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Viaggio nell'altra Palermo

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foto 1(13)“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”. Questo diceva Peppino Impastato, dilaniato da una carica di tritolo sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani il 9 maggio 1978. La Sicilia, in fondo, sta tutta in questa sintesi perfetta che unisce insieme lo scintillare del mare e il variopinto caleidoscopio della vegetazione costiera, il turbinìo profumato dei mercati alla Vuccirìa e a Ballarò e l’esplosione di sapori che arancini, pezzi, crocchè, cannoli e cassate regalano al palato. Arduo, per un viaggiatore inesperto, scovare una lettura unitaria dello iato doloroso fra l’indescrivibile splendore di questa terra e la sua quotidianità punteggiata di delitti e dominata da regole non scritte, spesso troppo sotto gli occhi di tutti per valere il rischio di una disincantata e obiettiva narrazione.

Come spesso accade, la chiave di volta spunta inaspettata, mentre in coda alla cassa del bar Renato di Mondello, l’occhio mi cade sull’adesivo appeso alle spalle del gestore che col suo sorriso sdentato pigia sui tasti staccando gli scontrini a intervalli regolari: è lo stemma di Addiopizzo, il comitato palermitano che dal 2004 mette in rete e supporta quegli imprenditori convinti che un’altra Sicilia sia possibile e che “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignitá”. Scopro allora che il locale che mi ha conquistata per le sue prelibatezze fa parte di quel 20% di attività dell’isola protagoniste di quel cambiamento culturale teso a cambiare davvero le cose nella terra delle cosche e delle famiglie. Oggi gli aderenti sono circa un migliaio.

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Mi aiuta nel comporre le tappe del mio tour il libro “Viaggio in Sicilia” (Navarra Edizioni) del 29enne Pico Di Trapani, attivista palermitano che dal 2011 collabora proprio con Addiopizzo e con il suo spin off destinato ai turisti, Addiopizzo Travel. L’avevo approcciato un po’ diffidente, certa che nulla avrebbe potuto spiegarmi la mafia in modo comprensibile ma soprattutto vicino alla mia esperienza di cittadina non siciliana. Ho dovuto ricredermi. Perché, dopo averlo letto, il mio sguardo è cambiato. Semplicemente, ho iniziato a vedere un’ennesima ma imprescindibile sfaccettatura dietro la superficie delle bellezze che, fra Palermo e dintorni, mi apprestavo a visitare per un banale weekend di fuga dalla routine lavorativa e dal clima uggioso della tarda primavera altoatesina.

Passeggiare sotto la Questura, a pochi passi dal Palazzo dei Normanni  e dall’incantevole Cappella Palatina, è diventato così impossibile senza vedermi davanti agli occhi la folla che l’11 aprile 2006 insultava Bernardo Provenzano, giunto ammanettato al capolinea della sua latitanza. Rimirare gli splendidi fregi della Cattedrale è stato, dopo quella lettura, inevitabile senza sentir risuonare fra le navate la voce di Rosaria Costa, vedova dell’agente della scorta di Giovanni Falcone Vito Schifani il giorno dei funerali dei cinque appartenenti alle forze dell’ordine morti nell’attentato del 1992 al magistrato palermitano. foto(41)Diventa tappa del mio vagare via D’Amelio, con il suo albero d’ulivo ricettacolo dei messaggi di rispetto e di riconoscenza di scolaresche e comitive, unico segno – insieme a una sobria e quasi nascosta lapide marmorea – posto dalla collettività in ricordo dell’opera di Paolo Borsellino.Così come via Notarbartolo, dove alla pianta decorativa all’ingresso del condominio al civico 23 studenti e cittadini appendono messaggi in ricordo di Giovanni Falcone, ucciso a Capaci il 23 maggio di 22 anni fa. I numerosi cartelli con la scritta “Affittasi” appesi nell’androne mi ricordano poi, semmai ve ne fosse bisogno, di come la stessa esistenza del magistrato allora – e la di lui memoria oggi – fosse e sia tuttora considerata scomoda e quasi “ingestibile” dai palermitani, come dimostra anche il tempo – quindici anni – trascorso prima che qualcuno si decidesse foto(40)ad erigere una stele commemorativa sul luogo dell’attentato. E’ attraverso questi luoghi che mi guida l’amico e collega giornalista Francesco Patanè, bisnonni catanesi, padovano di nascita e da qualche anno palermitano d’adozione.

 

Durante le mie peregrinazioni mi imbatto poi nel cosiddetto “albero di Natale”, ossia l’infilata di ville che s’inerpicano sul Monte Gallo sopra il quartiere di Partanna. A pochi passi dalla spiaggia di Mondello sorge infatti un’impressionante lottizzazione abusiva voluta negli anni Ottanta da Totò Riina: decine di case in parte mai completate, in parte condonate nel corso degli anni e oggi abitate fra l’altro da una buona quota di magistrati (!) palermitani, in parte confiscate in quanto beni appartenuti ad affiliati alle cosche locali. Me ne domandavo la ratio il giorno dopo la mia escursione al faro di Capo Gallo, una fortificazione militare un tempo denominata “il Semaforo”, che domina dai suoi 527 metri la baia di Mondello. Oggi vi abita Israele, l’ex muratore eremita che da oltre dieci anni ne ha fatto la sua dimora solitaria dopo averlo decorato con mosaici e simboli delle tre religioni monoteiste. Prevalgono in ogni caso le simbologie giudaiche, con stelle di Davide che accompagnano quella che Israele ha ribattezzato la “via Santa”, vale a dire il sentiero verso la cima immerso nella macchia mediterranea. Israele ha anche allestito l’interno del faro a propria dimora, seppure essa sia priva di energia elettrica e acqua corrente.

foto 2(10)Mentre cerco la strada per salire mi imbatto nell’imbocco di via Grotte Partanna, ma la strada è bloccata da una sbarra automatica controllata da un guardiano che guarda la tv all’interno di un gabbiotto vetrato. Solo dopo aver scoperto la storia di questo inquietante abuso edilizio realizzo come mai l’improbabile sentinella mi abbia allontanato in tutta fretta, chiarendo perentorio che “Per di qua non si passa” e indicandomi l’inizio dell’altro sentiero che conduce alla riserva naturale. Sopravvivenze mafiose a parte, la vista sulla Conca d’Oro e sullo specchio di mare antistante vale decisamente la passeggiata in salita, che consente oltretutto di incontrare le innumerevoli specie vegetali e animali tipiche di questo paesaggio mediterraneo.

Silvia Fabbi

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