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Dialogo con Paulina Flores, la scrittrice «caleidoscopica» che ha stupito Sepùlveda

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«La prima volta che ho scritto è stato con un amico dell’università: avevamo venti, ventun anni. Avevamo letto l’Orlando Furioso, e abbiamo fatto una versione – è stata la primissima cosa che ho scritto nella mia vita – una versione dell’Orlando Furioso contemporaneo, con la mafia, cose così».

Paulina Flores è una giovane autrice cilena. L’abbiamo incontrata a Venezia, dove è stata ospite del Festival Incroci di Civiltà, per ricevere il Premio Bauer Giovani. Arrivata al successo con il suo primo libro Che vergogna (Marsilio 2019), è una delle “giovani promesse” del mondo ispanofono. Sepulveda l’ha definita «caleidoscopica», e dotata di una prosa
«unica, sicura, fresca, vitale, toccante e agile».

Intervista di Domenico Lanzilotta, riprese di Giacomo Porra

Acclamato dalla critica e vincitore del premio Roberto Bolaño, che ogni anno vede passare i migliori giovani scrittori della nazione, Che vergogna è una raccolta di storie ambientate dopo la caduta di Pinochet nei quartieri popolari di Santiago, la capitale cilena dove la scrittrice ha passato gran parte della vita. Racconti di vita vissuta nel degrado, nella convinzione di un futuro incerto, che non sembra voler regalare un lavoro, sicurezza economica o affettiva. I personaggi delle storie, che sembrano uscire dai ricordi dell’autrice – sebbene abbia sottolineato che non si tratta di un libro autobiografico -, paiono incastrati nell’inevitabilità del loro presente nebbioso, dal quale non sembra esserci via d’uscita.

Qualcuno tenta di fuggire, cercando un lavoro, portando i figli al mare. Qualcun altro si lascia andare, abbandonandosi ai vizi, lasciando la famiglia, o rinchiudendosi in un assordante silenzio. Gli unici che riescono ad estraniarsi da tutto ciò sono i bambini, che fantasticando sembrano non soffrire la pesantezza di una società in crisi.

«I bambini, in qualche modo, possono sempre fantasticare. Qualcuno potrebbe dire che i bambini, gli adolescenti sono più egoisti, che pensano di poter prendere decisioni, di potersi in qualche modo estraniare dal mondo. A volte si può semplicemente mentire a se stessi, lo si fa continuamente nella vita, ma aiuta ad andare avanti, a sopravvivere».

Giacomo Porra