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#Parliamone, così Noemi combatte le bufale sull’immigrazione

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#Parliamone è la tesi di laurea di Noemi Biasetton, studentessa della facoltà di Design e arti all’Università di Bolzano, ma è anche molto di più. Perché non parla solo ai frequentatori di Youtube Italia ma anche, e soprattutto, ai giornalisti e forse anche ai politici più attenti. Perché la studentessa dell’ateneo bolzanino si è posta le domande giuste e la risposta è decisamente interessante e innovativa, forse persino troppo per essere compresa pienamente. #Parliamone è innanzitutto: “Un progetto che mira a sfatare i cliché sull’immigrazione attraverso l’interazione fra youtubers, giornalisti e una designer”.

In soldoni, l’idea di Noemi Biasetton è stata quella di smontare i luoghi comuni e le sempre più numerose bufale che girano sul tema “immigrazione”, attraverso un’informazione precisa e corretta che viaggiasse, però, non sui soliti media impegnati molto precisi, ma totalmente ignorati da quei “leoni da tastiera” che rilanciano ogni bufala razzista accompagnandola da frasi che invitano a ripristinare camere a gas, lager o che invocano la calata di eserciti o di punizioni corporali che la civiltà ha cancellato da un pezzo.

Per comprendere il senso complessivo abbiamo incontrato l’autrice-laureanda. Noemi Biasetton , capelli corti, occhi chiari e una dote che balza subito davanti agli occhi: fermarla quando si mette in testa qualcosa deve essere parecchio complicato. I dettagli di #Parliamone ce li racconta davanti al quinto caffè di giornata che non proverà nemmeno a sorseggiare: “Tutto è nato da un fastidio, un grande fastidio. Quello che provavo davanti al rilancio sui social network di notizie che evidentemente non avevano nè capo nè coda. Bufale che ricevevano migliaia di like, mentre la smentita su siti come valigiablu (diventata partner del progetto ndr) che si basano sul fact cheking, ne ricevevano poche centinaia. Questa è stata la base di partenza, ho quindi preso contatto con Open Migration e la già citata Valigia Blu per ottenere dati e materiale. Poi mi sono chiesta come far arrivare questi fatti, queste notizie ad un pubblico più vasto. Essendo una assidua frequentatrice di YouTube ho pensato che avrei potuto proporre agli youtubers più popolari di veicolare queste notizie che smontano i clichè sul tema. Alcuni mi hanno risposto, altri no, ma alla fine sono riuscita a coinvolgere sei youtubers con range di età e pubblico molto differenti. Il risultato è stato molto positivo”.

In effetti, le visualizzazioni dei sei video hanno superato quota settantamila e i commenti sono stati oltre duemila. Per l’autrice del progetto: “Sono numeri che mi dimostrano che un primo obiettivo è stato raggiunto, ma analizzando i contenuti mi sono accorta che si tratta di interventi partiti spesso da persone che non erano particolarmente sensibilizzate sul tema. E questo è davvero confortante”. Noemi  ha tutti i motivi per essere contenta, ma, forse, il suo progetto ha qualcosa da insegnare anche ai giornalisti, non solo del web. Lei stessa, modestia a parte, ne è cosciente: “Il mio non è un progetto attivista, non avevo la pretesa di far cambiare idea alle persone, per questo serve costanza, insistenza, tempo e risorse. Credo, però, sia stato un incipit interessante per incominciare a comprendere i meccanismi di disinformazione online e come si potrebbero combattere. Credo che se avessi utilizzato le tecniche di inchiesta giornalistica o utilizzato montagne di dati avrei parlato ai soliti, già convinti, già interessati. Cercavo un mezzo di comunicazione più trasversale, perché mi interessa parlare a quelli che non la pensano come me.”.

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