Cervi sacri, scimmie e il cucchiaio più grande del mondo: Miyajima, gioiello del Sol Levante

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I Pirati sbarcano in Sudtirolo (e a Bolzano gli Indignados parlano con la Marcegaglia)

Redazione - 20 ottobre 2011

Perché oggi non parliamo di Gheddafi

Redazione - 20 ottobre 2011
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Penso di dovervi una spiegazione. Facciamo che per chi non conosce ancora questo sito sia solo una premessa. Nei momenti topici, quelli in cui la Storia con la S maiuscola bussa alla porta, e chiunque, ma proprio chiunque, dice la sua, non ce la faccio proprio. Mi taccio. E pazienza se una vocina maligna dentro mi sussurra: “dì la tua, che guadagni lettori, tutti vogliono leggere e sapere dell’argomento che oggi è in prima pagina”.

Io a parlare di Gheddafi ucciso, Shalit liberato, di Black bloc e Roma in fiamme, non ce la faccio proprio. Forse è un po’ stupido per un giornalista che ha l’ambizione di scrivere di esteri. Ma non ho nulla di sensato da aggiungere su questi argomenti che già bravissimi e più esperti colleghi non abbiano già detto. Non ero a Roma, non ho mai conosciuto Gheddafi né l’esile Gilad Shalit.

Certo, potrei – potremmo – raccontarvi le mie e le nostre sensazioni, le nostre analisi da apprendisti stregoni. Potrei dirvi che io che in Palestina io ho lasciato cuore, ho gioito e gioisco alla liberazione di questo ragazzo. Senza se, senza ma, e senza dover subito precisare qualcos’altro. Che le immagini del corpo di Gheddafi ucciso e poi preso a calci da morto (e che ovviamente ho cercato e guardato a ripetizione) mi fanno orrore, che quella in Libia è una guerra sporca, che quelli che hanno vinto non so se saranno migliori del predecessore (ma non sarà difficile in effetti). Che Roma, vabbè, Roma..

Continuerò, e con me tutti quelli che danno vita ad A nord est di che…, a scrivere di cose che stiamo vedendo con i nostri occhi e toccando con le nostre mani.Eppure sappiamo bene cosa accade in giro. Siamo onnivori, nel nostro piccolo, di informazioni, analisi e commenti. Ma a volte, nel caos, anche stare zitti, o guardare e sorprendersi altrove, è un’arte da coltivare: il rumore di fondo è già insopportabile, tentiamo semplicemente  di non accrescerlo. Parliamo e parleremo quando avremo qualcosa di dire. E’  e sarà  sempre un solo piccolo punto di partenza. Ma è tutto quello che possiamo offrirvi.

Lu.B.