stanchi di non avere spazi come nel resto d’Europa. Di quell’Europa che non chiude le frontiere, non mette dietro una rete metallica chi varca il confine e cresce con un disegno di multiculturalità e sperimentazione nel mescolare i generi e le arti. E dalle idee di questo movimento è nato Macao. Un po’ come avere il Tacheles di Berlino a Milano.

La giunta Pisapia per il momento chiude un occhio anche se l’assessorato alla Sicurezza, chiaramente, non approva i modi dell’occupazione. Per il momento Macao resiste. E con l’appoggio di un premio Nobel. Dario Fo che ha incontrato gli abitanti del grattacielo occupato, durante una delle assemblee. «Ci sono voluti 45 anni per vedere un’altra Palazzina Liberty, ma finalmente qualcosa di straordinario è accaduto – ha detto Dario Fo – Vorrei avere duecento mani per applaudirvi!». Macao, per Fo? «Stare insieme e lavorare per fare qualcosa che serva a tutti, è già un momento altissimo; significa uscire dalla mediocrità, dallo svuotamento che vedo tutti i giorni per le strade, negli occhi delle persone che non sanno più cosa vuol dire scegliere la propria vita». E “dite Macao anche quando fate pipì!”

Per fare partecipare tutti al laboratorio Macao, è stato aperto un bando, in chiave open source ed è stato lanciato un appello in rete. Tutti possono partecipare al cantiere-laboratorio di creatività e libertà inviando il proprio progetto attraverso Internet o andando a trovare direttamente gli abitanti di Macao. Cosa sarà Macao? Una biblioteca, un centro d’arte e culturale, un centro incubatore di nuove start-up e di nuove professioni digitali. Sarà una galleria, avrà una salata stampa, una sala montaggio, un laboratorio fotografico. Sarà un cantiere dove sperimentare nuove forme di architettura e di design. Si farà musica, danza, scrittura e lettura. Dalle arti visive, all’editoria, all’autocostruzione: Le proposte sono già in rete e in discussione a Macao. Una torre delle idee. Sì, “si potrebbe anche pensare di volare”.

c.z

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Martino Galliolo / Twitter: @freelance_2811

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