Salviamo il lago Atitlán, dove l'arcobaleno prende i colori:

Redazione Padova - 30 marzo 2014

MedFilm Festival, l'edizione del ventennale

Redazione Padova - 30 marzo 2014

Padova, visita al palazzo del Bo

Redazione Padova - 30 marzo 2014
empty image
empty image

Teatro AnatomicoDi strada ne ha fatta tanto da quando era, siamo agli inizi del Trecento, l’Hospitium Bovis, una locanda dove i mercanti di bovini si trovavano per avere un pasto caldo, del vino buono e un tetto sopra la testa. Se pensate di fare un weekend a Padova datemi fiducia: la visita guidata al Palazzo del Bo, sede dell’Università (una delle più antiche d’Europa), vale proprio la pena. Ve lo dico perché di altre bellezze patavine non occorre fare troppa pubblicità: la basilica del Santo, il prato della Valle (sarà mai più grande della piazza Rossa a Mosca o è la seconda piazza più grande d’Europa?), la cappella degli Scrovegni – una meraviglia dopo il restauro – oppure l’Orto Botanico, patrimonio dell’Unesco. Quindi l’ex locanda rischia di passare in secondo piano, e in fondo sarebbe un peccato: è proprio di fronte al caffè Pedrocchi, e quindi ci si passa di sicuro. E racchiude al suo interno un patrimonio culturale stratificato non da poco: sono passati i secoli, là dentro, e ognuno ha lasciato il suo segno, in positivo. L’Università di Padova è tuttora l’unico ateneo italiano ad essere stato insignito con la medaglia d’oro al valor militare per essere stato centro cruciale di resistenza al nazifascismo durante la seconda guerra mondiale.

E il palazzo del Bo questa storia la fa trasudare attraverso tutti i muri, in ogni attimo della visita guidata. Prendiamo in prestito una breve storia e descrizione direttamente dal sito dell’Università di Padova. Una locanda famosa dedicata al “Bo”, il bove, esisteva nel centro di Padova già nel Trecento, molto prima che l’edificio diventasse la sede principale dell’Università. Si chiamava Hospitium Bovis, forse perché era vicino a una zona di commercio di bovini. Il Palazzo, le cui parti più antiche risalgono al Duecento, viene donato nel 1405 da Francesco da Carrara a un commerciante di carni, per poi passare in uso all’Ateneo, che ne diventa definitivo proprietario nel 1539.

Nella seconda metà del Cinquecento il Bo viene ampliato e trasformato; il corpo principale del Palazzo, con il Cortile Antico a doppio ordine di colonne, prende la forma che oggi conosciamo. Il radicale intervento è attribuito ad Andrea Moroni, architetto molto attivo in città. Il Cortile è ornato da numerosi stemmi, lì collocati fino alla fine del Seicento per rappresentare le famiglie degli studenti e coloro che occupavano cariche accademiche.

Tra le sale più importanti di Palazzo Bo vanno ricordati il Teatro Anatomico e l’Aula Magna, citata già nel 1399 come parte dell’Hospitium Bovis e assegnata poi ai giuristi (ma a Galileo, a causa del forte afflusso di studenti alle lezioni, fu consentito di utilizzarla per l’insegnamento). A metà Ottocento si decide di riservare l’Aula alle cerimonie: di qui la decorazione del soffitto e in seguito la sistemazione definitiva da parte dell’architetto e designer Gio Ponti, che nel 1942 consegna uno spazio fortemente rinnovato.

Accanto all’Aula Magna è la Sala dei Quaranta, con altrettanti ritratti moderni di celebri studenti dell’Università vissuti a Padova tra il Duecento e l’Ottocento. Nella sala è conservata la Cattedra di Galileo, cattedra dalla quale, secondo la tradizione, lo scienziato teneva le lezioni.

Tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento il Bo viene ampliato e riceve l’assetto definitivo.  Carlo Anti, rettore tra il 1932 e il 1943, chiama a ridisegnare l’Università alcune importanti personalità dell’arte e della cultura. L’architetto Ettore Fagiuoli compie l’ultimo intervento di risistemazione del Palazzo, creando fra l’altro il Cortile Nuovo. Gio Ponti è l’artefice di arredi, affreschi e ornamenti che offrono al Bo, alla fine della seconda guerra mondiale, un’immagine innovativa.

L’arte contemporanea a Palazzo Bo è presente con dipinti e sculture di alcuni tra i maggiori artisti italiani del Novecento. Si deve ad Arturo Martini la statua del Palinuro (1947), dedicata a un comandante partigiano e omaggio alla Resistenza. Le sale del Bo possiedono affreschi e mosaici di pittori come Filippo De Pisis, Achille Funi, Ferruccio Ferrazzi, Gino Severini. Nel 1995, su una parete del Cortile Nuovo, Jannis Kounellis realizza la scultura Resistenza e Liberazione, che rievoca la lotta contro il fascismo e la liberazione dell’Italia.

Il patrimonio artistico del Bo è aperto al pubblico, che può conoscerlo attraverso le visite guidate.

Se volete avere un’anteprima affascinante basta avere un computer e una connessione: ecco la visita virtuale al palazzo: perdeteci dieci minuti, rimarrete colpiti.

Leave a comment

*